Dalla Toscana a Bari – il percorso de “L’Alba dei papaveri” – Poesie

L’Alba dei papaveri mi emoziona perchè il suo percorso è ancora lungo e dona sorprese. Sembra ieri che fremevo per vederlo uscire alla luce del sole e oggi, quasi a distanza di due anni, lo vedo crescere e percorrere mappe italiane. Da Pistoia a Milano, dall’Isola d’Elba a Bologna, da Firenze a Genova, e nuovamente a Pistoia – Pisa – e Valdarno per poi scendere ai confini dell’Umbria a Castiglione del Lago e adesso al Sud, a  Bari, in un Marzo ricco di emozioni a fine Inverno 2017, durante la bellissima manifestazione Internazionale della Donna, che vede la città pugliese e parte della Basilicata, i luoghi ospitanti le rappresentanti scrittrici e poetesse dei paesi: Italia, Israele, Serbia, Russia, Giappone, Bulgaria.

Nel mezzo, premi importanti, frai quali il 2° Premio Giovane Holden 2017 per la poesia edita e adesso, fresco di pochi giorni, finalista al Premio Alberoandronico per la poesia edita, la cui cerimonia avrà luogo in Campidoglio il prossimo Aprile.

Non sono soddisfazioni, “i bocci rossi che vorrei tutta la vita“, per dirla con un verso tratto dall’Alba dei papaveri, sono molto di più, sono momenti che dovevano andare così, dovevano seguire una strada che mi esorta a proseguire. Di questo sono riconoscente a tutti coloro che hanno voluto, potuto e saputo leggere questo libro con la sensibilità che rihiede per poterlo amare. E ringrazio coloro che avranno il desiderio di leggerlo in futuro.

In treno durante il rientro, pensavo a tutto questo, mi sono sentita fisicamente un poco stanca ma felice e queste poche righe, mi sono scritta, per ricordare quel momento che era solo ieri, proprio dopo aver visitato la stupenda Basilica di San Nicola, protettore dei pellegrini e non solo:

eccomi qui, volo fra le ulivete baresi che lascio dietro al treno che corre verso Nord, fra i peschi che iniziano ad accendersi  come al primo sorgere del sole; sono fra quei prati che appaiono mappe dipinte sul terreno brullo, in prospettiva, incontro all’abbraccio delle nuvole sfumate, e sono nei campi arati, nei cumignoli fumosi, oltre le reti bianche degli agricoltori e sui cigli dove non germoglia fiore, fra i tralicci della luce a perdere, così scollino dopo le salite degli ulivi nani, tra le fette di campo incenerite, nelle stradine strette che tagliano i terreni soli, rammentando i passaggi umani del lavoro delle braccia. Sono sulle poche case sparse, senza tetto, a costellare il piatto dirigersi verso nuove porte e ponti che accarezzano i mulini a vento, in lontananza, e i bacini d’acqua verde. Essere sui binari in questo tempo veloce e già ricordo, è una salita immensa aggrappata ad una curva, in un cambiare nuovamente direzione, sempre verso casa ma ancora incontro al mondo”.

 

Adua Biagioli Spadi

(Diritti Riservati”.


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