Recensioni


Adua Biagioli Spadi nasce a Pistoia il 09/07/1972 . “maestra d’arte” presso Liceo Artistico P.Petrocchi di Pistoia - Operatrice Culturale e dello Spettacolo.  Recensioni Adua Biagioli

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Le vostre recensioni e note di lettura per i miei libri:

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17 Settembre 2018

Ringrazio il Blog Viaggi Letterari per aver recensito

Il tratto dell’estensione

https://www.viaggiletterari.com/single-post/2018/09/17/Il-tratto-dellestensione—di-Adua-Biagioli

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Luglio 2018 

Il tratto dell’estensione sul Blog culturale 

LA LUNA E IL DRAGO

Grazie !!

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Giugno 2018 

Il tratto dell’estensione è sulla rivista culturale degli autori italiani a Lussemburgo

PASSA PAROLE

Onorata di esserci! 

Storia delle mie origini.

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Grazie a VERSANTE RIPIDO per avere ospitato

Il tratto dell’estensione – Poesie – LVF ed.

http://www.versanteripido.it/il-tratto-dellestensione-di-adua-biagioli-recensione-di-antonella-lucchini/

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appenzeller

SCARICA IL PDF

Pdf Parlando d'Arte

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Due mie inedite

Sull’antologia Letteraria

LA MALATTIA INVETTIVA

Giugno 2018

Si sfilano gli anelli troppo stretti

quelli giro al dito e alla vita

che succhiano aria a bere, mai esistiti

si ripongono fino alla caduta,

deposto il tuo pensiero, digerito i fondo

nel flusso-mondo che mi trova sporta

mi specchia i luoghi, lenti

sopra il velo, musiche di lucciola

la sera sfranta, si ricompone presto.

Adua Biagioli S.

(tratta dall’antologia, diritti riservati)

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Su Literary l’Articolo di Nicoletta Corsalini 

http://www.literary.it/occhio/dati/corsalini/2018/05-deka_caffe/reading_al_deka_caffe_di_agliana.html

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Grazie a Leggi Le Donne per questa bella recensione

http://www.leggiledonne.com/adua-biagioli-tratto-dellestensione/

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Su Poetarum Silva: grazie!

https://poetarumsilva.com/2018/05/24/adua-biagioli-spadi-il-tratto-dellestensione/

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Su Yawp: giornale delle letterature e delle filosofie

http://www.letterefilosofia.com/il-tratto-dellestensione-poesie-edite-di-adua-biagioli-spadi/

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Ringrazio la Rivista Pravalia Cultura

per aver ospitato alcune poesie

de “Il tratto dell’estensione

tradotte in lingua romena.

http://pravaliaculturala.com/article/conturul-extensiei-traducere-in-romana-dana-cora/

Sulla voce delle mie pubblicazioni in questo Blog

ne trovate la traduzione.

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20 Maggio 2018 

Il tratto dell’estensione

su

PENSARE LIBERI

BLOG CULTURALE E DI INFORMAZIONE

Ringrazio per la nota critica di Rosa Mannetta

Leggere Adua Biagioli è come percorrere il sentiero nascosto della nostra realtà attuale. Si scopre e scopriamo la fragilità umana. Noi siamo esseri fragili in un mondo forse scontato, forse da considerare. E l’autrice scrive che “siamo riflessi felici delle felci” e intende definire noi esseri umani, come pronti, ad accogliere la vita. Una vita densa di avvenimenti sereni e non, una vita costellata da misteri da affrontare. Il mistero incanta. Il mistero assopisce. Ed ecco la nostra evoluzione tra istinto e razionalità, tra passione e fantasia “resterò a sentire l’incastro mancante di ciò che scolpisce il tuo viso”. La memoria si imprime per sempre, si estende tra passato e futuro. La nostra Adua nel verso, “mi inchino…al varco limpido dello scoglio”, chiarisce la sua poetica. La poesia per Adua, accarezza lo scoglio, accarezza la forza della natura. Giovanni Raboni scriveva: “La ruota gira troppo in fretta”. E noi viviamo, ora.

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10 Maggio 2018

La poesia in quarta di copertina del libro “Il tratto dell’estensione”

è stata tradotta in Spagnolo dal Centro Cultural Tina Modotti

che ringrazio per questo bellissimo dono.

Potete leggere la poesia tradotto andando a  visitare il Blog del Centro Culturale,

oppure su questo Sito Internet alla rubrica delle mie pubblicazioni,

e sulla mia pagina Facebook: Adua Biagioli Spadi.

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“Il tratto dell’estensione” su

La Nuova Tribuna Letteraria 

(Rivista di Letteraria ed Arte)

Recensione del Prof. Giorgio Poli – Pag. 50 della rivista

Estratto di recensione:

“Il tratto dell’estensione (La Vita Felice Editore) è il secondo libro di poesia di Biagioli Spadi, facendo seguito a distanza di tre anni a “L’Alba dei papaveri” con cui va in qualche modo raffrontato. Registro nel passaggio un discreto livello di evoluzione e di sviluppo. Il libro di esordio era molto composito, ricco di testi (69, non suddivisi in sezioni) e di nuclei tematici; qui conto 42 poesie e una superiore compattezza tematico- strutturale.  Ci sono tre sezioni fornite di titoli epigrafici luminari di autore. Le poesie, a differenza del libro precedente, sono prive di titolazione…/La Stimmung (stato d’animo) di fondo, sottesa alla superficie testuale, è l’inquieta fragilità propria di chi ha tentato di decifrare l’enigma del vivere senza riuscirvi. Questa disposizione è all’origine di un nucleo tematico forte. La parola “fragilità” è il primo sostantivo che si incontra ad apertura del libro e il segnale non è trascurabile…/L’opera richiede un lettore paziente che non sia ossessionato dalla ricerca di un senso, ma sappia e voglia affidarsi ai lampeggiamenti, ai bagliori che accendono l’immaginario dell’autrice che sono all’origine di un verseggiare del tutto personalissimo, ricco di esiti inopinati, freschi, suggestivi, specie quando incarna la propria fragilità inquieta nella rutilante metamorfosi del mondo naturale. C’è un’anima messa a nudo? No, direi che essa si rivela e nasconde in egual misura.  Perchè fa questo? Perchè la poesia non prevede la confessione. La vera poesia sa conseguire il perfetto equilibrio tra detto e non detto.  L’anima dell’io è indifesa di fronte al ventaglio di possibilità che si affacciano all’orizzonte dell’esistenza.  E’ assetata di vita, ma avverte che essa è sfuggente, imprendibile: le parole della poesia sono l’esile mezzo per afferrarla, o quantomeno per sorprenderla in alcuni momenti speciali, privilegiati.  Perciò la sua vicissitudine intreccia ascese e cadute, partenze e ritorni, illusioni e delusione, lacerazioni e recuperi…/Il tratto dell’estensione racchiude un’urgente e dirompente energia emotivo-espressiva, che origina tensione drammatica ma anche aggraziata distensione quando tratta i colori (assoluto primato del rosso con tutto il simbolismo che ad esso si associa) e i profumi dei fiori…”. Prof. G.Poli

Il tratto dell’estensione su:

http://emanuele-marcuccio.overblog.com/2018/05/il-tratto-dell-estensione

            https://bookishgirl86.blogspot.it/2018/04/il-tratto-dellestensione-di-adua.html

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Il Tratto dell’Estensione su:

POESIA.BLOG.RAINEWS.IT

IL PRIMO BLOG UFFICIALE DI POESIA DELLA RAI

Uscita delle nuove uscite

7 Aprile 2018

http://poesia.blog.rainews.it/2018/04/adua-biagioli-il-tratto-dellestensione/

http://www.dictamundi.net/Recensioni/VetrinaBiagioliA.html

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https://liminamundi.wordpress.com/2018/04/02/versi-trasversali-7/

 Oggi 2 Aprile 2018

su Limina Mundi

 rubrica Versi trasversali

Il tratto dell’estensione – Poesie

collegato all’arte in originale versione-mondrian

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921) La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

ADUA BIAGIOLI SPADI

 

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https://www.mentisommerse.it/2018/03/30/i-fiordalisi-il-tratto-dellestensione/

 

 25 Marzo “Il tratto dell’estensione” sul settimanale ‘La Vita’

articolo di Leonardo Soldati

  recensione-tratto-estensione

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Su La Nazione – Articolo di Lucia Agati

per “Il tratto dell’estensione” – Poesie

“Momenti sacri, perline fanno sereno intorno, spontanea è la gemma al cigolio delle stelle: se ci fermiamo – c’è tempo per respirarle fredde, sgranocchiare le nocciole a ogni campo, cogliere fichi, ciliegie sui rami bassi, se ci fermiamo – c’è tutto il tempo che non si rammenta mai”. Nel suo ultimo libro “Il tratto dell’estensione” (Agape collana di poesia italiana contemporanea diretta da Diana Battaggia) la poetessa pistoiese Adua Biagioli Spadi, figlia d’arte del pittore Peppino Biagioli, infila una perla dietro l’altra. “Alcuni stati d’animo – scrive – non sono che evoluzioni dell’apprendere”. Quindi il suo tratto poetico si estende nella conoscenza dei sé attraverso uno sguardo raffinato e attento sul mondo che la circonda, ed echeggia del fascino irresistibile di Emily Dickinson. La parola poetica – si legge – si fa linea e traccia della verità, segno e constatazione, fino al candore e all’autenticità della visione. La voce poetante fa il suo ingresso nel destino in cui annoda ricordi, cammini e l’abisso segreto dell’amore. La fragilità, il segno, il perdersi, o meglio, il non perdersi più, sono i tre momenti evolutivi di Adua che sceglie di farsi accompagnare, quali minime introduzioni, dai versi di David Grossman, a cui affida la finale celebrazione dell’amore. Adua Biagioli Spadi è maestra d’arte e operatrice culturale, diverse le sue pubblicazioni e tanti i premi vinti. Una sua poesia tratta da “L’Alba dei papaveri” è addirittura scolpita su una stele di pietra serena a San Pellegrino di Sambuca per il progetto culturale Parole di Pietra. Il suo libro sarà presentato sabato prossimo 10 marzo 2018 alle ore 17,00 alla Biblioteca San Giorgio, a cura di Ilaria Minghetti. Adua Biagioli Spadi sarà presente e leggerà i suoi testi e la  loro  “estensione”, la loro evoluzione, perché: << …la mimosa si compie nel tempo…>>.   Di Lucia Agati (La Nazione) 7 Marzo 2018

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Uscita la bellissima recensione su Report Pistoia che ringrazio per la professionalità:

Domenica, 11 Marzo 2018 10:53 Report Pistoia

“Il tratto dell’estensione”: l’antologia poetica di Adua Biagioli presentata alla San Giorgio Pistoia – Cosa fa un poeta? E perché lo fa? Chi è il poeta? Dov’è e la poesia? E qual è la sua fonte originaria? “I poeti sono coloro che sollevano il segreto del vento”. Questo verso soave è l’anima della risposta di una grande poetessa pistoiese: Adua Biagioli Spadi. L’autrice era presente ieri pomeriggio alla biblioteca San Giorgio, assieme alla critica letteraria Ilaria Minghetti, per presentare il suo ultimo libro, “Il tratto dell’estensione” (La vita felice, Milano, 2018). Si tratta di una raccolta di poesie che sono il frutto di un dedito lavoro durato più di due anni, dal 2015 al 2017. Un’opera originale in cui l’autrice si intercala all’interno di una lettura poetica sull’essere umano e che è fase di passaggio tra due stagioni poetiche autoriali. Nei componimenti il lettore si trova di fronte alla germinazione naturale del crescendo emozionale, un percorso che fluttua intorno alla realtà ricercando una possibile rinascita nel luogo interiore. La parola poetica si fa linea e traccia della verità, segno e constatazione, fino al candore e all’autenticità della visione. La voce poetante fa il suo ingresso nel destino in cui annoda ricordi, cammini e l’abisso segreto dell’amore. “Un’accurata simbologia degli elementi della natura che partecipano a donare l’ordine ritmato alle parole, ricche di allegorie, come nella fragilità della foglia tremante – ha detto Ilaria Minghetti – e un colore che richiama le sue doti e passioni artistiche, come la vita paragonata al rosso-ciliegia, richiamo all’energia di un fiorire ed uno scorrere continui”. Ispirata – in parte – dalla profondità e dalla poesia di metà ottocento della Emily Dickinson che tutti conosciamo, Adua Biagioli decide di mettersi a nudo ancora una volta. E si racconta: “La raccolta è nata da un momento di fragilità, da una serie di dubbi e di incertezze che hanno poi fatto posto al coraggio, così la poesia si è mutata in forza, rinnovamento, nutrizione, ritrovato senso”. Adua Biagioli Spadi è nata a Pistoia nel 1972. Maestra d’arte, ha frequentato il corso di laurea in Lettere moderne presso l’università di Firenze e, qualificata Operatrice culturale dal 1995, si è dedicata alla scrittura e alla poesia. I suoi testi sono presenti in numerose antologie e hanno ricevuto interessanti premi e riconoscimenti. La sua prima raccolta di poesie, “Come pensieri”, è stata pubblicata nel 2011, la seconda raccolta, “L’alba dei papaveri”, nel 2015. Nel 2017 ha pubblicato “Farfalle”, un piccolo libro d’arte a tiratura limitata di pezzi unici contenenti una poesia e disegni dell’autrice. Nel luglio dello stesso anno lo stralcio di una poesia tratta da “L’alba dei papaveri” è stata scolpita su una stele di pietra ubicata in località San Pellegrino di Sambuca Pistoiese, nell’ambito del progetto culturale “Parole di pietra” per la valorizzazione della cultura e della montagna. Il titolo del suo ultimo lavoro pubblicato è molto particolare: è un ossimoro che definisce l’essenza dell’opera. Come ha spiegato Ilaria Minghetti: “Una poesia che è immagine e colore insieme, un titolo dove per tratto si vuole intendere preciso, netto, definito, quasi come fosse una guida, all’estremo opposto della frase-titolo è presente il suo contrario, l’estensione, che è infinito”. Questa raccolta, forse la più intima mai realizzata dall’autrice, è suddivisa in tre sezioni, definibili come tappe esistenziali: “La linea fragile”, “Il segno possibile” e “Perdersi non più”. Ciascuno di questi passaggi ricorda il cammino della vita e dell’esperienza; inoltre ogni nota introduttiva inizia con le parole di un autore molto affine ad Adua Biagioli: David Grossman. Ad esempio, ne “La linea fragile”, troviamo la seguente frase: “Notte fonda. Mi sono alzata e tutto mi gira intorno. Ho paura di quello che scriverò”. Leggere Adua Biagioli significa percorrere una strada, la nostra. Un percorso a ostacoli seguito dall’armonia del tempo tra ciò che è stato, ciò che è e ciò che potrà essere; un lungo abbraccio tra sofferenza e gioia, tra ciò che è vuoto e ciò che è pieno, tra paura e coraggio, tra solitudine e amore. In tutte queste espressioni non è presente però un’unica accezione, positiva o negativa. Al contrario bene e male si armonizzano a loro volta, creando un crescendo sinfonico di sentimenti, colori, essenze ed emozioni. Accettarsi, riconoscere i propri errori – spesso fortunati – agire, comprendere ed infine con grande volontà amarsi, sperare, vivere. “Nella prima sezione è presente l’osservazione del dolore, l’ascolto di sé, l’oggettivazione, l’insegnamento – ha precisato Ilaria Minghetti – poi arriva la forza, la reazione, mentre nell’ultima sezione troviamo la consapevolezza e conseguentemente l’equilibrio necessario a dominare, almeno in parte, la propria vita”. “Infine, capire che l’essenza della vita è nei frammenti – ha concluso la critica letteraria – cogliere il frammento significa cogliere la bellezza, come fa Adua quando esprime in un verso “l’irripetibile ebrezza dell’essere”. La speranza è carica vitale, la resa impedisce la crescita, l’evoluzione, lo scopo. L’amore è vigore, l’amore è fonte e parte della vita anche quando sembra silente, assente, inesistente. Tutto nasce anche dal dolore. Talvolta deriva dal marciume, dall’odio, dal buio, dalle lacrime. Ma il silenzio è prezioso, è ascoltare quella voce interiore, è saper stare bene con noi stessi e poi con gli altri. Sembra essere necessaria, così, questa duplicità di ogni cosa riflessa nel cammino che è la vita. Come recitano alcuni versi dell’antologia: “La vita è in-dolore”. È sia assenza, sia presenza. È niente. È tutto. Marta Meli (giornalista recensionista)

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http://www.pennaecalamaro.com/2018/03/08/tratto-dellestensione-adua-biagioli-spadi<

Sulla rubrica “Carta” di Penna e Calamaro, 8 Marzo 2018

Talvolta la realtà si spunta rende soli e ci sparpaglia

ci rende esploratori di un ideale possibile

di un percepire ancora e presenza.

Ma quando l’elastico a colori sfumando si allenta

cerco io uno sguardo fermo da non spartire mai

afferrando le sbavature di molteplici verità,

mi inchino prudente al varco limpido dello scoglio.

E’ una delle suggestive poesie contenute nel nuovo libro di Adua Biagioli Spadi, “Il tratto dell’estensione”, edizioni La vita felice. L’autrice mi ha gentilmente inviato un estratto e io volentieri, in questa settimana dedicata alle donne, segnalo il lavoro di questa poetessa toscana contemporanea. Se il 10 marzo vi trovate nei dintorni di Pistoia, non perdete la presentazione nella Biblioteca San Giorgio, dalle 17 in poi. “Ho paura di quello che scriverò” La raccolta poetica è suddivisa in tre sezioni, tutte aperte da una citazione di David Grossman: La linea fragile, Il segno possibile, Perdersi non più. In copertina, l’autrice ha scelto di raffigurare la sezione aurea di Fibonacci. Sapete che anch’io amo le connessioni tra letteratura, scienza e matematica e, anche se un libro non si giudica dalla copertina, non potevo non incuriosirmi e non andare a cercare il nesso tra il segno matematico, la piccola rosa rossa depositata alla base e il contenuto delle poesie. Ho rintracciato il collegamento nella ricerca di equilibrio dell’uomo, che oscilla continuamente tra le pulsioni della passione e dell’istinto, la rosa, e l’anelito alla stabilità e linearità della vita. Una stabilità che quando l’equilibrio viene a mancare, per i colpi che la vita stessa ci infligge o per le cose belle che possono accadere, inevitabilmente provoca un’accelerazione, la spirale, il desiderio di ripiegarsi su noi stessi, nonostante una spinta inevitabile al cambiamento che ci fa muovere e tornare all’equilibrio più determinati e più consapevoli di prima. Come afferma la poetessa infatti: alcuni stati d’animo, non sono che evoluzioni dell’apprendere. L’evoluzione, una condizione che ci rende un tutt’uno con il cosmo, con la società in cui viviamo, dal quale non potremmo, neanche volendo, rimanere distanti. Il singolo apprende, si evolve e cresce. La società civile fa lo stesso: crescono le conoscenze, l’apprendimento sale e il mondo si evolve, si estende. O dovrebbe, salvo poi fare dei passi indietro giganteschi quando il meccanismo sociale s’inceppa. Ecco che allora torniamo al disequilibrio, alla spinta verso il cambiamento e alla passione, a una rosa che si apre e che ci fa scoprire la meraviglia della vita, pure nelle sue difficoltà. E’ a questo punto che da una linea fragile, noi stessi chiusi in un animo scosso,

Ogni accadimento sottrae qualcosa

porta in un limbo

al faro rotto e ai frantumi delle foglie

la svirgolata viola sopra l’occhio perde i sensi,

i pensieri furono intarsi del non so più chi sono

torniamo a intravedere altre possibilità, attraverso un segno che dice “guarda, hai sofferto, hai conosciuto e ora riuscirai di nuovo a vedere”.

Ma quando l’elastico a colori sfumando si allenta

cerco io uno sguardo fermo da non spartire mai

afferrando le sbavature di molteplici verità,

mi inchino prudente al varco limpido dello scoglio.

Fino a ritrovare il nostro vero io. Cambiato, forse. Pieno di segni, probabile. Ma più vivo e forte che mai.

il tempo ci disarma, ha la forza dell’unire e del dividere

porta via il pensiero e lascia quieti

memoria dimenticata, digiuni eppure senza fame.

“Il tratto dell’estensione”, edizioni La vita felice, si trova in libreria e in tutti gli store online al prezzo di 8,50 euro, in offerta fino al 7 maggio 2018 (al termine, costerà 10 euro). Sevolete sapere qualcosa di più sull’autrice, o dove si terranno le prossime presentazioni, visitate il suo sito internet: www.aduabiagioli.it scritta da Liza M. Jones (Penna e Calamaro)

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http://www.reportcult.it/eventi/item/1871-il-tratto-dell-estensione

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Nota critica di Matteo Fais per “Il tratto dell’estensione”

su VVOX.it

https://www.vvox.it/2018/03/10/tre-poetesse-liriche-ognuna-modo-suo/

…la saggia Adua Biagioli Spadi, con Il tratto dell’estensione, La Vita Felice, 2018. Idealmente, per tematiche e stili, la Spadi si pone come il punto di incontro tra le due sue colleghe. In lei, il dolore si acquieta nella saggezza degli anni accumulati divenendo una dolcezza e un romanticismo nuovi – la maturità è un modo diverso di vivere il già vissuto, dandogli connotati altri (“Dagli scomposti sensi della nuvola/ prende forma l’astratto ricomporsi, ariette nuove/ resta il volto frastagliato dell’amore/ oltre il sasso nero,/ secolare aggrumo di un evento fermentato./ Ripartirò da qui, dall’incendio dei colori/ luoghi incerti della brezza”). È una sorta di inedita geometria entro cui la violenza dionisiaca dell’esistenza trova la sua forma apollinea di contenimento. Certo, resta comunque la tendenza entropica al disfacimento. Il tracollo è ancora un rischio e l’inquietudine una costante (“Sempre la fragilità si dirige sommessa alla deriva/ nello slaccio d’abbandono del sentire,/ è la lacrima a cogliere la perfetta stanza/ della noncuranza,/ incauto nascondiglio della goccia/ il passaggio della scesa,/ là dove l’arrestarsi precede il dardo, la caduta/ l’affidarsi estremo, disorientato abbraccio”). Ciò non di meno l’autrice, parafrasando Rimbaud, mantiene il passo conquistato.

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https://thepinkcafe.net/2018/02/21/il-tratto-dellestensione-la-recensione-del-pink/

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La bellissima recensione scritta da Marina Atzori su “Il tratto dell’estensione”

la trovate sul suo blog “Verba Spinosa” Recensioni InFiore,

sulla mia pagina Facebook e su Twitter e sul sito della casa editrice La Vita Felice.

http://marinaatzori.it/adua-biagioli-spadi/

http://marinaatzori.it/il-tratto-dellestensione/

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Il tratto dell’estensione è stato considerato e segnalato

sul blog Un posto di vacanza site

che poetete visitare anche attraverso i social netw e la mia pagina Facebook e Tw.

https://unpostodivacanzasite.wordpress.com/2018/02/25/adua-biagioli-spadi-il-tratto-dellestensione/

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Il tratto dell’estensione è stato segnalato sul Blog di cultura e letteratura

“Pink Magitalia”

https://pinkmagitalia.com/2018/02/20/il-tratto-dellestensione-poesie-di-adua-biagioli-spadi/

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Segnalato Il tratto dell’estensione su HDTVone.TV

che ringrazio

http://www.hdtvone.tv

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11 Febbraio 2018

Su Blog Letteratura Cultura che ringrazio

e che potete trovare sulla mia pagina Facebook, sul blog e su Twitter

https://blogletteratura.com

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 10 Febbraio 2018

Il tratto dell’estensione è sul Blog

LES FLEURS DU MAL 

visitabile anche dalla pag. Facebook del blog

e sulla pag. FB :Adua Biagioli Spadi

https://lesfleursdumal2016.wordpress.com/

 

“La poesia è un’eco che chiede al mondo di ballare” – Carl Sandburg

Il Blog consiglia di immergervi nei bellissimi versi di “Il tratto dell’estensione” di Adua Biagioli edito da La Vita Felice.

Un sorso di poesia equivale a un sorso di eternità”

Segnalazioni libri e autori – sul Blog

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Sul Blog Menti Sommerse – Rubrica Letteraria I Fiordalisi – Per L’alba dei Papaveri, grazie infinite per le parole. Non mi protrarrò molto per introdurre i due componimenti che ho scelto oggi per la rubrica. Vi dico solo che sono estratti da L’alba dei papaveri. Poesie di amore e identità (La Vita Felice, 2015), opera prima di Adua Biagioli Spadi, figura eclettica e poliedrica che si snoda tra la pittura e la poesia. Non mi protrarrò molto, dicevo, perché questi versi della Biagioli Spadi trascinano con sé senza nemmeno chiedere il permesso, che comunque gli accorderemmo, e con una dolcezza non comune ci sottraggono allo spazio abitudinario per adagiarci in una dimensione intima, calda, dove anche la sofferenza sembra ovattata, e si posa su di noi come la morbida coperta sulle gambe piccoline del bimbo nella culla. A. Corbetta *******************************************************************************************************   Sulla rivista culturale “Leggere: Tutti” di Fiorella Cappelli Conoscere una persona, in questo caso un’ autrice, attraverso ciò che scrive… è un percorso temporaneo in un percorso di vita. Attraversare una silloge di sessantanove poesie d’amore e di identità per raccoglierne, attraverso i cinque sensi ed i quattro elementi naturali, ogni caratteristica è ciò che ogni lettore percepisce quando ha per le mani “L’Alba dei Papaveri” di Adua Biagioli Spadi. Il verso è libero, evocativo suggerisce immagini : ” … Mari di stelle riflesse sulla sabbia/…La terra strugge le crete/nell’oro rosso del sole./…distese di papaveri al Nord…/. Nella poesia “Scegliere” ecco che appare  chiaro il concetto della precarietà della vita, del tempo: /…Nell’incertezza del tempo/ che sguscia…/; molte le figure retoriche, di contenuto: /Ti osservo/sottile come ostia/ in “Pagina bianca” e ancora : /mi giungi in bellissimo canto/come usignolo alla nebbia/… riferito a Milano, allegorie in concetti astratti che prendono forma concreta e riferiscono per immagini, esattamente come farebbe un pittore con la sua opera. L’artista ed il poeta si fondono e la bellezza del verso si colora: sono “smeraldine” le acque; “rossi”  i papaveri, la pietra, il gusto della passione; “blu ramoso di un cobalto” le parole antiche; “azzurro” l’orgoglio;  “d’argento” i sassi; seducente “bronzo” la morte del sole; “l’oro”, sempre dentro ai firmamenti. Colori accesi, persistenti, nobili, mai casuali, mai scontati dimorano dentro e fuori le parole, le illuminano di una gioia magica e preziosa, colma sì di dubbi e di “incertezze di carta”, “ansie irrisolte” del vivere, ma riflettono anche sentimenti e stati d’animo profondi che coinvolgono emotivamente il lettore; /La speranza è un destino/inseguito nell’innocenza/ scrive la Biagioli Spadi, e la dipinge con un: /Punto giallo al centro del nero/. Nelle figure retoriche di parola (allitterazione,  anadiplosi, anafore)  scopriamo, nella ripetizione  la musicalità del verso: /…La sera sì che si è spenta/ e dorme il lago/” Un Inverno”./Quando mi piaccio/volgo gli occhi altrove…/…Quando mi piaccio/accarezzo petali e fragole/…Quando mi piaccio/dipingo alla rinfusa/…Quando mi piaccio/dico no a chiunque…/. Notevole la prefazione di Ilaria Minghetti, che affronta il percorso faticoso ed introspettivo dell’opera, frutto di sette anni di lavoro, l’esigenza dell’autrice, soffermandosi sul tema della ricerca di valutazione e condivisione, rimarcandone il sottotitolo:poesie d’Amore e di Identità. Molto trasparente, cristallina, profumata, eterea, elegante, attraversa le stagioni tra i  silenzi, al vento, la poesia di Adua Biagioli Spadi e lo fa scrutando ed osservando gli occhi del mondo. /Pure io voglio trovare il raggio/del sapore imprigionato/nei loro fieri occhi/ in “Ragazzi Fiorentini”. /Affacciata ai tuoi occhi/in “Pagina Bianca”; /…Gli occhi grandi della terra…/in “Delle tue radici”; /Perché il mio più grande temere/è quello di perdere i tuoi occhi/in “Domande”. E sono tante le domande che il poeta si pone : “E fuori cosa c’è?”. Non lo sappiamo, ma quello che sappiamo di certo è che in questo libro c’è amore per la vita e… tanto sole. L’alba dei papaveri di Adua Biagioli Spadi Recensione di Fiorella Cappelli LA vita Felice, 2015 pp.88; Euro 12,00

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  Splendida recensione di Marilena Cheli Tomei per  “L’Alba dei papaveri” – Poesie d’amore e identità – (LVF)   Spesso mi sono trovata nella difficoltà di definire la poesia pur ricorrendo alle citazioni di filosofi, pensatori e poeti stessi, perchè trovo che qualsiasi definizione non ne colga appieno l’essenza. Se dovessi quindi esprimermi su di essa mi piacerebbe farlo per immagini, come quelle che ricorrono nella poesia di Adua Biagioli con pennellate di parole che accarezzano i contenuti e traducono emozioni. Non sempre si attua quel misterioso feeling che crea un’intima comunione con il poeta e, quando ciò avviene, è come incontrarsi su un sentiero di fili di ragno, parafrasando Calvino. E ciò è accaduto con l’ “Alba dei papaveri”, l’inizio di un percorso di cui ho condiviso sentimenti e modalità espressive, sperando nel racconto futuro di una giornata in cui ogni ora sia scandita da altrettante poesie sino al tramonto. La lettura e rilettura dei suoi versi mi ha davvero avvinto come una magica ragnatela cosparsa da gocce scintillanti di emozioni: ho avvertito nell’animo i suoi sentimenti, ho compreso, ho condiviso ricordi, mi sono accesa di meraviglia, sono stata stregata dalle parole. Molti autorevoli personalità del mondo della cultura hanno scritto su Adua Biagioli,  ognuno ha sottolineato i vari aspetti della sua personalità poetica e non penso di poter aggiungere molto a ciò che già è stato detto, ma le parole suscitano echi diversi nel lettore e non voglio rinunciare all’opportunità di aggiungere anche la mia voce, non fosse altro per dirle quanto le sue poesie mi abbiano toccato il cuore. Il sottotitolo specifica che si tratta di poesie di amore e identità, ma subito dopo poche pagine emerge vibrante e delicata la personalità dell’autrice: i temi della memoria, della natura-stato d’animo, dell’amore in senso lato, della crescita personale e quindi della consapevolezza si fanno subito evidenti, accompagnati da una sensibilità cromatica che rivela l’attitudine pittorica di Biagioli. Il tutto espresso con una ricerca creativa di termini personali dal significato pregnante e di impatto immediato e sinestesie ardite. Mi sembra giusto scegliere, come cornice del suo quadro lirico, due poesie in cui si definiscono i poeti e il loro rapporto con la pagina bianca: nella prima le parole luminose sono l’espressione della consapevolezza artistica di chi riesce a fermare l’attimo ” Sono oasi di un sentire tutto verde/ i nostri verbi di sole/ fra le righe macchiate di colore/ del tuo cuore/…Siamo gli amanti armati d’inchiostro/ nella stanza della terra/ battuta dalla pioggia,/ provocati dal minuto,/ forgiati dal minuscolo grandinoso/ che smuove e ripulisce…/” (Poeti). L’altra parla del momento incantato in cui si stabilisce quel legame rapinoso tra una pagina bianca, mondo infinito in attesa di essere popolato dai coralli dell’io e il navigatore di quel mare, affacciato sulla sua vastità “…Potente regina/ smorzi il linguaggio scarnificato,/ mistero e paura di un tuffo profondo/ in cui sommersi vivono i coralli./ Sei come il futuro/ come il passato/ fondale addormentato/…Assomigli quasi al mondo/ inventata per i pensieri,/ invisibile mappa senza confini” (Pagina bianca). Ed ecco il tema del ricordo, della memoria di un passato in cui si intrecciano amore, emozioni, errori di cui non interessa più la soluzione, attimi irripetibili che la pagina bianca ha accolto con un abbraccio amico e da questo tema scaturisce la poesia d’identità, di crescita personale, del continuo interrogarsi sul sé e sull’altro da sé “…La penna graffia parole antiche,/ nel blu ramoso di un cobalto/ scolorite, di questo giorno/ a memoria raccolto nei pugni./…” (Parole antiche). “Fuori di me cosa c’è?/ Fuma lieve il profumo di candela/ come comignolo sui tetti,/ macerie di emozioni andate,/ da lontano viene quella cera/ attaccata alle dita nervose, ricamo di ricordi./ Oggi dentro di me/ qualcosa si fa scoglio:/ non si amalgama alla musica della vita” (E fuori cosa c’è?). Una consapevolezza di sè che si unisce all’amore in “L’immagine di me” : “…Sono io stessa così incastrata/ nelle mie mappe,/ così afferrata dalle infinite penne/ che ho gettato gli occhi nelle carte/ nell’ora tagliata che soltanto è mia,/ l’ora del silenzio/ che assomiglia a religione./ Tutto sfugge dalla me che sono stata,/ come goccia, come acqua/ come biscia dentro l’acqua,/ fino a che riprendi la parte che ho più intatta/ che fuggita/ nel tuo abbraccio si consuma.” Talvolta restano tracce di antiche ferite, di lotte il cui esito è stato incerto, della fragilità e della forza di chi assapora il gusto della vita nonostante tutto: “…Io sono ulivo nel vento del Nord,/ cerco il calice della scintilla/ nel verde pregnante dell’esistenza./ Bevo la fervida vita,/ tutto si affaccia appena/ tutto è mistero.” (Mistero). In “Sguardo fra le stelle” a contrasto con una lontana volta infinita, una leopardiana tristezza avvolge le ultime parole: “…Quanto diverso sembra l’esser qui,/ io spiga nell’opaca conca di tempeste/ che troppo per me sono.”. E che dire della geografia emotiva in cui la natura-stato d’animo esprime compiutamente ricordi, emozioni del passato e del presente!  “…Ti svegli,sbadigli sei fatta di nebbia/ di acquosi e tiepidi grani/…Come un mistero emergi più viva/ nell’intreccio accurato di stelle./…” (Pistoia) e ancora in “Milano”: “…Tra insoliti rami di sguardi/ di corti segrete di scorci inattesi/ scie rosate di abbracci/ tu mostri./ Inconsapevole sveli e riveli/ anche le fragole che non sai.” Il dono meraviglioso di chi è posseduto dall’Arte in senso lato è quello di trasmettere emozioni, così da farsi interprete anche di chi vede ma non osserva, parla ma non dice, avverte ma non comunica. “Mi piace guardare la mia casa/ avvolta nella sera/ dopo il lungo azzurro del trascorso./ L’aria non è più rovente,/ si oscurano le stanze/ gli occhi cercano più avanti./ Tace il corridoio/ rinfrescano le mura,/ confusi si accendono i pensieri negli angoli./ Come il ragno scoperto/ la paura fugge via.” (La mia casa). E’ con questa immagine così familiare e confortante che vorrei concludere le mie poche righe sulla poesia di Adua Biagioli, un frutto succoso che si assapora lentamente per timore che troppo presto svanisca il suo gusto delicato. Grazie per il tocco leggero dei suoi versi che accarezzano l’animo ed evocano emozioni, ricordi, sensazioni, grazie per questi frammenti di stelle! Marilena Cheli Tomei **********************************************************************************************************************************

Una splendida recensione per “L’Alba dei papaveri” – Poesie d’amore e identità -  La Vita Felice (MI)

scritta da Angela Greco, che stimo e abbraccio. Grazie …

Sul Blog “Il Sasso nello Stagno” e sul Sito Internet della Casa Editrice “La Vita Felice”

https://ilsassonellostagno.wordpress.com/2016/06/01/lalba-dei-papaveri-poesie-damore-e-identita-di-adua-biagioli-spadi-letto-da-angela-greco/ L’alba dei papaveri, di Adua Biagioli Spadi, è una silloge poetica (lavori scritti dal 2007 al 2014) edita da La Vita Felice nel 2015, una poesia ed anche, della stessa autrice – maestra d’arte, laureata in lettere moderne ed Operatrice culturale in terra toscana – un’elegante opera pittorica riprodotta in copertina (nella fotografia di William Castaldo) tra due mani che s’aprono, come a voler cogliere la fugacità di quei fiori che la primavera consegna agli occhi e alla memoria nel rosso acceso che cattura lo sguardo. Credo che l’opera pittorica sia un ottimo punto di partenza per la lettura di questa raccolta poetica, il cui sottotitolo, poesie d’amore e identità, sintetizza in maniera opportuna il carattere stesso delle poesie in essa contenute. Idee per ogni luna quelle del mio giardino, sparpagliate più che mai brulicanti di pause, di vita, divise da odorosi spartiti. Dico loro che questa è l’altra alba rapita dalle accese memorie allo scandaglio di me quasi sposa, quasi dall’amore intimidita. E’ un accendersi di seta e tulipani dal cielo assopito su fiori avvinghiati. . E’ l’alba dei papaveri rossi. (L’alba dei papaveri, pag.46) Poesie esternate come piccoli cammei, piccoli quadri di parole e sentimenti preziosi pennellati con maestria sulla tela-foglio. Adua Biagioli offre al lettore tutto quello che è: artista e poetessa, vuole farsi conoscere da chi sceglie di leggere questa sua silloge, che non nega anche tutta la gioia di essere un’opera prima, pregna di quelle attese che si riservano a ciò che si è aspettato tanto, intrisa di idealismo nei confronti della Poesia stessa, intesa come un mezzo per ricordare e riportare alla memoria, ma anche per sopravvivere al dolore e credere nel domani. Stringerai un’immagine di me fra le dita tue spietate, ma sceglierai? Il girasole che illumina la vita o la mossa frastagliata multiforme che appena sottilmente vedi, al flusso tremolante del pensiero? E’ forse solo acqua la freschezza dentro la tua acqua che ti riprenderai o i versi miei stampati fino all’orgoglioso tuo che ti appartiene? Sono io stessa così incastrata nelle mie mappe, così afferrata dalle infinite penne che ho gettato gli occhi nelle carte nell’ora tagliata che soltanto è mia, l’ora del silenzio che assomiglia a religione. Tutto sfugge dalla me che sono stata, come goccia, come acqua, come biscia dentro l’acqua, fino a che riprendi la parte che ho più intatta che fuggita nel tuo abbraccio si consuma. (L’immagine di me, pag.40) In queste liriche è come se la poetessa aprisse la porta di casa, attendendo nel salotto buono il lettore, per gustare un momento di quiete tra gli affanni quotidiani; anche il linguaggio utilizzato, non è istintivo, forte, aggressivo, piuttosto è una carezza musicale con sfumature di sacro, un delicato fiore da cogliere. E’ ricerca di identità, questa poesia, come il sottotitolo recita, una identità ancora non bene identificata, una ricerca ancora in divenire all’interno