Jojo Rabbit – Un percorso condiviso di consapevolezza

Il piccolo Johannes Betzler (Jojo) è il protagonista che ci rende partecipe delle sue passioni, dei suoi tormenti, delle scoperte umane attraverso gioco, immaginazione e realtà, il perfetto indagatore dell’essere interpretato da Roman Griffin Davis. Come lui, tanti bambini seguono il suo stesso percorso, soggiogato dall’esperienza terribile del nazismo. Il suo doppio, Adolf Hitler, che interloquisce con lui e interpretato dallo stesso regista, rappresenta il legame che lo strappa al mondo buono, costringendolo nell’innaturalezza dell’ordine delle cose.  La madre di Jojo, interpretata magistralmente da Scarlet Johanson è l’unico vero legame tra le due possibilità di scelta, tra drammae salvezza. Thomasin Mckenzie, l’attrice che simbolicamente apre gli occhi allasaggezza e alla libertà, interpreta la ragazza ebrea che la madre di Jojo tiene nascosta nella propria casa.

 

Jojo Rabbit – Sei candidature oscar, un diamante che ruota tra sorpresa, tragicità e comicità. L’alternarsi voluta di caos e silenzio, l’impasto in cui la felicità diventa la punta più colpita e tradita da un sistema politico mortifero, tragico, tremendamente sofferente. Eppure il regista, Taita Waititi, sa regalarci leggerezza e necessità di meravigliarsi, nonostante tutto. La Germania nazista non la vogliamo vedere, nessuno può sorridere, nessuno può fare sconti. La ripudiamo e ne sentiamo tutto il peso e i sensi di colpa. In quella buia stagione il regista sa incastonare sapientemente i brillanti dell’età innocente dei bambini che, accecati e manipolati, sapranno tornare a comprendere, non senza averne subito il sacrificio della perdita. Ciò che tocca maggiormente le nostre corde, oltre alla maestria che ritorna nell’avere creato un doppio cinematografico che sembra sempre nuovo, attraverso l’alter ego dialogante con l’immaginazione del protagonista, Jojo, che quasi interamente per tutto il film lo rimprovera e lo tiene ingabbiato fino a divenire la stessa prigione di cui si libererà con forza, è la tenerezza. Quella totale tenerezza  che risiede nella fragilità del coniglio innocente e muto, incosciente e inerme, indifeso come lo è fra le braccia di un bambino, e che diventa specchio e simbolo della coscienza umana. Il simbolo del cammino per ritrovare ciò che di innato appartiene all’uomo, la libertà di potere scegliere da quale parte stare oltrepassando l’indifferenza, di alzare la voce contro e poter dire: io amo, la vita tutta, la mia e tutta la vita degli altri.

 

Adua Biagioli Spadi

(Diritti Riservati)

 

 


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