Experiences: Tempo mo-viola e destini per Bill Viola

Neppure un mese fa ho ‘provato’ l’arte esperienziale che Bill Viola, maestro della video arte contemporanea, ha magistralmente proposto a Palazzo Strozzi a Firenze, in un percorso espositivo che introduce così misteriosamente e allo stesso tempo così palesemente, il rapporto tra uomo e immagine, uomo e spazio-tempo, uomo e silenzio-suono e che riassumerei come una grande suggestione di vita. L’Arte, soprattutto alcune tipologie di arti, non si possono che viverle e provarle standoci dentro, quasi fossero vite parallele.

Inizierei a parlare di questo parallelismo vivificante e conturbante, esaminando la forza propulsiva del verbo ‘indagare’, soffermandomi su un pannello di video-arte che per plurime tematiche, maggiormente colpisce lo spettatore e che, proprio per questo, a differenza delle altre installazioni porta a riflettere con l’ausilio invisibile dei “non colpi di scena”.

Si tratta del video-performance intitolato “The Path” (Il Sentiero) – 2002. Pannello di grande portata esperienziale che ci richiama per primo alla tematica del mistero dell’umanità. Lo spettatore, seduto davanti al lento spettacolo del passaggio della vita, rivive o prova nuovamente a vivere l’esperienza del silenzio, del filo conduttore della nascita e della morte. Si domanda dove si dirige l’umano fiume, con lo sguardo pacato e in avanti, ciascuno dei personaggi rappresentati percorrono un sentiero dandoci l’idea dell’infinito vagare, con la propria valigia tra le mani, con i propri libri da leggere, con gli strumenti musicali sotto braccio o con gli utensili del lavoro quotidiano. Attraversano una foresta (che niente vieta di far ricadere il pensiero alla ‘selva oscura dantesca) che gioca la sua apparizione-sparizione fra luci e ombre, silenzio e suono.

Un grande pannello che ci traduce lo scorrere naturale del tempo in un’immersione affascinante e oscura: tutto va e procede, tutto attraversa e ci attraversa inesorabilmente.

Così tutte le opere rappresentate da Bill Viola, che pongono al centro del mondo l’uomo, con il suo destino e la sua sorte, l’uomo che si fa attraversare, quando da un sorriso in mezzo a palazzi dechirichiani, (The Greeting), quando da elementi naturali come l’acqua, che con la sua forza annega e ripulisce trasportandolo all’origine, quando il fuoco, che allo stesso modo arde e brucia tutto in una combustione dell’essere conducendo alla cenere del rimasuglio.

Protagonista è il genere umano, il predestinato che sembra conoscere o talvolta ignorare l’enigma a cui va incontro in una naturale quanto frastornante combustione della sua essenza, talvolta breve ed effimera.  Lo stesso uomo che lotta fino all’arresa davanti alla vista di se stesso, all’affacciarsi nel pozzo di una possibile verità (Surrender – 2001), proprio nel momento di una possibile comprensione.

Ed è lo stesso uomo che vive nella consapevolezza/inconsapevolezza del tempo, che quasi lo imprigiona in quattro mura, nella stanza assoluta del quotidiano, nella ripetizione degli atti domestici, nei lavori che si svolgono dentro la casa, che viene attraversato dai passaggi temporali del corso naturale del ciclo giorno/notte (Catherine’s Room).

La vita è una sequenza di momenti, di istantanee, di passaggi intermedi in cui è possibile soffermarsi nel raccoglimento e trovare quella sorta di spiritualità che ci permette di pregare.

Emblematica è l’opera intitolata “La Pietà”, che Bill Viola trasporta nella contemporaneità desertica evidenziando e mettendo in luce (attraverso colori essenziali come quelli del corpo dell’uomo emerso dalla vasca, per morire e risorgere nuovamente, e quelli poveri degli abiti delle due donne atte a riceverlo, in una composizione moderna fatta di attesa della passione e dell’amore materno) l’essenzialità dei valori umani immutabili al di là dei tempi.

Tutte le opere di Bill Viola sono riti estremi consumati nella contemporaneità che ci vorrebbe sordi, ciechi, disinteressati, frenetici, e talvolta cercano di evidenziare la sottile polemica di quello stile di vita che oramai ci è entrato nelle ossa alla stessa stregua di un Iphone.

Ogni rito, ogni azione, ogni “Nascita Capovolta” di Bill Viola non può che lasciarci con domande inquietanti che non trovano facili risposte risolutive, diventando anzi sconvolgenti, al pensiero di ogni possibile arresa umana.

Adua Biagioli Spadi

(Diritti Riservati)


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