Quando l’arte diventa edonismo – Recensione su Rivista Euterpe 2015

Quando l’arte diventa edonismo – Adua Biagioli Spadi per Peppino Biagioli

 

Che cosa rappresentano le opere d’arte al di là di quello che vedono i nostri occhi, al di là di cobaltiche marine, di ovattate nevicate, di volti, di rosei corpi nudi, di paesaggi inconsueti, romantici, simbolici o tradizionali che essi siano?.

Ogni pittore attinge da un repertorio di immagini e di immaginazione, di ricordi ed emozioni, di vita trasmessa e formazione semantica che diventano chiavi di lettura possibili dirette all’esterno ma anche verso un’ introspezione di personali forme del comunicare.

L’arte è un linguaggio alto e universale, contenente plurime diversità legate tra loro da un unico elemento comune: la bellezza riversata su un bianco cielo che si colora di vitale rielaborazione maturata nel tempo, destinata a durare ‘oltre’ il tempo, in un continuo cercare e cercarsi, rincorrere quell’eterno senso, che dà voce all’anima senza imposizioni sociali dettate dalla frenesia di massa, dal materico dovere del ‘fare’.

La sensazione di una bellezza intercalata in uno spazio-tempo, inteso come divinità benefica tesa al trionfo della natura, madre di verità e innocenza, tempo visto pure come virtù, che trova forza nella stagione dell’estate, viene rievocata nel sapiente dipinto di Peppino Biagioli, pittore – maestro della contemporaneità,  intitolato “Case Coloniche” (Tecnica mista in penna-matita-lapis-tempera,  tavola datata 2008). Questo quadro,  raffigura il tipico paesaggio toscano con le ulivete assolate, quando le ombre intonate di seppia danno voce al silenzio, dove l’erba mossa da leggera brezza offre alla tempera e alla matita lo spunto per essere scavata, filo a filo, prima di perdersi lungo il viale che corre, al centro della tela, verso le case coloniche bianche. Le uniche, queste ultime, a spezzare la fluidità dell’andamento pittorico, le sole a rendersi geometricamente in contrasto con il chiarore delle nuvole spumeggianti sul folto degli ulivi, in lontananza.

Una bellezza che rinnova l’impressionismo tanto caro al pittore, attraverso la scomposizione della tecnica, quando si allontana dalla brillantezza dell’olio.

L’artista, impressionista autodidatta, aperto a nuove tensioni espressive, fa della pittura la propria arte essenziale per una rappresentazione del bello, attento allo studio dell’arte classica ma rivisitandola dal proprio punto di vista.

Il trascorso torna a essere presente, nella seconda stagione dell’anno, in piena manifestazione di solare energia, di  rigoglioso verdeggiante in cui fluttua,  l’elegante morbidezza dell’acqua di un ruscello resa all’estremo del vero. Si coglie la sensazione della freschezza, data dalle pennellate azzurre che attraversano  i sassi e dalla cura del punto di vista frontale, dove il fiume scende diretto all’occhio dell’osservatore, prorompendo alla vista e creando spazio alla mente.

L’occhio si riposa nel cogliere lo schizzo dell’onda infranto sul sasso, in toni sereni e accoglienti, nell’angolo silenzioso di una radura travolta dall’ora più dolce del giorno, mentre il verde delle fronde, punteggia il chiaro del cielo in lontananza. (“Torrente” –Tecnica mista in gessetto-pastello-matita-penna-tempera, tavola mis. 35×35).

L’amore per il colore, simbolo di vita trattenuta e rilasciata, non trova posa, né si spegne nei dipinti dell’artista che anzi, ne avvalora il cromatismo, rinunciando al particolare senza tralasciare la macchia, il caldo tono dell’impressione fugace declinata al rosso, all’ocra, alla terra di siena bruciata nel sole, fino a scandire e contemporaneamente a perdere, il confine tra il concreto della terra a ridosso del lago e il suo speculare riflesso. I confini tra il concreto del ciglio e la trasparenza dell’acqua, si mischiano fino a che l’occhio non ritrova il limite di demarcazione tra loro, riscontrando le ombre specchiate nella sostanza acquatica che zampilla, muove e si frantuma, riportando ogni oggetto in riflessi unici e amalgamati.

Notevole il valore cromatico che il pittore restituisce, da studioso del cromatismo quale egli è, di un verismo trasportato nel reale passaggio del tempo. Il trascorrere, si ferma tutto nei “Riflessi sul lago”, (opera a tecnica olio su tela, mis. 50×60).

Ciò che lega i paesaggi descritti, non è tanto la minuzia ritrascritta di un classico resoconto artistico, ma il silenzio tornato ‘vivo’ e ‘parlante’ di scene e di scorci senza uomini, paesaggi che emergono e ‘sono’, per la primordiale bellezza che li caratterizza, nella semplicità, dalla nascita del sole  fino al suo tramontare.

E’ in quel silenzio, nei precisi attimi che sempre ritornano, che l’animo trova la via di sfogo per allontanarsi dal chiasso cittadino e dalla volumetria inarrestabile delle azioni umane, è lì che risiede il luogo incontaminato della bellezza, tutta nella mente. Ciò fa sì che l’insieme, acquisti un senso di spiritualità esteso pure alla figura umana, la quale non rinuncia alla morbidezza delle membra, né all’anatomia o alle proporzioni possenti ma stemperate, proprio come non si rinuncia al trionfo della natura nei paesaggi.

Fusione uomo-natura dunque, in cui l’arte può ancora trovare l’eccelso senso dell’edonismo, in un totale che oltrepassa il simbolo e l’interpretazione, in quanto racchiude in sé tutto ciò che l’uomo è e che vive, seppure nell’inconsapevolezza dei giorni.

 

Peppino Biagioli nasce a Roma nel 1941. Pittore autodidatta contemporaneo, eccezionale disegnatore risulta essere fra i rari pittori contemporanei che sanno rendere ancora ad alti livelli, la pittura tradizionale dei grandi artisti operanti nel lungo arco di tempo che va dal Quattrocento a fine Ottocento in Italia. Si laurea in Architettura con laude, e continua gli studi pittorici approfondendo le più svariate tecniche artistiche, fino a cimentarsi nella scultura. 

Adua Biagioli Spadi – Recensione pubblicata su Rivista Euterpe 2015.

Diritti Riservati.


Lascia una Risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>