Arte: occasione da non perdere

Se è vero che gli uomini hanno disappreso la forma del donare, in questa epoca disincantata che permette poco di sognare il significato del dono all’altro, è anche vero che l’arte merita un discorso a parte in questo dibattito.
Bello è apprezzare il dono e donare un’opera d’arte. Si cresce, ci rende migliori, soprattutto quando data a fine di un’opera di bene comune. Noi che la concediamo e loro che la possono ricevere, apprezzare senza pensiero e troppo filosofare, cedere senza pensiero senza troppo rammaricarsi. Quell’opera d’arte mi è stata donata, mi si apre il cuore, sento di dare pure io il doppio a colui che ha donato, perché il dono elargisce un abbraccio al prossimo maggiore. Si espande quel sentimento, si espande nel cuore.
Ma, se da un lato c’è il vero del dono senza pretendere nulla in cambio, occorre anche pensare al lavoro proprio dell’artista.

Una persona è artista perché ci nasce, perché a poco a poco il suo essere compiuto si plasma con le sue creazioni, le proprie idee, il suo talento, la sua voglia di sognare, il suo desiderio di estrarre ed esternare una corrente interiore che solo fuori potrà trovare il suo mare. In mezzo all’opinione del mondo e allo sguardo dell’universo.
Occorre pensare al lavoro dell’artista in quanto fisico lavoro, ore e ore a ricercare, a trovare, a cercare, a estrarre a dimostrare e a cedere per gli occhi e il giudizio altrui.
C’è un mondo là fuori che intende parlare, sfoggiare la sua critica, scegliere chi sì e chi no, chi sterminare e chi far salire sul trampolino di lancio.
All’artista questo fa male e forse bene, allo stesso tempo. Sa che tutto quello che può dare è solo tutto ciò che ha dentro e resta discreto alla critica, nell’accettazione, resta a volte anche se stesso, se riesce a non cambiarsi per uniformarsi al commercio dilagante.
Perché non può che essere così, non può che continuare a creare, quella è la sua ragione di essere.
Chiedere a un artista opere d’arte come regalo è bello, dilettevole, forse anche facile ma chi chiede deve anche pensare cosa c’è sotto e dietro, a tutto quel lavoro, a tutta quella cessione di energie e di bellezza esteriorizzata e interiorizzata. Dietro ci sono le ore di gioia spese per le ore di insonnia, dietro c’è una sinfonia di aranciate spremute ogni sera con fatica non sempre ricompensata.
Le opere d’arte sono come figli, c’è chi non le donerebbe mai e c’è chi non le venderebbe a nessuno. Significherebbe e significa cedere pezzi di se stessi e nient’altro e quando un’artista riesce a farlo ne soffre sempre un poco, nonostante la felicità di sapere la propria opera sotto il calore di un ambiente solidale e amico.
Chiedere a un’artista un’opera d’arte gratuita non ha sempre quel senso di allegria che dall’altra parte ci si aspetta. Chi chiede, deve pensare prima della richiesta, al valore di quello che sta chiedendo nel rispetto di chi si adopra a fare. Occorre a volte non far confusione tra valore-prezzo-richiesta. Ogni forma d’arte merita molto di più di un semplice grazie.
E se poi vogliamo sognare, la grande opera d’arte è e sarà sempre un dono, ma non perché si dona, ma proprio perché non ha prezzo e non si può cedere tanto è vero che non può essere acquistata. Il denaro non sostituirà mai il suo valore, né la richiesta sostituirà mai il suo significato.
Non è questione di sensibilità, anche, ma piuttosto di inestimabilità.

Adua Biagioli (Spadi)

(Riproduzione riservata)


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