Recensioni


Adua Biagioli Spadi nasce a Pistoia il 09/07/1972 . “maestra d’arte” presso Liceo Artistico P.Petrocchi di Pistoia – Operatrice Culturale e dello Spettacolo. 

Recensioni Adua Biagioli

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Recensioni e interviste per L’Alba dei papaveri: grazie per le vostre parole….

Le recensioni letterarie si trovano anche sul sito della Casa Editrice “La Vita Felice” di Milano

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Splendida recensione di Marilena Cheli Tomei per  “L’Alba dei papaveri” – Poesie d’amore e identità – (LVF)

 

Spesso mi sono trovata nella difficoltà di definire la poesia pur ricorrendo alle citazioni di filosofi, pensatori e poeti stessi, perchè trovo che qualsiasi definizione non ne colga appieno l’essenza. Se dovessi quindi esprimermi su di essa mi piacerebbe farlo per immagini, come quelle che ricorrono nella poesia di Adua Biagioli con pennellate di parole che accarezzano i contenuti e traducono emozioni. Non sempre si attua quel misterioso feeling che crea un’intima comunione con il poeta e, quando ciò avviene, è come incontrarsi su un sentiero di fili di ragno, parafrasando Calvino. E ciò è accaduto con l’ “Alba dei papaveri”, l’inizio di un percorso di cui ho condiviso sentimenti e modalità espressive, sperando nel racconto futuro di una giornata in cui ogni ora sia scandita da altrettante poesie sino al tramonto. La lettura e rilettura dei suoi versi mi ha davvero avvinto come una magica ragnatela cosparsa da gocce scintillanti di emozioni: ho avvertito nell’animo i suoi sentimenti, ho compreso, ho condiviso ricordi, mi sono accesa di meraviglia, sono stata stregata dalle parole.

Molti autorevoli personalità del mondo della cultura hanno scritto su Adua Biagioli,  ognuno ha sottolineato i vari aspetti della sua personalità poetica e non penso di poter aggiungere molto a ciò che già è stato detto, ma le parole suscitano echi diversi nel lettore e non voglio rinunciare all’opportunità di aggiungere anche la mia voce, non fosse altro per dirle quanto le sue poesie mi abbiano toccato il cuore.

Il sottotitolo specifica che si tratta di poesie di amore e identità, ma subito dopo poche pagine emerge vibrante e delicata la personalità dell’autrice: i temi della memoria, della natura-stato d’animo, dell’amore in senso lato, della crescita personale e quindi della consapevolezza si fanno subito evidenti, accompagnati da una sensibilità cromatica che rivela l’attitudine pittorica di Biagioli.

Il tutto espresso con una ricerca creativa di termini personali dal significato pregnante e di impatto immediato e sinestesie ardite. Mi sembra giusto scegliere, come cornice del suo quadro lirico, due poesie in cui si definiscono i poeti e il loro rapporto con la pagina bianca: nella prima le parole luminose sono l’espressione della consapevolezza artistica di chi riesce a fermare l’attimo ” Sono oasi di un sentire tutto verde/ i nostri verbi di sole/ fra le righe macchiate di colore/ del tuo cuore/…Siamo gli amanti armati d’inchiostro/ nella stanza della terra/ battuta dalla pioggia,/ provocati dal minuto,/ forgiati dal minuscolo grandinoso/ che smuove e ripulisce…/” (Poeti).
L’altra parla del momento incantato in cui si stabilisce quel legame rapinoso tra una pagina bianca, mondo infinito in attesa di essere popolato dai coralli dell’io e il navigatore di quel mare, affacciato sulla sua vastità “…Potente regina/ smorzi il linguaggio scarnificato,/ mistero e paura di un tuffo profondo/ in cui sommersi vivono i coralli./ Sei come il futuro/ come il passato/ fondale addormentato/…Assomigli quasi al mondo/ inventata per i pensieri,/ invisibile mappa senza confini” (Pagina bianca).

Ed ecco il tema del ricordo, della memoria di un passato in cui si intrecciano amore, emozioni, errori di cui non interessa più la soluzione, attimi irripetibili che la pagina bianca ha accolto con un abbraccio amico e da questo tema scaturisce la poesia d’identità, di crescita personale, del continuo interrogarsi sul sé e sull’altro da sé “…La penna graffia parole antiche,/ nel blu ramoso di un cobalto/ scolorite, di questo giorno/ a memoria raccolto nei pugni./…” (Parole antiche). “Fuori di me cosa c’è?/ Fuma lieve il profumo di candela/ come comignolo sui tetti,/ macerie di emozioni andate,/ da lontano viene quella cera/ attaccata alle dita nervose, ricamo di ricordi./ Oggi dentro di me/ qualcosa si fa scoglio:/ non si amalgama alla musica della vita” (E fuori cosa c’è?).

Una consapevolezza di sè che si unisce all’amore in “L’immagine di me” : “…Sono io stessa così incastrata/ nelle mie mappe,/ così afferrata dalle infinite penne/ che ho gettato gli occhi nelle carte/ nell’ora tagliata che soltanto è mia,/ l’ora del silenzio/ che assomiglia a religione./ Tutto sfugge dalla me che sono stata,/ come goccia, come acqua/ come biscia dentro l’acqua,/ fino a che riprendi la parte che ho più intatta/ che fuggita/ nel tuo abbraccio si consuma.”

Talvolta restano tracce di antiche ferite, di lotte il cui esito è stato incerto, della fragilità e della forza di chi assapora il gusto della vita nonostante tutto: “…Io sono ulivo nel vento del Nord,/ cerco il calice della scintilla/ nel verde pregnante dell’esistenza./ Bevo la fervida vita,/ tutto si affaccia appena/ tutto è mistero.” (Mistero). In “Sguardo fra le stelle” a contrasto con una lontana volta infinita, una leopardiana tristezza avvolge le ultime parole: “…Quanto diverso sembra l’esser qui,/ io spiga nell’opaca conca di tempeste/ che troppo per me sono.”.

E che dire della geografia emotiva in cui la natura-stato d’animo esprime compiutamente ricordi, emozioni del passato e del presente!  “…Ti svegli,sbadigli sei fatta di nebbia/ di acquosi e tiepidi grani/…Come un mistero emergi più viva/ nell’intreccio accurato di stelle./…” (Pistoia) e ancora in “Milano”: “…Tra insoliti rami di sguardi/ di corti segrete di scorci inattesi/ scie rosate di abbracci/ tu mostri./ Inconsapevole sveli e riveli/ anche le fragole che non sai.”
Il dono meraviglioso di chi è posseduto dall’Arte in senso lato è quello di trasmettere emozioni, così da farsi interprete anche di chi vede ma non osserva, parla ma non dice, avverte ma non comunica. “Mi piace guardare la mia casa/ avvolta nella sera/ dopo il lungo azzurro del trascorso./ L’aria non è più rovente,/ si oscurano le stanze/ gli occhi cercano più avanti./ Tace il corridoio/ rinfrescano le mura,/ confusi si accendono i pensieri negli angoli./ Come il ragno scoperto/ la paura fugge via.” (La mia casa). E’ con questa immagine così familiare e confortante che vorrei concludere le mie poche righe sulla poesia di Adua Biagioli, un frutto succoso che si assapora lentamente per timore che troppo presto svanisca il suo gusto delicato.

Grazie per il tocco leggero dei suoi versi che accarezzano l’animo ed evocano emozioni, ricordi, sensazioni, grazie per questi frammenti di stelle!

Marilena Cheli Tomei

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Una splendida recensione su “L’Alba dei papaveri” – POesie d’amore e identità – Edito La Vita Felice (MI) scritta da Angela Greco, che stimo e abbraccio. Grazie …

Sul Blog “Il Sasso nello Stagno” e sul Sito Internet della Casa Editrice “La Vita Felice”

https://ilsassonellostagno.wordpress.com/2016/06/01/lalba-dei-papaveri-poesie-damore-e-identita-di-adua-biagioli-spadi-letto-da-angela-greco/

L’alba dei papaveri, di Adua Biagioli Spadi, è una silloge poetica (lavori scritti dal 2007 al 2014) edita da La Vita Felice nel 2015, una poesia ed anche, della stessa autrice – maestra d’arte, laureata in lettere moderne ed Operatrice culturale in terra toscana – un’elegante opera pittorica riprodotta in copertina (nella fotografia di William Castaldo) tra due mani che s’aprono, come a voler cogliere la fugacità di quei fiori che la primavera consegna agli occhi e alla memoria nel rosso acceso che cattura lo sguardo. Credo che l’opera pittorica sia un ottimo punto di partenza per la lettura di questa raccolta poetica, il cui sottotitolo, poesie d’amore e identità, sintetizza in maniera opportuna il carattere stesso delle poesie in essa contenute.

Idee per ogni luna

quelle del mio giardino,

sparpagliate più che mai

brulicanti di pause, di vita,

divise da odorosi spartiti.

Dico loro che questa è l’altra alba

rapita dalle accese memorie

allo scandaglio di me quasi sposa,

quasi dall’amore intimidita.

E’ un accendersi di seta e tulipani

dal cielo assopito su fiori avvinghiati.

.

E’ l’alba dei papaveri rossi.

(L’alba dei papaveri, pag.46)

Poesie esternate come piccoli cammei, piccoli quadri di parole e sentimenti preziosi pennellati con maestria sulla tela-foglio. Adua Biagioli offre al lettore tutto quello che è: artista e poetessa, vuole farsi conoscere da chi sceglie di leggere questa sua silloge, che non nega anche tutta la gioia di essere un’opera prima, pregna di quelle attese che si riservano a ciò che si è aspettato tanto, intrisa di idealismo nei confronti della Poesia stessa, intesa come un mezzo per ricordare e riportare alla memoria, ma anche per sopravvivere al dolore e credere nel domani.

Stringerai un’immagine di me

fra le dita tue spietate,

ma sceglierai?

Il girasole che illumina la vita

o la mossa frastagliata multiforme

che appena sottilmente vedi,

al flusso tremolante del pensiero?

E’ forse solo acqua

la freschezza dentro la tua acqua

che ti riprenderai

o i versi miei stampati fino

all’orgoglioso tuo che ti appartiene?

Sono io stessa così incastrata

nelle mie mappe,

così afferrata dalle infinite penne

che ho gettato gli occhi nelle carte

nell’ora tagliata che soltanto è mia,

l’ora del silenzio

che assomiglia a religione.

Tutto sfugge dalla me che sono stata,

come goccia, come acqua,

come biscia dentro l’acqua,

fino a che riprendi la parte che ho più intatta

che fuggita

nel tuo abbraccio si consuma.

(L’immagine di me, pag.40)

In queste liriche è come se la poetessa aprisse la porta di casa, attendendo nel salotto buono il lettore, per gustare un momento di quiete tra gli affanni quotidiani; anche il linguaggio utilizzato, non è istintivo, forte, aggressivo, piuttosto è una carezza musicale con sfumature di sacro, un delicato fiore da cogliere. E’ ricerca di identità, questa poesia, come il sottotitolo recita, una identità ancora non bene identificata, una ricerca ancora in divenire all’interno e all’esterno da sé; Adua Biagioli rivede e cerca se stessa nella lirica del ricordo, dove compaiono persone e situazioni incontrate e vissute fino ad oggi. Ha consapevolezza, la poetessa, dello sfalsamento tra i piani del reale e dell’ideale, però nella poesia lascia che a prevalere siano i toni del secondo, carichi di speranza e voglia di concretezza. [Angela Greco]

(immagine d’apertura: L’alba dei papaveri, fotografia di William Castaldo in un’ elaborazione digitale by AnGre)

Nel silenzio che mi sta dentro,

in quello sospeso dell’aria ferma

dimorano i sogni

come punti di arrivo mai toccati.

Lì c’è il palazzo dei venti.

Traspirano memorie

che si inseguono come fanciulle

e fantasmi muti e nascosti escono,

per ascoltare dei vuoti

le voci attorcigliate.

Lo spazio dell’ombra

è uno stretto squarcio

in cui tutto converge,

si colma di originaria linfa.

Si fa perfetto anche il passato

traboccante

degli errori mal taciuti.

(Nel silenzio, pag.15)

 

Recensione di Angela Greco.

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Cora Craus per “L’Alba dei papaveri” su ESSEREDONNA.IT

http://www.edesseredonna.it/cultura/le-poesie-della-giovane-adua-biagioli-lalba-dei-papaveri/

 

Le poesie della giovane Adua Biagioli Spadi. “L’alba dei papaveri”

di Cora Craus –

Una tavolozza di versi, un puzzle di sentimenti, preziose tessere di un mosaico di emozioni nella silloge “L’alba dei papaveri – poesie d’amore e identità” (ed. la vita felice – pag.88 – € 12), di Adua Biagioli Spadi. Vi è nelle composizioni di questa giovane poetessa una capacità quasi magica di trasfondere forza e semplicità.

Ci siamo soffermati a lungo su una lirica dedicata alla sua terra d’origine: “Pistoia”. Il ritratto della propria città che cela  e disvela, esalta e rafforza il personale ritratto di se stessa, della propria anima, canta i desideri profondi di trovare e ritrovarsi. Tutta l’intensa e delicata raccolta è un’affascinante viaggio alla ricerca di se stessa dentro di sé, dentro la propria ombra, la propria anima. Emerge un bisogno di abitarsi e condividere sentimenti, stati d’animo “ Intravedo le ciglia velate/folte cornici di occhi più grandi/così arresi, spalancati alla luna/. [.] Come un mistero emergi più viva/ nell’intreccio accurato di stelle”.

Versi dall’ampio respiro, e moltiplicati dettagli, espandono la loro forza e catturano l’attenzione, un caleidoscopio di parole, in una voluta o involontaria sinèstesi rivelano una intensa inquietudine. Per lei, poetessa e affermata pittrice, sembrano scritte le parole del conterraneo toscano Leonardo da Vinci: “La pittura è una poesia che si vede e non si sente. La poesia è una pittura che si sente e non si vede”.

Conquista l’armoniosa costante ispirazione, quasi simbolico filo di “briciole” d’infantili e fiabesche letture, a fiori “Profuma il glicine della vita”, a stelle “ l’incedere dell’uomo verso il sole/ è un mistero di stelle fra le dita”. Così come il delicato specchiarsi nella Luna, sublime simbolo di femminilità “Niente è più mio della luna/ nel cielo senza ali/”.

Nelle liriche di Adua è forte la “sensazione” che abbia voluto fermare in esse, attimi di riconoscimento di sé, pragmatica, sotto questo aspetto la composizione: “Quando mi piaccio”; “dipingo alla rinfusa/ e rido degli errori più ostinati,/ho il possesso dei pianeti “. Così come in “Poeti” supera l’indagine su se stessa abbracciando una intera categoria dando forza di universalità alle parole “Siamo gli amanti armati d’inchiostro/nella stanza della Terra/battuta dalla pioggia/ [.]Siamo le anime grezze dei diamanti/dei sottili travagli inconfessati”.

Ci siamo perse e ritrovate, insieme all’autrice, nell’ansia, nell’emozioni, nell’immaginazione de “La pagina bianca”. Così come tangibili, corporei sono diventati i versi di “Parole antiche”.

In questa raccolta, opera prima, di Adua Biagioli Spadi, l’attenzione della poetessa si concentra, d’altronde lo dichiara esplicitamente nel sottotitolo – “poesie d’amore e identità” – sulla ricerca di aspetti profondi e luminosi, sulle policromie dell’animo umano. E, la parola nitida, pulita, ricercata emerge con forza espressiva. Affascina l’invisibile ponte, creato con maestria, tra la descrizione della realtà e il dilagare della poesia.  Colpiscono in questo opera prima la linearità della “narrazione” e l’acuta introspezione, dove l’eleganza del verso si fonde con la capacità della lettura psicologica.

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Grazie Giuseppe Barreca per le tue parole..sul Blog POESIAESCRITTURA.BLOGSPOT.IT”

http://poesiaescrittura.blogspot.it/2016/02/adua-biagioli-spadi-lalba-dei-papaveri.html

Adua Biagioli Spadi, L’alba dei papaveri, La vita Felice, Milano 2015

 

Ho avuto la fortuna di ricevere e leggere questa silloge di poesie. Mi sono piaciute e ho deciso di trascriverne alcune, commentandole in maniera istintiva, lasciandomi trasportare dalle sensazioni che esse mi trasmettevano. Non mi sono permesso riflessioni tecnico-metriche, che avrebbero richiesto tempo eccessivo e avrebbero forse “tradito” l’ispirazione genuina, autentica, che muove la mano della poetessa.

È una poesia “femminile” senza dubbio, ovvero legata a una intimità raccolta, nella quale abbonda una passionalità tenue, morbida. I termini scelti sono spesso legati a sensazioni di tenerezza, di tranquillità, di una natura che accoglie più che dare. Ci sono spesso momenti di liricità pura, nella quale il dato naturale viene trasfigurato fino ad assumere un significato alto, che si spoglia di ogni riferimento concreto (“La neve è intorno ai capelli dei vecchi, / nei cigni dipinti sul filo dell’acqua / tra silenzi inciampati di bimbi: / loro non sentono il freddo, / il giuoco è tutto l’essere che li divora” da: Inverno). Ci sono momenti di intensa passione che non vengono raccontati, come succede spesso oggi, con abbondanza di termini forti, impudichi, ma con un riferimento tenue e indiretto (cfr. Hai svegliato me). La poesia infatti spesso sgorga, nelle parole della poetessa, dai punti all’apparenza meno “poetici”, cogliendo quasi all’improvviso il lettore, il quale però, alla fine, è contento di leggere questi versi dove le cose non vengono spiegate e dette, ma fatte intuire con delicatezza. In fondo la poesia deve accendere la luce, ma lasciare libero di camminare il viandante e il lettore.

 

IL SEME

Niente avviene per caso,

a ogni passo riscopro una foglia.

Si diramano strade diverse

si fonde il cuore alla linfa,

ma radice aggrappata si nutre di me,

luci e ombre odorano di me.

L’anima fugge

il pensiero con lei.

Solo l’argilla festeggia la pioggia:

proietta nel tempo il seme che sono

e quello che sarò.

 

La poesia riesce a dire cose che difficilmente le parole prosaiche sanno comunicare. Non si tratta di un dogma, bensì di una verità di esperienza nota a ogni artista. I semi del poeta sono parole che germoglieranno chissà dove.  Ma che importa? La poetessa percepisce se stessa in comunione simbiotica con la natura: non si immerge in essa, né le attribuisce significati allegorici. Si limita a sentirsi a fianco a lei, augurandosi che le sue parole, una volta scritte, non rimangano morti segni sulla carta bianca, ma fruttifichino, nella testa di chi li leggerà. L’epilogo forse intende proprio questo: la pioggia impasta l’argilla e crea qualcosa, il terreno fertile affinché il seme di ciò che la poetessa è e sarà dia frutti, dia ancora, nel tempo lungo, segni di sé.

 

L’ASSENZA

Senti come tutto quaggiù

si trasforma sotto la neve.

Il tetto spiovente è scivolo immacolato,

piegata di peso è la morbida frasca

pare onda appesa all’aria che gela.

L’azzurro bagliore mi sfugge

in opaca crosta di quercia

il fuori condensa perfino quella carezza.

Pure il mio restare in questo fermarsi

un istante biancheggia,

silenzio degli strumenti.

L’orizzonte è un altro e io

non arrivo mai.

Tutto sparisce

sotto la neve che copre,

tranne queste tue rose infuocate

che non so più guardare dentro,

nel profumo dell’assenza.

 

La poetessa coglie l’attimo. È la cosa più difficile da fare per una artista, eppure, forse, dovrebbe essere il suo unico scopo. La poetessa in questo componimento attua un processo di progressiva smaterializzazione della “materia” letteraria. I primi versi rappresentano oggetti concreti che diventano metafora per i successivi versi che riproducono situazioni sempre più rarefatte e immateriali. La situazione di sospensione, di attesa di qualcosa di ignoto è tratteggiata impiegando un oggetto classico della poesia della dimenticanze e dell’assenza: la neve. Ma la poetessa non cade in cliché, né ricopia atmosfere pascoliane forse oggi desuete. Riesce invece a delineare il senso di una mancanza lieve, non dolorosa; c’è un orizzonte da raggiungere, ma l’atmosfera tenera, la neve che cade, le impedisce qualunque movimento. E dell’assenza rimane il profumo.

 

ROSSO

Mi affaccio nel rosso rubino

del rosso.

I battiti silenziosi tendono,

esplodono fuori

dal dentro,

dove lava lavora

incessante

nel sordo suono irrisolto

d’irrequietezza che mi resiste.

Il rosso è un lago di porpora:

imprigiona con la materia

per liberarmi all’abbraccio dell’aria.

E parlo a lui quasi fosse un amore:

gli chiedo di non spegnersi

di non finire il caos del mistero;

gli chiedo di bruciarmi ancora e

ancora il volto

nelle fiamme del suo ardere.

Sì, il rosso è pietra che brilla nascosta

splende nell’organo di vita pulsante

non sa di un gelo che stermina

i fiori e li spezza.

Il rosso ha il gusto della passione

mirtillo e fragola intrisi,

può essere un sogno,

un danzare ondeggiare

di cui neppure ti accorgi.

 

Questa poesia è accesa di colori, di passione. L’autrice non cade nella retorica del binomio “rosso-passione d’amore”. O meglio, credo che accetti tale binomio, ma dandone un’interpretazione molto personale. Ecco allora che il concetto di amore si amplia (si leggano alla fine della raccolta le commoventi poesie per i genitori), fino ad assumere una valenza universale. La poetessa allora racconta una generale passione per la vita nelle sue diverse forme, operando una specie di sinestesia lirica: invece di descrivere con lunghe frasi una determinata sensazione, si limita a mostrarla al lettore. “Vedere” una passione, ascoltare un colore: in poesia può accadere. È una poesia che accende e chiude la fantasia.

 

L’immagine di me

Stringerai un’immagine di me

fra le dita tue spietate,

ma sceglierai?

Il girasole che illumina la via

o la mossa frastagliata multiforme

che appena sottilmente vedi,

al flusso tremolante del pensiero?

È forse solo acqua

la freschezza dentro la tua acqua

che ti riprenderai

o i versi miei stampati fino

all’orgoglioso tuo che ti appartiene?

Sono io stessa così incastrata

nelle mie mappe,

così afferrata dalle infinite penne

che ho gettato gli occhi nelle carte

nell’ora tagliata che soltanto è mia,

l’ora del silenzio

che assomiglia a religione.

Tutto sfugge dalla me che sono stata,

come goccia, come acqua

come biscia dentro l’acqua,

fino a che riprendi la parte che ho più intatta

che fuggita

nel tuo abbraccio si consuma.

 

La poetessa è “incastrata” nelle sue mappe. E forse per questo scrive di sé a se stessa, per ritrovarsi, riconoscersi. La sua volontà di sperimentare diverse forme di espressione, le dà forse il dubbio di non sapere più chi lei stessa possa essere. Per questo si aggrappa ai versi che scrive, a quel che dipinge oppure all’immagine di lei che le altre persone conservano dentro se stesse. Chissà se è giustificata questa paura di perdersi. E chissà perché spesso questo timore angustia gli artisti. In tale componimento, però, non c’è paura: i versi si succedono quasi curiosi di scoprire se quel “me stesso” possieda qualche materialità. Infatti il paragone con l’acqua che scorre, simbolo estremo di totale transitorietà, quasi conclude la poesia. “Quasi” perché alla fine c’è un elemento affettivo e umano che, più di tutti, dona sostanza d’arte a questi versi. È molto bello, a livello stilistico, l’alternanza tra un verso breve e uno lungo, come a voler dare un’aria di sospensione e di attesa, che si consuma e scompare nel verso successivo.

Milano

Eccoti qui Milano di sfinge

con la tua cattedrale che piange,

mi giungi in un bellissimo canto

come usignolo nella nebbia

emerso dal centro:

vivi di voci di grigi incroci,

soltanto tu sui sogni mi voli.

L’ho chiusa nel palmo

la Milano che rincorrevo

frastornante in respiro

mi dice

che sono sussurri

pure le stelle.

Tra insoliti rami di sguardi

di corti segrete di scorci inattesi

scie rosate di abbracci

tu mostri.

Inconsapevole sveli e riveli

anche le fragole che non sai.

 

Milano non è la città dell’autrice. Milano non è una città in fondo. L’arte e la poesia ne hanno parlato migliaia di volte. È un’entità indefinibile, una sorta di caleidoscopio in continuo movimento che non mostra mai la stessa faccia. La poetessa però possiede una sensibilità acuta: per questo riesce a scovare la “sua” parte di Milano, a tenerla presso di sé, a parlarne. Un’umanità esiste anche a Milano, soprattutto quando si scoprono in essa angoli inattesi di città-paese, quasi di corte di campagna, annegati ma non scomparsi nel cicaleccio industriale-finanziario e spesso disumano di questa città mastodontica.

 Giuseppe Barreca – “POesiaescrittura.blogspot.it”

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Bellissima recensione per L’Alba dei papaveri scritta da Elisa Sartarelli che ringrazio per la sincerità del suo scritto e per l’amicizia. Potrete leggere sul blog    :    www.elisasartarelli.it

Non solo ho ricevuto un bel libro di poesie ma anche una dedica scritta dall’autrice Adua Biagioli Spadi all’interno; e non solo la dedica nel libro ma anche una lettera dell’autrice! Insomma, più che una sorpresa!

“L’alba dei papaveri – Poesie d’amore e identità” è uscito a giugno 2015, edito da La Vita Felice.

La copertina celeste, un celeste opaco, tenue, sembra dica: “Sfogliami!”. Anche l’immagine di copertina, discretamente sistemata a lato, mi ha subito colpita: davvero un bel quadro con i papaveri, e davanti in foto due mani che sembrano volerli prendere. Mi sono stupita nel vedere che non solo il libro ma anche il quadro è opera di Adua Biagioli Spadi! Bravissima!

A volte scopriamo dei piccoli tesori pubblicati da editori minori e scritti da autori poco conosciuti, che però si fanno largo nella nostra libreria, nel nostro cuore e nell’anima, restando per sempre parte di noi. E questo libro è uno di questi.

Nella prefazione di Ilaria Minghetti si legge: “La vita è concepita come un’avventura magica, preziosa, unica, nella quale il mistero è stupore, la speranza è sostegno vitale”.

Una concezione della vita che si sviluppa tra il 2007 e il 2014, periodo durante il quale la poetessa parla a se stessa e agli altri scrivendo questa raccolta. Ed eccola osservare il passato con gli occhi del presente, per comprenderlo meglio e comprendere meglio se stessi.

Poetessa e pittrice: uno splendido binomio! La prima poesia s’intitola “Rosso” e la seconda, “La Pietà”, è un omaggio a Michelangelo Buonarroti. Perché un artista è un artista: quando dipinge non fa solo il pittore e quando scrive non si comporta solo da scrittore! E questo compenetrarsi di diverse arti mi fa capire che Adua sia un’artista, una che l’arte in diverse forme ce l’ha dentro.

Non ci conosciamo personalmente ma un bel giorno ho ricevuto una sua richiesta di amicizia su Facebook. E così ho conosciuto il suo libro e il suo mondo.

Mi ha colpita l’inizio di “Nel silenzio”: “Nel silenzio che mi sta dentro, / in quello sospeso dell’aria ferma / dimorano i sogni / come punti di arrivo mai toccati”.

Difficile entrare in ogni frase di queste poesie che all’attrice rimandano un passato preciso ma che il lettore, all’oscuro di quel passato, non riesce a vedere o a immaginare. Se ne avverte solo il sentore, perdendosi nei propri ricordi e in quello che le parole ci suggeriscono, ritrovandolo nella nostra storia personale.

Una poesia molto ricercata, raffinata, che sembra andare sempre più in alto ad ogni parola. E ad ogni nuova poesia ricomincia la scalata.

Leggendo, mi sentivo come se stessi mordendo una mela verde: ad ogni morso un suono croccante, un sapore aspro e poi dolce di ricordi difficili e temperati.

Bella “Pagina bianca”, soprattutto quando dice: “Assomigli quasi al mondo / inventata per i pensieri, / invisibile mappa senza confini”.

Ho apprezzato molto anche “Un inverno”.

Bellissima la sua idea di speranza, nell’omonima poesia: “Punto giallo al cento del nero”. L’anima della pittrice riemerge spesso e sempre a proposito, lasciando un tocco di colore all’immaginazione.

Queste poesie sono un mix di visioni e di ricordi. Poesie personalissime realizzate come quadri di Picasso, doni della poetessa a chi le vuole percepire. Non una realtà tangibile ma intima nella quale l’autrice vorrebbe trasferirsi. È come luce attraverso un prisma.

Nella poesia “La mia casa” scrive: “Mi piace guardare la mia casa / avvolta nella sera”e poi “Come il ragno scoperto / la paura fugge via”. Perché è così, la paura svanisce quando si è casa, scompare davanti alla sensazione di casa.

Sembra di vedere il paesaggio descritto in “Un altro mondo”, che racconta di qualcuno che sa di un mondo innevato, “quando la neve impalpabile / diventa bellissima, / pallida accende d’incanto / i boschi fantastici”.

Ho apprezzato particolarmente “Oltre (omaggio all’amicizia)”. Da leggere.

Sono 69 poesie. I temi sono vari. Molto tenero che le ultime due poesie siano dedicate al padre e alla madre della poetessa.

Elisa Sartarelli

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Bellissima recensione per L’Alba dei papaveri scritta dal Prof. Giorgio Poli che ringrazio anche di avermi presentato il libro con una maestria eccellente. Grazie ancora..

Adua Biagioli Spadi “L’alba dei papaveri”, La vita Felice, Milano, 2015

 

Essendo questa l’opera prima di una poetessa non più giovanissima si è autorizzati a considerarla  il bilancio della propria attività poetica ma al contempo anche il bilancio della vita sin qui vissuta. Una rapida scorsa all’indice ci dice che qui sono stati raccolti 69 testi; non sono certamente pochi e già questo numero ci dice qualcosa sulla tenuta scrittoria come sulla ricchezza della vita interiore dell’autrice. Si potrebbe discettare se sarebbe stato opportuno strutturare diversamente il libro, che so?, articolarlo in sezioni contenenti testi tematicamente affini o cronologicamente vicini. Invece queste 69 poesie sono state messe tutte sullo stesso piano (preciso che la mia è una constatazione non la segnalazione di un limite) pure provviste di un proprio titolo che ne sottolinea l’autonomia, con ciò stesso incrinando la possibilità di stabilire convergenze e omogeneità che un’operazione critica degna di questo nome deve pur rinvenire. Un’opera di questo spessore quantitativo, ma anche qualitativo come vedremo, si apre ad un ampio ventaglio di percorsi critici, di attraversamenti del testo (ad es. ruolo e peso della memoria, le città e i luoghi del cuore, l’attesa e l’assenza, ecc.). Ogni lettore critico dovrà scegliere la strada a lui più congeniale e io ovviamente ho scelto la mia.partendo dalla copertina. Biagioli Spadi, oltre al bellissimo titolo, forte di una vivacità coloristica su cui ritornerò più avanti, ci fornisce un sottotitolo (poesie d’amore e identità) che non dobbiamo sottovalutare ma, al contrario, mettere bene a fuoco. Allora dico che le parole “amore” e “identità” contenute nel paratesto sono il Leitmotiv, la chiave con cui aprire la porta del macrotesto; esse ci spianano la strada per arrivare al cuore del libro e ritengo che senza forzature possano essere considerate un’endiadi (figura consistente nell’esprimere un concetto unitario attraverso due termini coordinati: nel caso di specie:  identità amorosa. E questo dice già tanto!). Ma analizziamoli uno alla volta. Primo sostantivo (“amore”). Per tanti versi o, meglio, per i tanti versi, quella di Biagioli Spadi è una poesia innamorata. L’io poetante – uso questa espressione  per rimarcare la pur minima distanza dalla persona fisica dell’autrice dei versi: una distanza che esiste anche se si fa di tutto per annullarla con la parola “identità” (come a dire: attenzione: qui mi ritroverete tutta, quasi psicologicamente nuda, senza maschere di sorta) – l’io poetante, dicevo, è portatore di una straordinaria carica d’amore che, appunto perchè eccessiva, è destinata a restare inappagata. Il fraseggio amoroso  è caratterizzato da una calda affettuosità con  rare punte di erotismo esplicito o magari delegato. Per dare un’idea di questa poesia innamorata ricorro ad un’essenziale campionatura. Sul piano della definizione si veda Scintilla, p.73: “L’amore è una scintilla infinita/dove tu ancora non arrivi/e io già tutta la possiedo”; sul piano della  analogia (Le aquile, p.68: “…le aquile vere/…/catturano vette e ci fanno l’amore,/il viver loro è sempre di più/del mio fragile tremante volo”); infine su quello della fenomenologia (Delle tue radici, p.37). Mi spingo addirittura a dire che solo uno sguardo femminile come il suo poteva essere capace di tanta delicatezza di accenti. Essa ha per oggetto una figura maschile che si individua tramite l’allocuzione a un “tu” amato, ora vicino ora lontano, ma lo spazio testuale è interamente dominato da un Io che non cela fragilità e dubbi ma che si fa forte proprio di questo. La poesia innamorata si estende ovviamente al mondo della natura sulla quale l’io posa uno sguardo incantato per cui  il consueto diventa meraviglioso, il comune straordinario. Se scienza e tecnica tendono a manipolare la natura, i poeti in genere ce la restituiscono intatta, magari anche più bella, proprio come fa l’autrice in forza dell’evidenza di immagini vivide, colorite nella stessa misura in cui sono colorate.

Sono convinto, ovviamente sulla scorta di autorevoli critici, che l’inizio e il finale di un’opera letteraria siano decisivi per ricavare importanti  suggerimenti in ordine al suo senso globale. Del primo verso qualcuno ha detto che, come il primo amore, non si scorda mai. Qualcun altro (P.Valery) che il primo verso è un dono degli dei, mentre gli altri sono a carico del poeta di turno. Ma qui ci si riferisce al primo verso di un testo di lunga durata: un poema o almeno un poemetto e ognuno di noi ricorda benissimo l’attacco dell’Iliade nella versione del Monti, o quello della Divina Commedia o del Furioso dell’Ariosto e via discorrendo.  Ma quando si ha a che fare come qui con una raccolta di poesie il discorso va riformulato: è la prima poesia o l’ultima che possono dirci qualcosa di importante se non decisivo. Nell’Alba dei papaveri le ultime due poesie dedicate alla madre e al padre sono evidentemente un omaggio parentale, un tributo affettivo non utilizzabile per l’operazione di cui sopra. Ma il primo testo è di tutta un’altra stoffa. (Rosso, p.11). Questa è una straordinaria  e degnissima poesia proemiale, fornita di una bellezza abbagliante e di una chiarezza quasi cristallina. A mio avviso è la poesia che non solo apre la strada alle altre ma che in qualche modo le alimenta col suo fuoco ardente (ad es. in Sguardo fra le stelle, p.58,  della vita si dice che è “un roseto acceso.. /che sfavilla e muta”), col suo empito travolgente. Qui ogni parola appare giusta,  necessaria, quindi convincente a partire da quel “Mi affaccio” iniziale, seguito da “nel rosso rubino/del rosso”. Non sfuggano la novità e la potenza della dizione: si colloca in primo piano una figura della ripetizione (con valore intensificante) che contiene pure una variatio grammaticale (infatti il primo “rosso” è agg. puro mentre il secondo (il colore) è agg.sost.).  Quando ci si accinge ad accostarsi ai misteri e ai segreti del nostro cuore (il “rosso rubino”) si rischia di essere accecati dalla potenza dei sentimenti e delle passioni trasposte nel fulgore della pietra più rossa esistente in natura, dunque occorre cautela e prudenza che quell’affaccio restituisce come meglio non potevasi. Poi, l’io poetante perde l’equilibrio, precipita nel “lago di porpora”, chiedendo di bruciare nella sua fiamma perchè ogni altra modalità sarebbe l’insensato spegnersi di una vita soffocata. “Colore del fuoco e del sangue, il rosso è per molti popoli il primo colore, perchè è il più strettamente legato al principio della vita. Ma vi sono due tipi di rosso: uno notturno, femminile, che ha un potere centripeto di attrazione, l’altro diurno, maschile centrifugo, turbinoso come un sole” (cito dall’importante Dizionario dei simboli della Rizzoli). Non si può nutrire alcun  dubbio sul tipo di rosso prediletto da BiagioliSpadi. L’altro pilastro si cui si regge, a mio avviso,  la struttura del libro è la poesia eponima, quella che gli dà il titolo e che viene  riproposta in quarta di copertina.  Questa poesia è indubbiamente più densa perchè più connotata della poesia proemiale. Sono dodici versi, l’ultimo dei quali è staccato dai precedenti. E’ un testo dal fascino indiscutibile per quel tono concentrato, affettuoso, ad avvisare il lettore che si sta aggirando nelle  zone più segrete e inconfessate della psiche dell’io poetante, dalla quale emerge per frammenti qualche ricordo ma anche qualche esperienza rimossa. Bisogna affidarsi alla suggestione dei suoni e delle immagini che si orientano secondo la figura del climax (progressione di frasi in crescendo). Intanto nel primo verso spunta la luna senza la quale nella poesia biagioliana non si compie niente di importante  dato che incarna la sua Stimmung malinconica. L’ultimo verso, staccato dalla strofa precedente, ripropone il titolo con una voce verbale (E‘) che suggerisce l’accadimento e con l’aggettivo apparentemente pleonastico “rossi”. L’aggiunta accentua l’immagine dilatandola oltre se stessa. Come non ritrovarvi un’eco, una reminiscenza cosciente o inconscia delle pascoliane “fragole rosse” di  Il gelsomino notturno? (peraltro questo sintagma lo si trova pari pari a p.14). Personalmente avrei lasciato la preposizione articolata “dei” invece di trasformarla in “di”. Se qualcuno obiettassse che si tratta di un dato poco significativo, risponderei “Eh no! Qui è in gioco la differenza tra determinatezza e indeterminatezza. I vv. 10-11 sono semplicemente stupendi: quei “fiori avvinghiati” sono, a mio avviso, una  proiezione identificativa, un esemplare di quell’erotismo delegato di cui ho parlato. Se i papaveri di Biagioli non sono quelli da cui si ricava l’oppio e poi l’oblio, ma gli umili fiori di campo cari a Demetra, dea delle messi e dei misteri eleusini, e simboleggianti il fuoco della passione amorosa, è trasparente l’allusione ad un giorno in cui si possa realizzare l’evento eccezionale, l’epifania dirompente. Insomma quella pienezza vitale che solo nell’amore trova la sua compiuta realizzazione. Ma come si può vedere, si ritorna nel campo semantico del rosso/fuoco/passione. Qui si ha a che fare con un’accensione specialissima: le memorie (della infanzia o della giovinezza) sono accese, e anche nel terz’ultimo verso compare un accendersi (quello del cielo). Si ha l’impressione di una vita incompiuta o incompleta (i due “quasi”), ma infine ecco la tanto a lungo attesa alba dei papaveri rossi, che prelude ad un nuovo inizio esistenziale. Qui, come peraltro altrove, i territori della memoria si rivelano contigui a quelli del sogno.

Se, come si è visto, il color rosso (legato al fuoco, al sangue, alla passione amorosa, al prediletto e umile fiore del papavero) appare l’elemento organizzativo, strutturante dell’intero libro, non per questo l’autrice trascura gli altri principi essenziale all’origine del Tutto, quelli che i greci chiamavano archài. L’aria (diciamo: cielo), l’acqua e la terra come suolo dove appoggiamo i piedi sono una presenza diffusa, capillare; una presenza talora singolare, talora collettiva come in L’assenza (p.13, dove, guarda caso, fanno capolino misteriose ma non troppo “rose infuocate”).

Sul piano linguistico appare sostanzialmente rispettoso della norma grammaticale. Segnalo come infrazione più marcata solo una certa predilezione per la sostantivazione di aggettivi, o participi che indubbiamente muta la percezione della realtà, volendo in questo modo dare sostanza, quindi rilievo, importanza,  ad elementi che di per sé non l’avrebbero.

Concludendo: questa è un’opera prima di notevole maturità.

 

Giorgio POLI

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Grazie a Tiziana Curti per l’assaggio della recensione su “L’Alba dei papaveri”..che potete leggere su

https://tizianacurti.wordpress.com/piccole-recensioni-per-gli-amici-n.11-l’alba-dei-papaveri-di-adua-biagioli-spadi

Eccoci all’undicesima recensione per un’altra cara amica. Adua Biagioli Spadi, è anche una valente pittrice ed ha al suo attivo numerose ed importanti mostre personali e collettive,probabilmente è proprio in virtù di questa sua duplice esperienza artistica che le sue poesie sono tanto piene di riferimenti alle stagioni e ai colori degli elementi della natura.
Ho conosciuto Adua Biagioli Spadi nel 2012 in occasione di una sua personale , penso una delle prime nella città di Firenze , presso SMS Rifredi.
Fui chiamata dal presidente dell’Accademia Alfieri Dalmazio Masini che mi disse:-c’è una nuova socia che viene da Pistoia ed espone in una mostra personale vicino a te , ha una piccola silloge da presentare ti senti di organizzare un recital durante l’esposizione?l’associazione è sempre disponibile per i suoi soci- accettai e così conobbi questa dolcissima signora , delicata come un giungo e i suoi deliziosi genitori. Da allora abbiamo collaborato spesso e mi fa un immenso piacere presentare la sua opera prima qui sul mio blog e nel gennaio 2016 presso la libreria Marabuk a Firenze.
Da quella prima esperienza Adua è molto cambiata,è cresciuta, il suo stile si è fatto maturo, la sua forma ha preso un andamento musicale e accattivante pur rimanendo nell’ambito verso libero.
Leggendo si riconosce qualche polimetro qualche bella rima , molte assonanze che brillano illuminando l’insieme.La linea di conduzione è data dallo scorrere del tempo, dalla ricerca e dal desiderio d’amore. Il passato e il futuro visti sempre in modo positivo sono la chiave del suo percorso attraverso le esperienze si può arrivare all’alba della rinascita e come i papaveri esplodere di colore rosso passione, simbolo di speranza e di bellezza .

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Bellissima intervista di Raffaella Amoruso sul suo Blog “PLAUSO”…grazie ancora.

martedì 27 ottobre 2015

ADUA BIAGIOLI

Plauso ha il piacere di puntare i suoi riflettori su : ADUA BIAGIOLI

Benvenuta Adua! Parlaci di te:

Adua Biagioli Spadi: maestra d’arte e Operatrice Culturale dal 1997, pittrice e poetessa.

Dopo gli studi artistico-umanistici segue corsi di aggiornamento di scrittura partiti al Teatro Studio blu di Pistoia (oggi Il Funaro), partecipa a Reading poetici ed è presente in numerose pubblicazioni di antologie di Premi e Concorsi letterari nazionali ed internazionali tra le quali AMBROSIA, presentata in anteprima ad  EXPO’ 2015 a Milano. Frequenta il laboratorio di Lettura Scenica sotto la regia di Dora DOnarelli ed è Socia dell’Accademia Alfieri in poesia di Firenze e del Cenacolo Accademico Europeo Poeti Nella Società di Napoli, per il quale collabora con recensioni.

Collabora saltuariamente per Euterpe, rivista Letteraria e Culturale (Blog Letteratura) e scrive sul proprio Sito Internet www.aduabiagioli.it.

Dopo varie pubblicazioni in Antologie poetiche e riviste d’arte, nel 2015 esce il suo primo libro di poesie “L’Alba dei papaveri” edito La Vita Felice (MI).

Tra i premi letterari si ricordano:

Il 1°premio per la narrativa al Concorso Letterario De Leo-Bronte – con un racconto inserito in Antologia Bronteana 2014 e sui siti Internet Internazionali BronteBlog e BrontePersonalBlog; Premio Premio Letterario Nazionale di poesia Ambiart 2014– Milano – conferimento del Premio Regionale Unico per la Toscana; finalista al Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica con la silloge poetica inedita “SOLE” – 2014; Quarta tra i finalisti al premio Nazionale Letterario Città di Follonica 2014 “Il Cipressino d’Oro”; Finalista e Primo Premio Ex-Equo per merito alla poesia Inedita – Premio Letterario Internazionale Città di San Marcello Pistoiese.

PUBBLICAZIONI O MOSTRE -SITO – BLOG – PAGINA PERSONALE

Pubblicazione in Antologia del Premio Internazionale Letterario Baccarini Città di San Marcello P/se 2015- Poesia inedita; Pubblicazione di una poesia da “L’Alba dei papaveri” sulla rivista letteraria “Qui Libri”nr.30 Agosto/Settembre 2015;  Pubblicazione di alcune poesie de “L’Alba dei papaveri” sulla rivista culturale Letteraria Leopardi – Settembre 2015; Pubblicata una poesia de “L’Alba dei papaveri” sulla rivista settimanale cattolica “La Vita” (PT); Pubblicata una poesia in Agenda dei poeti – OTMA Editore – 2015.

Pubblicata in Antologia del Premio Letterario Nazionale “Nuovi occhi sul Mugello” 2014 – Poesia su Giotto;

Pubblicata sul Blog on line “Vibrisse” di Giulio Mozzi – per la rassegna “Le cose che sono in casa” – Poesia “Post-it”; Pubblicata una mia recensione sull’arte “Quando la bellezza diventa edonismo” sulla rivista culturale letteraria “Euterpe” –Ottobre 2015; Pubblicata una poesia su Antologia del Premio letterario Piemonte Letteratura” 2015 XXII /I) Ed. Centro Studi Cultura e società – (TO); Pubblicata in Antologia del Premio Letterario “Fiori d’Inverno” 2014 – Ed. Il Quadrifoglio;Pubblicata una poesia in Antologia letteraria “Alda nel cuore” – Voci di poesia – 2015; Pubblicata una poesia edita “La Vita Felice” dalla raccolta Ambrosia 2015 – sulla Rivista culturale letteraria Alfieri – Accademia Vittorio Alfieri (FI); Pubblicata una poesia in Agenda letteraria IBISKOS ULIVIERI – 2010; Pubblicata in Antologia del Premio letterario “L’amore non dà nulla fuorchè se stesso” – Edit Santoro – Poesia pag. 12 “ Lo sguardo” e pag. 13 “Restare”; Pubblicata in Antologia Bronteana III –Premio Letterario nazionale De Leo Bronte – per la narrativa e la poesia. 2014; Pubblicata in Antologia poetica 2006/2010 “Premio Letterario Un Monte di Poesia” – Abbadia San Salvatore – Accademia Vittorio Alfieri (FI)- pag. 48 poesia “Un altro mondo”; Pubblicata in Antologia del Premio Letterario La montagna Vallespluga 2009 -  Sulla Collana “Le Schegge D’Oro” Ed. Montedit – pag. 10 poesia “Dall’alba nel tramonto”; Pubblicata in Antologia del 13° Concorso Nazionale Poesia Grigioperla” – Amore – Auser di Montale (PT – Ed. Ma.Ga.Ma. – pag. 63 poesia “Lettera d’amore”;Pubblicata sulla rivista multimediale fondata da U. Montefameglio “Il Club degli autori” Marzo 2009 anno 18 nr. 190-191-192 – Pag. 24 Poesia “Un mondo migliore” edita da “La Vita Felice” inserita nella raccolta “L’Alba dei papaveri”.

Pubblicata in Antologia del premio Internazionale di Poesia San Domenichino Triennio 2007/2009 a cura di F. Pedrinzani p. 272 poesia “Domani”; Pubblicata in Antologia del Premio di Poesia “Il Club degli autori” 2008/2009 Ed. Monedit – Collana “Le Schegge d’Oro” p. 10 “Una busta bianca”.

Sul Sito Internet www.aduabiagioli.it sono visionabili sia il curriculum letterario che artistico completo con le mostre personali e collettive.

La mia pagina personale Facebook è Adua Biagioli Spadi; presente anche su Twitter.

 

Che cosa fai?

Lavoro a contatto con l’utenza, essendo in Polizia Municipale, scrivo e dipingo.

 

Come ti definisci? 

Appassionata del ‘bello’, culturalmente impegnata.

 

Qual è il tuo messaggio? 

Osservare e ascoltare la vita, anche nel momento in cui si soffre un po’ la nostra paura del vivere.

 

Come nasce un’idea?

Un’idea nasce  principalmente da quello che mi circonda, da quello che vivo tutti i giorni, emozioni e suggestioni, ma anche desideri, sogni, fragilità. Un’idea nasce talvolta nell’inconsapevolezza, frutto dell’ ispirazione più ‘scintillante’.

 

Che cos’è per te l’ispirazione? 

L’ispirazione può essere un’onda trasparente, un vento caldo, un cielo incandescente, una leggera scossa che investe l’anima.

 

Che cos’è l’arte? 

L’Arte è un affluire di bellezza e di verità che si allacciano, si riconoscono come in un abbraccio e rispecchiano l’esagerata chiarezza e regolarità dell’essere e del mondo.

 

In che circostanze ti vengono le migliori idee? 

Le migliori idee, vengono all’improvviso, quando devo rincorrere la penna o il pennello che non ho a portata di mano, la sera, la notte, all’alba. Nell’attimo in cui un pensiero si trasforma, o meglio richiama qualcosa di vero, di bello e di desiderato.

 

Come si deve valutare un’opera artistica? 

Penso si debba valutare nella sua interezza, con tutti i parametri che la caratterizzano, a partire dalla forma per finire al concetto, includendo l’epoca in cui è stata creata.

 

L’artista deve reinventarsi ogni giorno? 

Sì, il termine ‘reinventarsi’ è qualcosa che presuppone innovazione, fuori e dentro, originalità, cambiamento di stile, apertura alle nuove idee e alle nuove generazioni, penso che però non sia un dovere, piuttosto una necessità per ‘essere’.

 

Che artisti ammiri e in che modo hanno influenzato le tue opere? 

Ammiro Caravaggio per l’intensità e l’espressività coloristica che mi coinvolge, ammiro Klimt per l’originalità e la dolcezza che infonde attraverso la morbidezza delle immagini, ammiro Michelangelo per la sua complessità, per la voragine di intelligenza e la genialità in cui mi perdo, per la poesia che restituisce e ammiro l’arte che mi concede di sognare in genere, compreso il surrealismo.

 

Quanto conta per te pubblicare (se scrittore o Poeta) mostrare le tue opere (se artista visivo)?

Pubblicare è il gesto finale con il quale si compie un ciclo. E’ importante nella misura in cui si vuole condividere qualcosa di nostro con il mondo. Mostrare quello che scrivo e quello che dipingo in generale lo adoro, mi fa sentire viva e mi dà quel senso di appartenenza alla terra e un po’ di più, che altrimenti resterebbe in un oblio senza senso. Penso anche però,  che già di per se sia importante, una ricchezza e un dono sono lo scrivere e il fare arte, al di là che si riesca poi nell’intento di pubblicare o di mostrare, perché le arti in fondo sono un dono personale concesso che non si impara, se non che ascoltando se stessi e amandosi come fossimo parte della natura.

 

Quanto conta la copertina in un libro? Parlaci della tua creazione.

La copertina ha una sua importanza, è il primo polo attrattivo, di forte impatto visivo, che prima del titolo ingabbia l’occhio e trasmette già la prima emozione, se non addirittura una chiave interpretativa di un concetto. Se poi la copertina è anche un proprio dipinto, come nel caso della mia creazione, del mio primo libro pubblicato a giugno 2015,  “L’Alba dei papaveri”, poesie d’amore e identità, per l’esattezza sessantanove poesie, bene, allora direi che vale anche molto di più. So di averci messo tutta la carica espressiva ed emotiva che ho dentro. L’impatto è forte, e non è stato difficile abbinare l’immagine di un campo di papaveri rossi, che amo per la tipologia del fiore innanzitutto, già simbolo della bellezza della spontaneità della vita e ricordo, insieme alle due mani che con delicatezza cercano di raccogliere tutto quello che il simbolo sta trasmettendo e offrendo, proprio come si raccoglie il frutto dopo la semina, in una speranza, in un’apertura alla vita e a una nuova stagione, un nuovo altro percorso volto al futuro.

Programmi per il futuro?

Continuare in questo percorso ricco, faticoso, magico, unico. Continuare a scrivere e a dedicarmi alle arti che amo. E poi, vedremo come raccoglierne i frutti.

Grazie a Raffaella per lo spazio concessomi. A presto!

 

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L’ALBA DEI PAPAVERi

Adua Biagioli Spadi

La Vita Felice (2015)

 

Recensione a cura di Annamaria Pecoraro

La poesia è un’autentica forma d’espressione che riesce ad entrare in punta di piedi nella sfera più intima del lettore e in primis nello stesso poeta. Adua così attraverso una ricerca profonda, guarda nei cassetti della memoria e percorre un viaggio emozionante all’interno di sé captando ogni sfumatura  e delineando, in ogni tempo i propri giusti colori. Dal rosso dei  primi amori, all’oro del disincanto o nel fortunato incontro con qualcuno, al bianco delle pagine di vita da scrivere, ai sassi argentati che stancano, al verde degli occhi, al blu della notte o del mare, allo stesso colore dei sogni.

Musicale ricerca del verso per giungere a caratterizzare un’identità propria di chi solo cadendo e bruciandosi, può dopo apprezzare anche il “profumo dell’assenza”,con maturata crescita.

Nell’agire e nel ponderato silenzio, semina quotidianamente quanto è nel Dna e abbraccia tanto gli errori, quanto ogni singolo papavero nato o donato dalla vita.

Il calore del focolare familiare è pilastro per la Poetessa, ritrovato nelle figure genitoriali, in parole antiche e nel ricordo. Una forza che non blocca, ma alimenta nuovi incontri e stimoli oltre le incertezze e gli inverni di una società che non sa ancora amare totalmente.

Ecco che la natura, le città (Pistoia, Milano), diventano punti prova e trampolini per svelare inconsapevoli ma fieri gesti: di speranza, di pace, d’immaginazione, di inizi nuovi, stagione dopo stagione.

La poesia diventa atto di sopravvivenza, d’accoglienza, di energetico fluire di forme, di voci e sentire.

“Quando mi piaccio/ mi perdo nei simboli/ tutto scivola via e scrivo/ respiro solo papaveri rossi/…”

Una miniera di sensibile conoscenza di sé, per arrivare a poter così conoscere ciò che ci circonda abbandonandosi  “all’estrema meraviglia/che si apre: /l’anima si perde all’infinito/ ai colori di un giorno mai traditi.”

Un culto dell’io, mai esasperato nel suo verismo, seppure concentrato nella ricerca del fascino primordiale e tipico dei poeti della seconda metà del 19° secolo.

“E tu non dire/ ch’io perdo il senso e il tempo/ della mia vita …”  cantava Antonia Pozzi (il 10 dicembre 1933) e “i miei giorni di palude tacciono risalendo canali infossati … che nessuno osi toccarli/seppure sepolti nella melma:/ disperderei me stessa …” come la Biagioli Spadi ai giorni nostri declama.

L’umanità parla: accarezza e schiaffeggia ogni giorno. Sta a noi divenire “Aquile”come dice Adua e vivere nel fragile volo in un mondo migliore, anche sotto la pioggia, nella malinconia, o nella scintilla essenziale che fa palpitare e fremere amando ogni scia, ogni alba, ogni sera e ogni singolo respiro.

 

 

Firenze 27/09/2015                                                                            Dulcinea Annamaria Pecoraro

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Bellissima recensione su

“L’Alba dei papaveri” di Adua Biagioli Spadi

scritta dalla Dott.ssa Irene Giacomelli

 

Adua Biagioli Spadi con “L’Alba dei papaveri” – Poesie d’amore e identità – Ed. La Vita Felice (MI)

 

La raccolta è frutto di un lavoro durato dal 2007 al 2014, durante i quali

come Leopardi nei suoi “sette anni di studio matto e disperatissimo”, Adua ha compiuto un percorso introspettivo che poi si è concretizzato in una vera pubblicazione motivata dall’esigenza di “parlarsi” e di parlare, da una ricerca prima di valutazione e poi di condivisione proprio su due ingredienti molto importanti della vita dell’autrice, ma credo di tutti: amore e identità. La raccolta di 69 liriche prende il titolo da una poesia omonima che viene collocata a metà della silloge e riprende il quadro sulla copertina che ha dipinto proprio l’autrice.

Vorrei soffermarmi sul PAPAVERO, sulla simbologia legata al papavero.

Abbiamo detto che ricorrono nel dipinto, nel titolo della raccolta e di una lirica, ma anche in altre poesie (Io colgo te p. 14: “Dovessi indugiare /come alba al suo nascere / nei papaveri della mia vita / o attendere una morte / così come esistenza ho sospirato / il tuo sommerso sguardo scorgerò, / e cristallina tua parola / a liberare il vento intrappolato”; Scegliere p. 26: “Ci sono montagne a respirare / da polmoni immensi, / distese di papaveri al Nord / dove ho raccolto i sogni”; Quando mi piaccio p. 43: “Quando mi piaccio / mi perdo nei simboli, / tutto scivola via e scrivo, / respiro solo papaveri rossi / appoggiata all’albero aggrappato del bosco”).

Abbondante è l’impiego dei colori che creano soprattutto ricercate immagini che al lettore si stagliano di fronte agli occhi. Il colore rosso è il predominante, il rosso vince sugli altri ed infatti gli è dedicata la lirica iniziale della raccolta, sono enfatizzate le immagini legate al rosso: rossi sono i papaveri, ma anche i lamponi, le ciliegie di giugno, il fuoco, il sole, l’orizzonte, i boccioli dei fiori, il corallo.Ma tutta la tavolozza della pittrice è rappresentata sia direttamente nominando il colore: p. 16 “sapore deluso di argento” p. 37 “i sassi d’argento”, p. 56 “nel verde pregnante dell’esistenza”, p. 19 “dovevo saperlo che eri grappolo di acini / intrappolato nel mescere dell’ocra” p. 37 “orgoglio troppo azzurro” sia indirettamente alludendo al colore: p. 45 “una stanza di latte (==> bianca)”.

E mutuata dall’autrice- pittrice è anche la forte presenza di elementi naturali, un vero e proprio trionfo della Natura che prende vita:

p. 42 “Quando mi piaccio / accarezzo petali e fragole, / i ramarri e le ranocchie, / inseguo lucciole al buio / l’eleganza della mantide”, p. 60 “solo l’argilla festeggia la pioggia” e tanti tanti altri. Natura e colori si compenetrano e si completano.

Abbiamo detto che le liriche di Adua sono ricercate e preziose per una serie di motivi ai quali aggiungo la ricercatezza lessicale e l’architettura sintattica: raffinati i neologismi ed i personalismi lessicali come “pioggia riverberina” p. 22, “bruscello” p. 19, “ricordi arrufolati” p. 21. Sottolineerei la potenza evocativa della parola: Tutta la vita p. 36;

Bellissimo p. 59; molte e preziose le figure retoriche, come le sinestesie “vedo … il profumo dell’incontro” p. 37, “fuma lieve il profumo di candela” p. 52, o l’allitterazione “ aleggiare … vagheggiare” p. 45, ma anche anastrofi, metafore.

I miei studi di letteratura classica mi hanno aiutata a creare confronti letterari e mi hanno spinta a dare un giudizio:

la poesia di Adua è di altri tempi ecco forse i numerosi premi che ha ottenuto; nel linguaggio della poesia di Adua c’è quella potenza evocativa tipica degli antichi cantori che con la sola forza della parola dovevano allietare, tramandare e farsi accettare nella società; una poesia evocativa, complessa perché ricercata ed aulica, ma comprensibile.

L’elaborazione di metafore con i colori mi ha richiamato alla memoria Saffo, il fascino della natura tipico delle descrizioni dell’Odissea ma anche Orazio Od. I 1 Carpe diem, quam credula postero perché nelle liriche, seppur dedicate a temi diversi (il silenzio, la notte, l’inverno, il Natale, Pistoia e Milano, i poeti, la pioggia, la malinconia, i suoi genitori…),  L’autrice si concentra sull’oggi, ma anche su ieri, perché è proprio grazie al passato che esiste il presente.

Oggi, il consumo letterario è molto più orientato al romanzo e in generale alla prosa, spostando la poesia verso una posizione secondaria e generando in molti la poca attenzione ed il non piacere verso la poesia. Grazie ad Adua chi nutre questi sentimenti si dovrà ricredere.

Dott.ssa Irene Giacomelli

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RECENSIONE di  Emanuele Martinuzzi - Filosofo e poeta - su “L’Alba dei papaveri” di Adua Biagioli Spadi

 “L’alba dei papaveri” di Adua Biagioli Spadi 

 L’identità e l’amore. Questi i cardini su cui ruota l’anima raffinata e sensibile della poetessa Adua Biagioli Spadi e da cui si snoda il nucleo di questa raccolta, o ancora meglio di questo viaggio di un alba tra i papaveri. Questi i nodi esistenziali che ogni poesia cerca di slegare nel cuore del lettore, affinché diventi manifesta la stessa linfa pulsante che accomuna ogni umano e più profondo sentire.

In questi veri e propri paesaggi interiori, sapientemente delineati dalle ispirate e sottili parole della poetessa, si dispiega un’epopea antica, che è la stessa che accompagna da sempre l’animo che ama e che ricerca se stesso. Identità e amore si perdono “nell’eccezione del divenire,/abitudine di un sole antico/mentre tu sempre/mi afferri in improvvisa danza/ con piedi di sale” (Da “Io colgo te”) per inseguirsi dove “si diramano strade diverse/si fonde il cuore alla linfa,/ma radice aggrappata si nutre di me/luci e ombre odorano me” (Da “Il seme”) cercando di delinearsi, di riconoscersi, di specchiarsi l’un l’altro, di fondersi in un afflato carnale, in un dono intellettuale di sé. Una dialettica resa complessa e sofferta dall’arabesco del senso, una falsa opposizione che si nutre di sentimenti inespressi come di tracimanti passioni, un equilibrio sul baratro dell’interiorità dove solo la poesia, più meditata e vissuta com’è quella della Biagioli, può essere funambolica presa di coscienza dell’estasi di ogni sguardo, degli orizzonti, mai terra di conquista, a cui spera e si rivolge il canto della poesia, di “quanto diverso sembra l’essere qui,/ io spiga nell’opaca conca di tempeste/ che troppo per me sono” (Da “Sguardo fra le stelle”). L’alba primigenia riluce la sua poetica essenza nell’amore e nell’identità, trovate e possedute con l’innocenza che solo parole di poesia custodiscono nel loro statuto più intimo, dove “fino alla fine/l’inizio di tutto” (Da “ L’inizio di tutto), vivendo allo stesso tempo il riflesso ombroso che emanano i papaveri, fiori dell’amnesia, del distacco e della lontananza, “delle cose accanto/ sento la verità cercare,/nell’impetuoso,/ fra i sassi farsi spazio” (Da “Questo stare sveglia”). La poetica della Biagioli all’amore parla con l’amarezza del disamore, all’identità con il crepuscolo della disidentità, alla differenza della parola con il tacere della bellezza, che basta a se stessa, che è fine di tutte le cose e anche del suo verso, perché “l’innocenza salva il presente” (Da “Un mondo migliore”). Un sapere antico serpeggia nei campi disseminati di questi rossi versi, una visione esistenziale che intende l’amore come una forza della conoscenza, una fonte di senso e identità, una fucina di “idee per ogni luna/quelle del mio giardino,/sparpagliate più che mai/brulicanti di pause, di vita,/divise da odorosi spartiti” (Da “L’alba dei papaveri”). E in questo senso la poetica della Biagioli, il suo anelare continuo nel prisma del sentire, nelle sfaccettature della propria sensibilità, così unica da toccare temi universali come la nostalgia, il rimpianto, il dolore, il piacere di perdersi in se stesso e nell’altro, può dirsi una luce nuova ma non priva di memoria, un’alba che si rifrange in rossori e profumi antichi, una nascita in poesia di ciò che sarebbe altrimenti destinato al silenzio o all’oblio: l’animo umano e i suoi abissi. Aprirsi alla meraviglia di un ritrovamento, il proprio e altrui riflesso, l’amante e l’amato, ossia l’amore trasversalmente, è la meta di chi legge, assaporandola in ogni dettaglio inatteso, questa raccolta, sempre al di là da se stessa. “Mappe di essenza trascorse./Mistero./Amore.” (Da “A mia madre”).

Emanuele Martinuzzi

(Pag Facebook Emanuele Martinuzzi e la poesia)

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http://sognatriceinterrotta.blogspot.it/2015/07/recensione-lalba-dei-papaveri-di-adua.html

RECENSIONE di Katia Molon per Adua Biagioli Spadi ne “L’alba dei papaveri”…

Le poesie di quest’autrice sprigionano immagini vive e ricche di colori. Adua porta l’arte nella poesia lasciandoci le tonalità di ciò che la sua anima percepisce.

Le parole si intrecciano agli elementi ricreando ciò che l’autrice prova. Poesie che parlano d’amore, di ricordi, di riflessioni verso se stessi o su qualcosa di perduto e di quella bellezza che gli occhi rapiscono dallo sfondo quotidiano.

Ho ritrovato il suo mondo che lentamente prende forma poesia per poesia. Attimi in cui tutto diventa immobile e il cuore si apre lasciando spazio alla verità che in quel momento spicca e prende ispirazione assorbendo ciò che la circonda.

Le parole diventano certezze, dolore ma anche nostalgia e profondità.

L’autrice si smarrisce e si ritrova nelle sue poesie regalandoci una parte di se stessa che non poteva essere descritta con parole diverse.

Questa raccolta mi ha emozionato ed è entrata dritta nel cuore riuscendo a risvegliare ciò che la poesia mi ha sempre dato. Adua nelle sue poesie espone la sua anima ed è davvero bello e intenso quando un vero artista riesce a condividerlo in suo modo personale e speciale.

Vi lascio la mia preferita tra tutte e spero che darete una possibilità a questa raccolta di poesie che merita moltissimo.

RICORDO

“Ricordo di un gusto

il tempo è trascorso.

Risento la memoria salire

nel vento che sciama.

Odo ancora qualcosa tornare,

che distrugge e ricrea nel respiro,

sussurro di un tormento.

Se chiudo gli occhi

ricordo un amore di cera

che risale in un fumo agro dolce,

il nostro fumo

l’amaro di rosse ciliegie di giugno,

sapore andato di un fiore reciso

nell’assenza incastrata dentro.

E’ solo un ricordo.”

 

Recensione di Luciana Lucciarini su “L’alba dei papaveri” – Poesie d’amore e identità-

Sul Blog SCINTILLEDANIMA

https://scintilledanima.wordpress.com/2015/07/15/letti-per-voi-lalba-dei-papaveri-di-adua-biagioli-spadi/

 

Le poesie di Adua Biagioli Spadi hanno il tocco delicato del pittore. Esse sono brevi tele dai colori differenti, capaci di cristallizzare in versi un ricordo, un breve palpito di vita.

La penna dell’Autrice è lieve e i componimenti si susseguono con musicalità e sensibilità artistica.

 

Le brevi istantanee, che si dispiegano attraverso le pagine, colpiscono proprio per questa delicatezza costante, trasformandosi in leggere liriche di luce e colori, attraverso cui viaggiano le emozioni.

Ne consiglio la lettura agli amanti della poesia, quella cristallina di luce, soffusa di emozioni.

∼ Loriana

 

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Intervista di Pietro De Bonis alla pittrice Adua Biagioli

Qui riporto il link in cui sono stata felice di essere stata intervistata per la rivista Oubliette Magazine pubblicata il 12 Dicembre 2014. Ogni volta che mi vengono riservate interviste riscopro il fatto che tutto quello che faccio, scrivendo e dedicandomi all’arte ha sempre un nuovo sapore e soprattutto è un confronto anche non facile con il pubblico che legge e osserva e che non mi conosce, venendo a scoprire il carattere che mi appartiene riversato sulle mie espressioni di vedere il mondo.

Ultimamente sono stata intervistata anche sulla poesia in una trasmissione trasmessa su Antenna Suono (che ritrovate riportata su questo sito). Ogni volta, ho il piacere di mettere a punto i cardini che mi spingono a fare arte e scrittura e dunque a fare luce su me stessa.

Grazie di cuore a Pietro De Bonis e alla rivista che potrete trovare sul sito on line Oubliette Magazine.com, e che mi ha dedicato uno spazio così importante.

 

19 NOVEMBRE 2014 – STASERA VA IN ONDA SU RADIO ANTENNASUONO.IT L’INTERVISTA FATTA DA

“GRANDANGOLARE DELLA POESIA” A ADUA BIAGIOLI

 

Cosa significa la poesia per te?
La poesia oltre a essere un linguaggio musicale è per me quello interiore dal quale poter fermarmi per ripartire ogni giorno e aprirmi al mondo che mi circonda: io-mondo, un canto a due voci che ha sempre un’eco di ritorno.

Cosa s’innesca in te quando scrivi poesia?

Il desiderio di essere migliore. Apprezzare e accettare ogni volta di più l’altro e i fatti che mi accadono.

Qual è la funzione del poeta e della poesia oggi?

Per me la funzione del poeta oggi è quella di scrivere una poesia che, al di là del “giro armonico” specifico di ognuno, possa portare in luce un’antica verità, che sta alla base dell’’origine di tutto: bellezza e civiltà nel nome del bene.

Un paio di aggettivi per descriverti e farti conoscere al pubblico.

Vera. Ultrasensibile.

Cosa ti diletta di più la lirica antica o quella moderna?

Ritengo che siano essenziali entrambe per diverse ragioni, ma con lo stesso fine che è quello di rinnovare la mia presenza e il mio apporto in questo viaggio tutto da inventare e da scoprire. Per questo allego due mie poesie, “Nel silenzio” e “Angeli” che in qualche modo rappresentano quello che affermo sopra.

 

NEL SILENZIO

Nel silenzio che mi sta dentro,
in quello sospeso dell’aria ferma
dimorano i sogni
come punti di arrivo mai toccate.
Lì c’è il palazzo dei venti.
Traspirano memorie adornate
che si inseguono come fanciulle
e fantasmi muti e nascosti escono,
per ascoltar dei vuoti
le voci attorcigliate.
Lo spazio dell’ombra
è uno stretto squarcio
in cui tutto converge,
si colma di originaria linfa.
Si fa perfetto anche
il passato, traboccante
degli errori mal taciuti.

ANGELI

Gli angeli che non sappiamo
si sono smarriti volando
nel viale dell’argento.
Hanno azzurro di brina
imprigionata negli occhi
e danzano nell’incoscienza
la nostra esistenza fuggente.
Guarda oltre, la vita fanciulla
come pare slittare
nello stretto del vento
accanto ai binari del tempo!.
Impaurisce l’incedere di un sogno
che mai posso arrestare.
Sottile malinconia rannicchia
bambina nel cuore.
Allora mi intrappolo nelle parole,
nei versi, nei ricordi arrufolati
mi difendo, e pure dall’amore
che balza, mi trattengo.
Non so di ali pannate che volano
libere e assistono i nostri sguardi
più verdi, nel sole accarezzato dell’Essere.
Tutto è nell’ora dell’esistere qui.

Adua Biagioli

Queste due poesie sono tratte dalla Silloge poetica “Sole” – vincitrice del Premio Speciale Città di Cattolica – Aprile 2014.

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Dopo il Città di Cattolica l’artista pistoiese si è aggiudicata il premio speciale unico per la Regione Toscana

PISTOIA. Dopo aver vinto, nell’aprile scorso, il prestigioso premio speciale Città di Cattolica per la sezione poesia inedita, ad Adua Biagioli, poliedrica artista pistoiese già segnalata dal nostro quotidiano per la mostra di pittura nell’atrio del Tribunale di Pistoia, è stato recentemente assegnato anche il Premio speciale unico della Regione Lombardia per la Toscana con la poesia “Nell’uomo” – Sezione a tema “Uomo-natura-ambiente”.

L’evento culturale è in memoria di eminenti figure della cultura italiana: Maria Gaetana Agnesi ed Ettore Majorana, ai quali sono dedicati due sezioni del concorso.

Il Concorso Internazionale Artistico Letterario Ambiart, promosso dal Movimento FareAmbiente Lombardia, in collaborazione con la Fondazione Gian Battista Vico, ha lo scopo di promuovere nell’uomo la cultura di una fruizione possibile ed equilibrata della natura, attraverso il libero confronto, la riflessione critica e la conoscenza dell’ambiente che lo circonda.

[comunicato]

LINEE FUTURE – QUOTIDIANO D’INFORMAZIONE

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PREMIO SPECIALE PER ADUA BIAGIOLI AL CONCORSO INTERNAZIONALE ARTISTICO LETTERARIO “AMBIART”

 

Lo scorso 8 novembre, nell’ambito del Concorso Internazionale Artistico Letterario “Ambiart”, Adua Biagioli ha ricevuto a Milano il Premio Speciale Unico della Regione Lombardia per la Toscana con la poesia “Nell’uomo”, sezione a tema “Uomo-natura-ambiente”.

L’evento è stato organizzato in memoria di eminenti figure della cultura italiana,  Maria Gaetana Agnesi ed Ettore Majorana, ai quali sono dedicati due Sezioni del Concorso, promosso da FareAmbiente Lombardia, in collaborazione con la Fondazione G.B.Vico, Fondazione Versiera 1718 e Fondazione Legalità e Sviluppo.

Il Concorso Internazionale Artistico Letterario “AMBIART”, ha lo scopo di promuovere nell’Uomo la cultura di una fruizione possibile ed equilibrata della Natura, attraverso il libero confronto, la riflessione critica e la conoscenza dell’Ambiente, che lo circonda. Il Concorso, nelle Sezioni ”B” ”D”, ha l’intendo di favorire la scrittura su questi temi.

http://www.ilgiullaremagazine.com/premio-speciale-per-adua-

biagioli-concorso-internazionale-artistico-letterario-ambiart/

Grazie alla redazione de “Il Giullare” – Magazine di fatti e retroscena

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CONCORSO INTERNAZIONALE LETTERARIO E ARTISTICO AMBIART 2014

ADUA BIAGIOLI, PISTOIESE VINCE IL PREMIO LETTERARIO SPECIALE DELLA REGIONE LOMBARDIA PER LA TOSCANA …

Con la poesia intitolata “Nell’uomo” sul tema “L’uomo, natura, ambiente”, Adua Biagioli ha vinto il premio speciale unico regionale per la Toscana del CONCORSO INTERNAZIONALE ARTISTICO LETTERARIO “AMBIART” Promosso dall’ Associazione “FareAmbiente Lombardia”.
La cerimonia di Premiazione si è tenuta il giorno 8 Novembre 2014 nella Sala Consiliare di Milano , sia per la sezione prosa che poesia. 
L’evento culturale,  in memoria di Maria Gaetana Agnesi ed Ettore Majorana, ha lo scopo di promuovere nell’Uomo la cultura di una fruizione possibile e equilibrata della Natura, attraverso il libero confronto, la riflessione critica e la conoscenza dell’Ambiente che lo circonda.
Dal Blog della Dott.ssa  Francesca Bardelli
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“Genio passione: da Michelangelo e Leonardo alla contemporaneità”

MUSEO DELLE MACCHINE DI LEONARDO DA VINCI – VIA CAVOUR N.21 – FIRENZE – 2015

 

Il 21 di febbraio, alle ore 18, si è inaugurata presso il Museo delle Macchine di Leonardo da Vinci, via Cavour n. 21, una collettiva che nasce dall’idea di riportare l’arte e restituire alla città di Firenze un luogo storico dimenticato, infatti il luogo che ospita oggi il museo sono le stanze dell’antico Caffè Michelangiolo che ha visto riunirsi dalla metà dell’ottocento patrioti e mazziniani legato ai moti risorgimentali che costringeranno alla fuga il granduca Leopoldo II, e nascere quel movimento artistico che ha cambiato le sorti della pittura italiana ed europea: i Macchiaioli.

La mostra è stata presentata dal Direttore del Museo Andrea Del Carria, la pittrice e scrittrice dott. Chiara Novelli, il prof. Alessandro Pestellini, la pittrice dott. Lucetta Risaliti.

A decretare il successo del Caffè Michelangiolo era stata anche la sua particolare ubicazione, infatti di vicino al convento di san marco dove il Beato Angelico aveva profuso tutta la sua arte nelle cellette dei confratelli con la sua innovativa tavolozza di colori e di fronte a quel luogo che i giovani artisti che qui si riunivano avevano definito “cimitero dell’arte”: l’Accademia fiorentina di Belle Arti.

Al Michelangiolo fu pronunciata La condanna inappellabile contro classicisti, romantici e manieristi. Nel fervore delle nuove ricerche di luce e colore, gli amici del caffè Michelangiolo uscivano all’alba quando alle porte della città di Firenze erano ancora accesi i grandi braceri delle guardie, con le loro cassette di tele e pennelli a tracolla per giungere in tempo a sorprendere il sole dietro un colle o il velo di nebbia ancora impigliato nei rami. Quindi aspettavano il trascorrere delle luce e delle ombre della giornata, il passare delle vita degli uomini e delle donne nella campagna e nei quartieri popolari, fino al tramonto dove poteva esserci ancora qualche animale ad abbeverarsi e le nuvole infuocate nell’aria fredda. Quindi non più arte come celebrazione del potere politico e religioso chiuso negli studi della dittatura neoclassica degli accademici come Benvenuti, Mussini, Sabatelli e Bezzuoli, ma l’immediatezza, l’arte compromessa con la vita, colta nella sua verità, che volta le spalle alla ritrattistica dei potenti per fa entrare nell’eternità dell’arte popolani e contadini, malati e pazzi, nei loro ambienti, nei loro gesti quotidiani, nell’incessante bellezza della realtà naturale e atmosferica del mondo.

Questo ci lasciano Signorini, Fattori, Cecioni, Cabianca, Lega, Banti, Borrani, Da Tivoli e gli altri amici del caffè, in uno stile rivoluzionario che procedeva per piccole masse di colori, sapientemente avvicinate, a creare effetti di vitalità sensoriale nelle impressioni che ricevevano dal vero.

Gli artisti che hanno esposto sono stati:

Monica Angeli, Adua Biagioli, Beppino Biagioli, Eliana Stefania Bonacchi, Anna Maria Cappelletti, Franco Cappellini, Roberta Caprai, Blueart Mario Catalano, Graziano Ciacchini, Laura Casini, Anna Casu, Caterina Chieffo, Francesca Diaz, Mara Faggioli, Yunè Hikosaka, Silvia Jafisco, Adriana Lopreiato, Iain Antony Macleod, Reiko Maeda, Joanna Makarewicz, Patrizio Mugnaini, Maris, Rosalba Nesticò, Dania Niccolai, Chiara Novelli, Antonella Pancani, Katia Paolini, Daniela Papucci, Rose Anne Parisian, Carmela Peschiera, Jacopo Pitta, Lucetta Risaliti, Lucia Salvia, Paola Tanzini, Daniela Tarchi, Gabriella Tatini, Kazuo Uematsu, Alessia Peretti, Raniero Vettori.

Le loro splendide opere hanno dialogato con le macchine di Leonardo da Vinci e riportato al presente le novità del loro vasto occhio interiore artistico.

All’interno della mostra che chiude il 9 marzo, sono stati ospitate due conferenze, una su : “Lo stile e l’epoca dei Macchiaioli” tenute da Giuseppe Conti, Chiara Novelli e Lucetta Risaliti e una su: “Gioventù artistica al Caffè Michelangiolo” con il Consigliere Eugenio Giani, Andrea Del Carria direttore scientifico del Museo delle Macchine di Leonardo, Massimo Materassi presidente dell’associazione Pietraforte, Alessandro Innocenti grafico.

Chiara Novelli

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“SENSI” – MOSTRA COLLETTIVA

 

GALLERIA D’ARTE SAN LORENZO DI POPPI – POPPI (EMPOLI) PER EXPART GALLERIA DI BIBBIENA
“Sensi” sancisce una nuova collaborazione artistica sul territorio casentinese, che vede protagoniste la Galleria SanLorenzo di Poppi ed ExpArt studio&gallery di Bibbiena.

Nel suggestivo spazio espositivo poppese, alla base del celebre castello di dantesca memoria, 18 artisti presentano opere grafiche, pittoriche e scultoree.
Sara Lovari e Silvia Rossi propongono, nel cuore di uno dei borghi più belli d’Italia, una collettiva connotata da un’interessante eterogeneità, in cui il dialogo tra opere molto diverse tra loro rivela allo stesso tempo le individualità artistiche, il mondo privato e unico di ciascuno degli autori presenti.

Colorate, monocrome, figurative o astratte che siano, le opere sono ricche di stimoli sensoriali.
La vista in primis, certo, ma senza tralasciare quelli che, in arte, potrebbero essere considerati sensi minori.
Ecco allora che la materia plastica dello spatolato di un gesso e di una carta evocano sensazioni tattili, curiosità e riscoperta.
Il calpestio di sottofondo, il brusio delle parole, i contrappunti musicali toccano l’udito, mentre la visione di un morso a una mela rinfresca il palato.
Il profumo dei colori a olio, del legno e dei pastelli, infine, si mescola alla calura estiva, in un’esperienza olfattiva all’interno della ex chiesa di san Lorenzo difficilmente ripetibile.

Un semplice pomeriggio in galleria può diventare un’esperienza multisensoriale, qualcosa che, per chi ama l’arte, non è semplice da raccontare a parole ma che può solo essere vissuta e rivissuta, grazie alle opere esposte di questi 18 artisti.

 

Silvia – EXPART

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ARTE DI PADRE IN FIGLIA

di LUIGI SCARDIGLI – LINEE-FUTURE QUOTIDIANO ON LINE

Peppino e Adua Biagioli espongono i loro quadri nell’atrio del Tribunale di Pistoia

PISTOIA. Buon sangue non mente e sarà dipeso anche da questo codice non scritto se ieri pomeriggio, 18 ottobre, nell’atrio del Tribunale di Pistoia, Peppino Biagioli e sua figlia Adua abbiano allestito la loro personale-familiare. Quaranta quadri circa, divisi a metà, con l’ingresso alla mostra riservata alla figlia e negli stand più nascosti quella del padre.

Due stili letteralmente differenti, che fanno onore ad entrambi. La passione, però, è la stessa, soprattutto se si considera che il papà, 74enne, pensionato Breda in qualità di architetto collaudatore di bus e treni, dipinge da sempre, seppur con pochissimo tempo a disposizione; così come la figlia, 42 anni compiuti a luglio, che però, accanto alla passione dei colori riflessi sulle tele ha anche quella di imprimerli nei versi, nonostante la vita, per ora, le offra da sopravvivere facendo la vigilessa nel Comune di Quarrata.

“Dovrebbe uscire a momenti, ma non mi pronuncio oltre per scaramanzia, la mia prima raccolta di versi – ci racconta Adua Biagioli Spadi (il secondo cognome è quello della mamma, ci tiene) –. Le due attività artistiche sono nate insieme e sono sempre andate di pari passo. L’ispirazione è la medesima, cambiano solo le modalità, ma non c’è alcuna differenza tra il comporre un quadro e buttare giù versi: le necessità sono le solite”.

Non erano ancora le 17; non era ancora tempo di inaugurazione. Peppino, vecchio pittore navigato, lascia la scena all’adrenalina della figlia, decisamente più emozionata. I suoi fiori rossi, garofani, viole, papaveri sono una sequenza naturale di speranza, di colori, di impressioni. Prima che sui separé trovino spazio le tele paterne, Adua piazza qualche effetto collaterale: corpi di donna irriconoscibili perché mutili del viso, comunque immersi tra i fiori.

Peppino aspetta che la nostra curiosità si faccia viva e appena la esterniamo, scende nei dettagli.

“La pittura è la mia vera passione – racconta – . Architetto sono diventato per circostanze necessità, così come per gli stessi motivi ho lavorato fino a 50 anni. Ma ogni volta che ho potuto ed è sempre successo raramente, mi sono tuffato nella pittura”.

Il suo tratto è decisamente variegato: riproduce Caravaggio con estrema disinvoltura, ma poi, memore dell’amore per la corrente dei Macchiaioli e delle lezioni ricevute dai maestri come Vivarelli, Mariotti, Bugiani e Bartolini, si fonde e confonde in paesaggi rurali e campestri dove in primo piano campeggiano sperdute distese d’erba e fiori. Ci sono anche rtitratti, addirittura di nudi femminili.

“Mia moglie non ha mai obbiettato – aggiunge papà Biagoli – ,ma detestava rimanere sola a casa e tutte le volte che andavo ad eseguire questi ritratti, restava ad aspettarmi in macchina”.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 17 novembre; un mese intero perché in piazza del Duomo, anche se nell’atrio del Tribunale, nella città delle piante e dei vivai, almeno disegnato, qualche fiore ci sia!

 

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Adua Biagioli Spadi,  Pittrice

Peppino Biagioli,  Pittore

       PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA DI PITTURA “FOGLIE D’ERBA” DI ADUA BIAGIOLI SPADI E PEPPINO BIAGIOLI C/O IL TRIBUNALE DI PISTOIA – 18 OTTOBRE 2014 – 17 NOVEMBRE 2014

Questa sera presentiamo la mostra di un padre e di una figlia con la passione per l’arte.

Due vite legate da un legame famigliare e da un grande talento tramandato di padre in figlia ma sviluppato in maniera molto personale.

Adua Biagioli Spadi

Dopo il diploma d’arte in pittura frequenta la facoltà di Lettere moderne con indirizzo Storia e Critica del Cinema, si dedica alla poesia.

Generalmente i temi che tratta sono il floreale, il fugurativo, le maschere e negli ultimi tempi l’astratto ispirato al mondo prezioso delle gemme, allo studio della loro luce e degli effetti cromatici con esse ottenibili.

Vuole trasmetterci le sue emozioni e lo fa con uno dei quadri cardine della sua esposizione, il quadro di una donna dai capelli rossi, quadro sull’amore a cui Adua ha abbinato un haiku :

Rosso

Petali rossi in puro rubino:

passione sgorga dal cuore.

Il mondo di Adua è fatto di contrasti cromatici, pennellate vive che annullano l’utilizzo delle linee, materia resa attraverso un perfetto uso del colore. La sua forza è proprio questa, l’immediatezza con cui arriva all’osservatore, il mondo delle emozioni a cui si riconduce. Un’artista che non si risparmia, si mette in gioco utilizzando materiali ed effetti sempre nuovi, sperimentando interessanti variazioni sul tema che creano effetti nuovi e inaspettati.

Peppino Biagioli

Nasce a Roma ma trascorre la sua infanzia nella città di Firenze, prima di raggiungere la madre a Lussemburgo dove inizia a dipingere.

Prima di rientrare in Italia dove attualmente vive, visita i più importanti musei europei arricchendo il suo bagaglio figurativo. Un artista a tutto tondo, disegnatore, pittore, scultore autodidatta.

La passione per le linee e  il disegno contraddistingue le sue opere all’interno delle quali riconosciamo una preparazione accademica, forse frutto degli studi in architettura, che fanno di lui un cultore di precisione e stile.

Tra le sue creazioni possiamo trovare stupefacenti  riproduzioni di opere d’arte di straordinaria importanza come

“Il Giudizio Universale ” di Michelangelo, rivisitato in una libera interpretazione.

Si tratta di un’arte certosina dai risultati straordinari, rivelatrice di genialità e di manualità.

La storia dell’arte ci insegna che i più grandi artisti del passato si sono formati in questo modo, da qui sono partiti per sviluppare autonomia artistica dignità e talento. L’artista si cimenta anche nel racconto della sua terra, dei passaggi che lo circondano e lo ispirano, del quotidiano che diventa soggetto costante delle sue creazioni. Le tecniche che utilizza sono molteplici, pastello, olio e tecniche miste; mentre per la scultura predilige la pietra e il marmo.

Ciò che accomuna le due identità artistiche è atteggiamento estetico di ricerca di una nuova figurazione, con il desiderio di un rinnovato uso del colore; del tutto personale invece l’uso di materiali, strumenti e temi.

                                                                                                                                                             Maria Grazia Barbarito

 

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Adua Biagioli Pittrice

Ha acquisito contenuti d’arte astratta presso l’Accademia di Belle Arti a Firenze.

L’arte della pittrice possiede una profonda capacità di raggiungere la sostanza delle cose e nei suoi dipinti è possibile evincere una forte propensione anti-accademica, frutto di una radicata abolizione del disegno preparatorio e della linea di contorno.

L’effetto reso è di qualcosa di non-finito, tocchi di colore corposo e vivace, stesi attraverso pennellate fresche, rapide, intense, fino a raggiungere l’obiettivo finale di dinamismo e di vitalità in un elegante stile decorativo ed ornamentale che tocca i contenuti dello stile figurativo esplicandosi in paesaggi, motivi floreali e nature morte.

Lo si può vedere nei volti e nei nudi di donna che traducono la propria sensibilità con la soave dolcezza nelle tonalità degli incarnati, sempre rinnovati da elementi particolari che impreziosiscono la composizione.

E lo si vede nelle sue Maschere espressive intrise di colori carichi di originalità, capaci di fissare l’occhio dell’osservatore riconducendolo in un proprio stato interiore.

Un’artista che ha ancora molto da esprimere poiché il suo animo è pieno di delicatezza e di sensibilità.

                                               Recensione a cura di:

                                            AMBRA GRIECO

                                            Storica e critica d’arte

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Cristina Bruni

Adua Biagioli inizia il suo percorso artistico affrontando il tema del teatro. La sua passione sono le Maschere, che dipinge privilegiando l’aspetto psicologico e introspettivo di questi personaggi dai volti impersonali. Queste figure raffigurate dietro la finzione di una maschera, con la bocca carnosa e gli occhi scuri, sembrano emergere dalla tavola e in silenzio intraprendere con l’osservatore un intimo dialogo.

L’artista non usa il disegno, ma dipinge immediatamente su una base di cementite, ciò che la sua emotività riflette e la raffigura con una individuale ricerca cromatica, che porta i soggetti a saturarsi di vigore e potenza. Paesaggi ed elementi floreali, difatti, carichi di una luminosità diffusa, acquisiscono un’atmosfera di irrefrenabile energia, ottenuta mediante l’utilizzo di colori fortemente caricati e brillanti.

Rose, tulipani, papaveri e margherite, ogni fiore è ritratto con gradevole candore, utilizzando una gamma cromatica vigorosa, stesa con pennellate consistenti e materiche, che animano la “personalità” di queste piante, come se fossero realmente esistenti.

Nei paesaggi descrive le forme della natura, privilegiando gli scenari brulli e desolati dell’Isola di Pianosa e della terra siciliana, raffigurati con piccoli tocchi, densi e corposi, che valorizzano la forza generatrice dell’ambiente.

Questo suo genere pittorico si avvicina all’originale pittura di Cezanne, la cui forza innovativa è caratterizzata dall’energia costruttiva della pennellata e dalla solidità d’impianto dell’immagine. Ma Adua raggiunge una propria maturazione ed originalità fondata sull’assoluta libertà nell’uso del colore, steso con colpi di pennello convulsi e contorti, che imprimono al soggetto un concitato ritmo emotivo.

Scegliendo particolari tagli compositivi ottiene, disponendo il colore secondo un personale vortice “rapinoso”, soluzioni diverse, il cui elemento dominante risulta essere il turbamento e la suggestione. Le intense e brillanti tonalità, il contrasto tra zone in luce e ombra rendono pertanto pertanto il tessuto pittorico carico di magnetismo e seduzione psicologica.

Nel suo percorso artistico affronta anche soluzioni figurative, realizzate secondo un processo personale, in cui l’artista giocando con il colore, steso premendo direttamente il tubetto sulla tela, crea piacevoli differenze materiche, che risaltano la sua vena eclettica, sperimentatrice di nuove soluzioni pittoriche. In questo modo Adua ritrae il corpo femminile rifiutando l’immobilità dello stile figurativo per privilegiare l’emotività del volto, raffigurato a volte coperto o appena percepibile, nel quale mette in risalto le morbide e carnose labbra e la sensualità dello sguardo.

Uno stile, questo, che potenzia con il vigore della pennellata, il cui sinuoso andamento rafforza il sentimento intimo della figura umana, che emerge da uno sfondo reso parte integrante del dipinto, il quale fortifica l’istantaneità del soggetto e il turbine frenetico del suo animo.

Recensione di:

                                                                                                          Dott.sa Cristina Bruni

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I Fiori di Adua Biagioli, eseguiti ad acrilico su tela , acrilico su tavola, ed olio su tela, emergono con spiccata vitalità dal fondo neutro composto da un unico tono di colore.

L’impressione è di una spontanea generazione vegetale, non priva di piacevoli effetti decorativi, in cui la forza espressiva della pennellata aggiunge inediti dettagli di stile.

I dipinti  con Tulipani rossi e Margherite e papaveri , sono percorsi da linee fiammeggianti che ne esaltano la carica vitalistica in accordo con la tavolozza accesa nei colori primari.

Una particolare menzione meritano i dipinti con Rose  declinate nella variante rosa, bianca e rossa.

La pennellata liquida e sfuggente esalta la bellezza sontuosa dei petali vorticosamente accentrati sullo stelo a formare la fragile corolla odorosa, simili a vaporosi fiori di cotone, mentre guizzanti tocchi di verde delineano un tappeto di foglie e rametti con delicati boccioli.

Recensione di:

V.V.

Storica d’Arte

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La poesia di Adua Biagioli è una poesia sottile, delicata, ed allo stesso tempo forte nel messaggio che veicola. Da essa traspare la lettura e lo studio della poesia contemporanea e del passato filtrata dagli occhi di una donna.

Adua Biagioli  denuncia un grande amore per la poesia e si vede nella sua capacità di trasmettere immagini forti ed evocative, anche legate a oggetti e situazioni comuni e quotidiane. Particolarmente belle le poesie “L’attesa” e “Strade Immense”.

Molti componimenti ricordano una certa poesia di Montale. Il legame tra l’immagine poetica e l’immagine mentale da trasporre  in disegno o pittura è molto forte e chiaro nella sua poesia. Leggendo è possibile già immaginare il tratto, delicato, fratto dell’artista.

Recensione di:

Galassia Arte Edizioni

05/11/2013

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DIRITTI.

 

“Io ho dei diritti”….in quanto essere umano, in quanto persona fisica, in quanto essere vivente. Basterebbe questo semplice e chiaro concetto per non dimenticare il diritto alla vita, all’acqua, alla libertà, alla creazione artistica e culturale, alla scelta….(solo per citarne alcuni).

Se di diritti bisogna parlare, è giusto ricordare che prima di tutto siamo VITA e perciò esigiamo rispetto perché siamo una parte importante dell’infinito sistema cosmico.

Il dipinto di Adua Biagioli “Simbiosi dell’origine della vita (acrilico su tavola 2013), ci indica, attraverso l’uso del colore smaterializzato dalla tecnica puntinista, il profilo di una donna incinta. Osservando attentamente il “caleidoscopico” dipinto, la figura sinusoidale emerge piano, piano dal fondo con delicata luce, sprigionando ed esaltando il concetto e le ragioni profonde che contraddistinguono la consapevolezza umana di essere e apparire. Oscilla così tra questi due poli estremi l’essere umano a volte disilluso, a volte esaltato; consapevole o inconsapevole dell’origine del diritto di tutti i diritti: la vita.

 Se non c’è vita non ci sono diritti.

 

Critica d’arte

Dott.sa Simona Lombardi

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Simbiosi dell’Origine della vita – Pittrice Adua Biagioli

Sostanzialmente il dipinto esprime un’armonia d’insieme, come dire una visione del tutto, del cosmo, regolata da Leggi eterne che svolgono una funzione educativa verso il bello e tutto ciò che è grazioso. Quindi l’autore esprime una visione della vita positiva tendente al Bene e al Vero. Infatti la predominanza dei colori celesti esprimono questi significati reconditi..come di una maternità soggetta alle Leggi dell’Evoluzione dell’Uomo e della Donna..

Rosalia Montalbano

Associazione Archeosofica – Pistoia

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Grazie a KatyG (Blog katyg.altervista.org) per la reensione sull’Alba che sta portando papaveri in tutte le stagioni..

Senza dubbio siamo di fronte ad una scrittura morbida e delicata, come la schiuma delle onde ne si percepisce il forte odore ma non la consistenza. Adua ha la forte capacità di accarezzare le parole regalando al lettore immagini mistiche di speranza e rinnovo. Spesso scrive di un “sole” iconografico ed estetico esso associato allo sviluppo interno dell’autrice, una sorta di mutazione in salita e rimane vivo questo punto fermo tra il presente e passato, senza dubbio a rappresentare le sue sicurezze. Tra le righe si legge di un amore furtivo, incrociato in un angolo di vita, quello che ha più significato nella vita della poetessa, una nota dolce in un mare che cambia.

Ho trovato questa silloge molto interessante e fortemente spirituale, grazie mille Adua.

KatyG.



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