Il Presepe di Cristina 2015 – Emozioni

Il Presepe di Cristina – Anno 2015. Emozioni.

 

Un giorno di nebbia. Piumino, sciarpa, cappello. Così siamo vestiti oggi. Un giorno di fine Dicembre.

E’ freddo nella stanza del Presepe, proprio come freddo è il giorno del Natale.

Cristina ci attende, ma non solo noi, insieme accoglie la nostra voglia di meravigliarci di un evento che già è fatto nostro da quando siamo nati. E lei ce lo spiega.

Perché tutti i materiali che vediamo intorno, sono di riciclo, funzionali alla Sacra Rappresentazione. Niente si getta via, proprio come si dovrebbe fare nella vita con la vita.

Plastica dell’uovo, tappi di bottiglia, vasetti di yogurt, legno, radici, bucce di mandarino, funghi essiccati, cannucce, barattoli, fili di cotone, plexiglass, polistirolo, vecchi accessori, tegole rotte e tanto altro ancora. Cristina ci spiega, come ha creato senza un progetto studiato, un’ambientazione magica e originale, frutto di una creazione imminente e spontanea dell’anima, ogni volta diversa e più grande, completa di profondità e di insenature, di prospettive e di tunnel.

Partire da una stanza vuota e riempirla è contemplare il vuoto prima della nascita dell’opera d’arte,  contemplare il mare prima della nascita di Venere, contemplare la pagina bianca prima della poesia.

Intravedi il castello, in alto, in un angolo azzurro come la notte delle costellazioni. Costellazioni che gridano: l’infinito è in una notte. Il castello del vero, come le palme giù in basso, come Betlemme, come le rocce.

Ponti, tettoie, rivoli di silenzio, immagini sognate e sostanza che si fa cuore, che si fa meraviglia in una mangiatoia. E intorno la gente vive, ogni azione ricorda il quotidiano vivere, si stendono i panni, ci si affaccia alla porta di casa, si osserva il ruscello dal ponte, la Sacra Famiglia ci ricorda le azioni del mondo, come se ci aprisse le braccia, come se l’angelo seduto in alto, contemplasse qualcosa di grande che merita di elevarsi.

La neve è farina sui monti, i viali spogli risaltano l’aridità e dirigono ai terreni seminati, ai mulini e ai pozzi della vita.

E poi mi colpisce fra tutto il Tempio, un simbolo che sembra andare oltre l’azione umana: il templum (parte di cielo – e di terreno), il suo originario essere votato al culto, Tempio-custode del valore. Un’entità alta se aggiungiamo che “Quaranta giorni dopo la Natività, la Chiesa celebra la festa della Presentazione al Tempio di Gesù, ovvero, la festa dell’Incontro del Signore. È il momento in cui si conclude il tempo natalizio, rivelando il pieno significato del Natale”. (Cit).

Mi colpisce fra tutto, il Tempio: c’è qualcuno che non dimentica di osservare la Cometa, c’è qualcuno che non dimentica di pregare ancora questo mondo.

Forse è questa azione che oggi, non va dimenticata.

 

Adua Biagioli Spadi (Riproduzione riservata)


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