Mostra di pittura “Foglie d’Erba” – Atrio del Tribunale di Pistoia – Ott-Nov. 2014

18 Ottobre 2014, inaugurazione della Mostra di Pittura di Peppino Biagioli e Adua Biagioli Spadi.

Ne hanno parlato a più riprese  i giornali, Il Tirreno, La Nazione di Pistoia, La Voce di Pistoia, La rivista on Line Il Giullare, Linee Future. Ringrazio tutti di cuore.

Foglie d’Erba:

Ho scelto personalmente il titolo della mostra espositiva perchè anche per me, e dico “anche” non a caso, la vita è libertà di espressione in tutte le sue forme, poesia e storia, libertà di scegliere le strade personali da seguire anche se sono quelle in salita e si pensa di non farcela mai, anche se sono le più impervie appunto e spesso si resta soli, e ci sono mille persone che ti ostacolano, che ti dicono NO. Anche se tutta questa libertà può fare invidia a mezzo mondo, a quello che resta fuori perchè più comodo restare dentro regole e schemi, abitudini di vita e peggio ancora dentro la maschera che ogni giorno viene indossata sotto mentite spoglie perchè è più facile non dire quello che si pensa che fare un sincero sorriso di primo mattino. Anche se questo può creare molti nemici a me non importa proprio niente. Andrò sempre avanti per le mie strade seguendo una scelta, a costo di me stessa (per giocare con le rime..).
Dove mi porta il cuore. Sempre .

E per tutto questo ringrazio proprio lo zio Walt Whitman, come diceva il Professore del cult cinematografico de “L’attimo fuggente”, perchè è stato fra i primi che ha risvegliato il verde del mondo nascosto in me con le radici già pronte per crescere. Per ricordarmi sempre che “Gli attimi sono fuggenti”.

A parte, in altro articolo, ho inserito i ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato vivamente a questo evento, per me tra i più importanti svolti fino ad ora. E che sia lo slancio e lo sprone per volare ancora.

Ma la cosa importante è ciò che questa esposizione mi ha lasciato:

Ho avuto il piacere di rivedere amici e colleghi, di conoscere persone nuove e interessanti, artisti che mi hanno sorpreso e criticato costruttivamente lasciando commenti e dediche, turisti del Belgio, dell’Inghilterra e della Spagna, del Brasile  e quelli italiani che non mancano mai e che si sono portati via tutti i miei biglietti da visita, segnalibri e presentazione scritta della mostra dalla Dott.sa Barbarito che mi è stata vicina.

Ho conosciuto persone che hanno scattato fotografie, che hanno preso appunti scritti, musicisti che stimo e tutti hanno assaporato un pizzico della poesia da me scritta, trasportata  materialmente e corposamente sulla tela attraverso colori e versi che amo, e dalle quali si percepisce la sensibilità per il più alto, delicato, potente e sopraffino genere letterario  che possa ancora preservare la genuinità da tutto quanto di negativo ci sia fuori e allo stesso tempo che riesce a catturare e a mantenere intatta la purezza dell’anima dell’uomo: la Poesia.

E poi, mi sono scoperta ad amare Pistoia come forse non avevo fatto ancora, la mia città,  e non avrei creduto di farlo. Sono stata catapultata nei ricordi degli anni della scuola, gli anni ’80, gli anni ’90, quando disegnare e dipingere era gioco ancora inconsapevole, quando camminare per le vie e per i vicoli era un istinto senza capacità intuitiva di captare il particolare, quando le amicizie avevano un’importanza vitale per quell’età e il tempo sembrava non scorrere mai fra le risa, i pianti le gioie e le mangiate di necci e patatine in Via degli Orafi…e non vedevo l’ora di avere diciotto anni per prendere la patente.

A un tratto tutti quei luoghi che circondano la meravigliosa Piazza del Duomo e ne fanno da cantoni, la chiesa di San Francesco in cui mi soffermavo anche a pregare prima delle interrogazioni, L’Istituto d’Arte ora Liceo Artistico con le sue aule altissime in cui volavano i piccioni durante le lezioni, i negozi nei quali ci fermavamo a comperare colori e cartoncini Bristol (e pipetta da Batik), il corso dove ora si trova la splendente (ci sto quasi di casa) Feltrinelli, mi sono riapparsi come in un tempo mai trascorso.

La mostra di Pittura è durata un mese intero e tutti i giorni ho ripercorso quelle strade, con gli anfibi e i jeanz strappati proprio come quando avevo diciassette anni, ho attraversato quello spazio  in lungo e in largo, mi sono scoperta fotografa di scorci, angoli e stemmi, sono entrata in Prefettura per fare le pratiche che mi permetteranno di integrare il mio cognome che porterà sia quello di padre che quello di madre.

Il tempo oggi sembra così passare talmente in fretta che forse non basta a parlare, non basta a raccontare e a raccontarsi, a dire quello che mi sento diventare e a capire dove tutto quello che vivo mi porterà ancora. Ho negli occhi il ricordo fresco in cui tutti i giorni, davanti alla gradinata affacciata al portone del Tribunale,  comparivano avvocati per sentenze e furgoni blindati della polizia, zingari a chiedere elemosina e i fiori della vita: bambini che giocavano con le bolle di sapone giganti create da un simpatico uomo (che spesso si trova sulla Sala) che se ne sta seduto lì ogni pomeriggio quasi se non altro per far giocare loro.

Leggevo sul Tirreno, stamani al bar mentre facevo colazione, si parlava ancora della mia mostra.

Una signora vedendomi entusiasta mi ha detto: “Ma dove crede che la porterà tutto questo, signorina?” (Neppure fossi stata Picasso). E io ho risposto: “Dove mi vede ora, ma a dire il vero mi auguro mi porti dove voglio essere portata”.

Un bacione a tutti 

                                                                                                                                             Adua Biagioli Spadi

 

Adua Biagioli Spadi


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