Odisseo e Calipso – di Antonio Frintino

Antonio Frintino – ODISSEO E CALIPSO – Nostalgia e rimpianto – Una storia antica, una storia moderna 

odisseo-calipsoDalla presentazione di Anna Brancolini

“ Singolare testo, questo scritto da Antonio Frintino.

Un testo formato da tre anime che partono dal quinto libro dell’Odissea proposto in lingua originale, quel greco omerico che nasce all’intersezione di vari dialetti, composito e ricco di stratificazioni linguistiche, magma musicale e fluido capace di circondare di un’aura di sacralità senza tempo la figura dell’aedo, strumento di un canto infinito dettato dalle Muse…/Degli esametri epici Frintino propone una traduzione nata dalla scoperta di un suo quaderno liceale, in cui l’approccio alla lingua complessa dei poemi omerici rivelava le incertezze e le durezze di una prosa adolescenziale timorosa e ancora acerba. Ma da quella scoperta e da quella resa incerta è scaturita la volontà di una nuova traduzione, più consapevole…/Ecco dunque l’altra anima del testo: una traduzione del libro quinto in versi liberi, senza uno schema metrico preciso se non il raggruppamento in strofe di otto versi, ben lontane dalle ottave della tradizione lirica italiana…./Se il contenuto del libro omerico viene mantenuto, al di là di qualche lieve variazione, profondamente diversi sono la musicalità, il respiro sintattico, certe scelte morfologiche o retoriche che ne vanno a definire la cifra espressiva…/Una traduzione non casuale, e con il gioco di sottrazioni, amplificazioni e ricreazioni, prepara la terza anima, quella parte in cui le altre due figure convergono, ma che da esse si distacca in modo deciso…/E’ la storia moderna, una storia divisa in cinque quadri, ognuno dei quali segue la traduzione di circa cento dei complessivi 493 del libro omerico../Un trittico in cui i quadri procedono in modo autonomo, riscrivendo una vicenda : la storia moderna è storia di una deviazione e di un accecamento, di un abbandono della razionalità e di una vittoria della passione…/Non esiste in questa vicenda un tempo mitico ma un tempo storico in cui stati d’animo e riflessioni rendono labile il piano narrativo.

..un’immersione così profonda nelle ceneri e ombre vane si fa paradigma di una visione davvero sconsolata dell’uomo del nostro tempo…/ma proprio perché la visione è così tragica, il messaggio nascosto non può che prefigurare una nuova forza e un nuovo riscatto, resi consapevoli e più maturi proprio dalla sofferenza e dalla negazione, dalla debolezza e dall’offuscamento, perché proprio dalla disperazione e dal rimpianto possa nascere- a livello individuale e collettivo – una nuova luce, una dimensione nostalgica ma pacificata, anche con il passato. Un messaggio di vita, insomma, e non di morte. Di lotta e non di acquiescenza”.

 

Lamento di Penelope

Fu come rapire di me i giovanili boschi

le querce e gli abeti, le foglie cadute

a proteggere frutti prelibati.

Fu come adombrare la luce, raffreddare il sole.

Fu come fermare i flutti del mare.

Fu come spegnere il sorriso, la gioia, le parole

che vivevano insieme a quei boschi, a quel sole,

a quel mare.

 

Tratto dalla sezione  “Quadro 1”- Una storia moderna

 

 

 

 


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