Il Portagioie – ed. Luna Nera – di Alessandro Moschini

Il Potagioie Ed. Luna Nera – di  Alessandro Moschini

 

L’uomo col saio e il cappuccio allungò il viso rimanendo seduto sul carro ridendogli in faccia mentre cadeva. Si tolse il cappuccio ed aveva il viso diviso a metà: metà teschio e metà uomo divisi da una falce che si abbattè sul ragazzo”.

Il passato ritorna vivo e presente, un pezzo di informazioni preziose come ‘gioie’, come ‘lacrime’, che assumono doppia valenza affettiva, nucleo di un’idea, di una conoscenza che sta tentando di riemergere nel presente del protagonista del romanzo di Alessandro Moschini, “Il portagioie”.

Se c’è un reale che si svolge, quest’ultimo va a ritroso, diventa oggetto di interrogazioni, di misteri, di incubi verso lo svelamento dei fatti. Il sogno acquista un particolare significato, diventa fenomeno psichico legato al sonno, caratterizzato dalla percezione di immagini e suoni riconosciuti come apparentemente reali dal soggetto sognante. Un qualcosa di  inappagato, una realtà rimasta in sospeso tra un passato che non sembra essere poi molto lontano e il presente vissuto da Claudio, protagonista dell’intera vicenda.

L’elemento del perturbante, ‘il sinistro’, ‘lo spaesamento’, ‘lo spaventoso’, “che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare” (S. Freud) viene estrosamente colto nel romanzo e lascia il lettore nel dubbio, nell’ impossibilità di decidere fino alla conclusione, proprio attraverso la vicenda del soggetto attivo che ci conduce, quasi come una guida, nella ricomposizione di un puzzle, ricostruendo una vicenda ai fini della verità, in un alternarsi di elementi e di un linguaggio semplici e ben studiati che diventano capitoli di colore e di quotidianità, assumendo l’aspetto del ‘familiare’, allungati poi negli affetti del vissuto umano e dei sentimenti.

Scariche trafitte nella memoria”, nitide apparizioni, flash-back di scene colleganti eventi e legami con i luoghi verdi della Toscana, località ben conosciute dallo scrittore che usa spaziare senza indugio nella narrazione  restituendo valori e curiosità, servendosi di espedienti essenziali come gli ”intermezzi” per creare suspense tipica del genere, tra ricerche poliziesche e legami affettivi.

L’uso della ‘breve’ estensione, e forse sta proprio qui lo stile particolarmente originale dello scrittore, non si fa mancare nulla in tutta la gamma dell’essenziale: personaggi, numero delle vicende, linguaggio e immancabile stupore.

 

Adua BiagiolI Spadi

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