Emanuele Martinuzzi con “Spiragli”- Raccolta di poesie illuminanti – Intervista

Ho il piacere di ospitare sul Blog il poeta contemporaneo Emanuele Martinuzzi, che ci parlerà di sè e dei suoi “Spiragli” la nuova raccolta di poesie uscita recentemente: domande interessanti ..risposte emozionanti! Leggetela perchè è interessantissima!

spiragli

Conosco Emanuele Martinuzzi dall’uscita del suo libro di poesie intitolato “L’Oltre quotidiano”. Rimasi colpita dalla visione sul vivere di questo poeta, autore del libro successivo  “Di grazia cronica”, ma già noto, e forse non tutti lo sanno, per le pubblicazioni di precedenti sillogi poetiche che con il tempo si sono susseguite (Polittico, Anonimi Frammenti, Nella pienezza del non). Mi piaceva che questo poeta stimato, rilasciasse il suo pensiero sul mio blog, e per questo ho scelto di fargli alcune domande proprio in merito al suo ultimo, ma non ultimo traguardo, con il recentissimo libro “Spiragli”, dal quale emergono veri e propri squarci illuminanti di un pensiero che si fa via via più marcato e sentito. Buonasera Emanuele, felice di averti qui e di ascoltarti. Vorresti innanzi tutto parlarci di com’è nata l’idea di questo libro e del titolo che hai deciso di dargli?

Emanuele: Questo libro, stranamente rispetto ai miei trascorsi creativi, non ha avuto idee o progetti che ne fossero premessa ideale o nel metodo. È nato come un temporale primaverile, nei giorni che hanno preceduto la Pasqua di questo anno. Dopo un lungo periodo di allontanamento dalla scrittura, di struggimento e confusione anche per questa mancanza inspiegabile, com’è sempre per chi scrive il cosiddetto blocco dello scrittore, ho avvertito l’urgenza di gettare sul foglio bianco delle emozioni e delle idee, senza il minimo filtro intellettuale o riflessivo. In tre giorni di scrittura “matta e disperatissima” si può dire sia risorto dai miei silenzi questa silloge, come un piovasco ha lasciato queste pozze sul candore delle pagine. Pozzanghere che sono gocce, frammenti, storie incompiute, cadute da non si sa dove, concise perché sussurrate, per lasciare il posto alla pagina bianca di esprimersi con tutto il suo carico di grida e infinito. Il titolo è venuto fuori da sé, con la stessa spontaneità e improvvisazione, ispirato da nuove atmosfere, nuovi incontri, nuovi spiragli.

Conosco in parte il tuo pensiero e so che le tue poesie sono un gettito di semi in un terreno che tu stesso definisci a volte arido a volte no. Vorrei per questo entrare nel vivo dei tuoi versi, che trovo abbiano un fascino particolare: so che la tematica del tempo è un percorso inevitabile e che ritorna in qualche modo, all’interno dei tuoi motivi e del tuo scrivere: come intendi la relazione tra poesia ed eternità?

Emanuele: La nostalgia è un sentimento che mi contraddistingue da sempre e spesso ha ispirato i miei versi. Nonostante si soffra per questa condizione in cui ci si rispecchia nella propria imperfezione e nelle proprie fragilità, desiderando un tempo di ritorno in cui niente ci aveva messo di fronte alla nostra caducità e a quella delle persone che abbiamo amato nella vita, la nostalgia è anche un sentimento che porta alla creatività, che ti spinge a guardare oltre i veli del tempo, oltre le illusioni di ciò che è finito e a spiccare il volo con slancio, che è spesso un volo di Icaro, verso un infinito e un oltre che non ci appartiene, ma che romanticamente avvertiamo nell’intimità del nostro animo. Credo che la Poesia sia per sua natura destinata ad essere le ali con cui chiunque può tentare di librare dal finito verso l’assoluto, dalla tenebra verso la luce delle cose. La Poesia non è l’eternità, ma è la guida che ci può portare verso ciò che sta al di là delle parole poetiche, è il Virgilio per la parte più recondita del nostro cuore.

Spesso, quando parliamo dello scrivere e dell’ispirazione, mi che hai parlato di periodi che richiamano in un certo senso quei ‘blocchi dello scrittore’ , come hai sopra accennato, che ci tengono in sospeso, in un percorso poetico che vogliamo portare avanti. A questo proposito, un tuo ‘spiraglio’, mi ha fatto molto pensare e lo vorrei riportare di seguito:

E i rintocchi

a morto mentre sfoglio

pagine nuove.

Dunque, tra un libro e la nascita del nuovo, qual è lo stato d’animo che senti maggiormente e quale il tuo rapporto con la pagina bianca e con il verso che tu affermi ‘rifuggire nudo”?

Emanuele: Molti di questi spiragli parlano proprio della poesia e della scrittura. Di come ho vissuto anche questa transizione da uno stile più riflessivo, costruito e meditato a un modo di scrivere di getto, teso alla semplicità e all’improvvisazione. La scrittura stessa mi ha traghettato verso questa nuova condizione in maniera automatica, inconsapevole, profonda. Le pagine vecchie hanno cambiato la loro veste in pagine nuove. Certo con lo stile che muta c’è anche un mondo che se ne va, quello sempre inevitabilmente, e i rintocchi a morto facevano da sottofondo a questa trasfigurazione. Il verso spogliato dei suoi abiti antichi rifuggiva nudo alla ricerca di una nuova forma. Tra un libro e l’altro in questo senso c’è sempre una sensazione di attesa, meraviglia e angoscia. Non ho uno stato d’animo però prevedibile e categorizzabile, perché non so mai se avrò altri doni in versi dalle muse o se l’ultimo libro scritto è l’ultimo mio contatto con l’amata Poesia.

Tu sai che io sono un’amante della natura, la amo perché ci sono cresciuta dentro, nel bene e nel male. So che anche tu hai un rapporto particolare con la natura, ti piace camminare, vivere e scovare luoghi nuovi e illuminanti che fanno bene all’anima.

A questo proposito, sempre dopo avere letto un tuo ‘spiraglio’ di luce che ho amato molto, mi viene da chiederti, come trovi che sia, dal tuo punto di vista personale, il legame tra elementi che simbolicamente sono vita e rendono la nostra più piena, quali acqua-terra-libellula. Ce ne vorresti parlare?

 

Emanuele: Immergermi nella natura o nei luoghi storici alla scoperta di momenti inesplorati o non so di precisamente cosa mi emoziona molto. Sul filo d’acqua/ discende agl’inferi/ la libellula. Questa credo sia la poesia a cui ti riferisci. Nel leggerla mi richiama subito la katabasis greca, la discesa agli inferi dell’eroe, che per conoscere sé stesso e il suo destino deve in un certo senso morire, andando nelle regioni più tenebrose a dirimere certe questioni rimaste irrisolte. Qua questa libellula, sospesa tra due stati, tra le altezze dell’aria e gli abissi dell’acqua, trova paradossalmente la sua discesa agli inferi. Lo stare in equilibrio è solo apparente a volte, mentre dentro invece vengono scavati abissi. L’acqua inoltre è nella letteratura e nelle religioni fonte di vita, proprio perché passaggio di morte verso la rinascita. Sto improvvisando, la brevità e cripticità di questi spiragli li rende malleabili a innumerevoli e personali interpretazioni e questo è il bello dello scrivere poesie, che anche non volendo assumono spesso un respiro universale. La natura poi è una biblioteca di simboli che ci insegna sempre qualcosa di nuovo.

 

Leggendo il tuo percorso personale e biografico, si apprende che oltre a essere recensore per Teatrionline, quindi amante del teatro, sei anche un amante dell’arte e della cultura in generale. Come senti e come vedi e in quale rapporto sta la preghiera con la poesia, e soprattutto come elemento che lega l‘io poetico’ alla tua visione della realtà?

 

Emanuele: Amo ciò che mi fa emozionare e mi stimola ad essere alla ricerca di qualcosa di sconosciuto diverso o meraviglioso, anche se non so bene cosa. La cultura non è il solo mezzo per raggiungere questo fine naturalmente, se per cultura si intende solamente ciò che è scritto, dipinto o scolpito. Si produce cultura con i gesti, con lo sguardo, con il silenzio perfino, in un modo diverso di intendere il produrre, non necessariamente con la creazione di oggetti fruibili da altri, ma con la propensione a dare senso e valore alle cose, alle persone e ai sentimenti. In questo senso anche pregare perché no, può essere una forma di poesia, di canto interiore, di ricchezza che nasce nel cuore ma si prodiga misteriosamente verso gli altri. Una semplice poesia lasciata in un cassetto per decenni o anche più, che in essa abbia saputo trattenere il cuore di chi l’ha scritta, della sua epoca, non solo fa cultura, ma fa anche la storia, indipendentemente se venga scoperta o meno. È fondamentale non solo ciò che fa rumore, che ha un eco immediato, ma anche ciò che germoglia piano piano, arricchendoci silenziosamente. Almeno mi piace pensarla così.

 

Come sei arrivato a scrivere una raccolta che racchiude sintetismo e allo stesso tempo capacità di dilatare il tempo anche interiore dell’uomo? Per te la poesia è elemento salvifico? Se sì,  in quali termini?

 

Emanuele: Qualsiasi effetto abbia questa raccolta di spiragli non so minimamente come abbia fatto ad ottenerlo. Ho solamente avuto lo stimolo di lasciare socchiusa una porta, che era chiusa da diverso tempo, e da lì sono entrate voci, soffi, figure, suoni, etc. A volte si fanno cose senza pensarci, apparentemente senza senso, che ci salvano in qualche modo. Scrivere un verso è una di quelle cose inutili, insensate, assurde forse, che però paradossalmente può salvarci dall’assenza di mistero nella nostra vita. La salvezza si trova spesso abbandonando le nostre riserve e le nostre paure per fare una cosa bella e semplice come aprire il proprio cuore e banalmente esprimersi.

 

 

Voglio farti una domanda piccante ma allo stesso tempo curiosa e interessante, partendo da una terzina che si legge nel tuo libro “Spiragli” e che cito:

 

Nei palmi delle

stagioni è rimasto

qualcosa di te.

 

Tre versi che definisco ‘parlanti’. Cos’è l’amore? Quali sfaccettature può avere l’amore per un poeta?

 

Emanuele: Dopo aver scritto questa poesia, rileggendola mi è venuta alla mente prepotentemente una foto che scattai a mio nonno negli ultimi tempi in cui era in vita. In questa foto era ritratto lui in campagna, mentre guardava teneramente un pulcino, custodito tra le sue mani. La scattai cercando di immortalare mio nonno in una espressione malinconica e tenera. Ripensando a quel momento effettivamente mi chiedo se qualcosa di lui sia rimasto nelle stagioni, che si susseguono senza sosta, e fanno diventare un bambino un vecchio e un pulcino un gallo. Certamente è una poesia che si presta a varie interpretazioni e tocca un tema che può riguardare una persona cara scomparsa, un amore finito, un sentimento del tempo, che ci mette di fronte alla caducità di tutte le cose. Vorremmo tutti che le stagioni avessero un luogo in cui ciò che per noi conta fosse preservato e non fosse in balia dell’autunno e dell’inverno. Questo forse è l’amore. Oppure è accettare con serenità che non sia così, guardando ad ogni attimo che passa come fosse infinito.

 

Dovrei definire i tuoi versi con molti aggettivi, perché più si leggono, più risvegliano e restituiscono quella bellezza tanto cercata, anche inconsapevolmente, nella quotidianità: li definirei candidi, profondi, luminosi. Dunque vorrei farti tre domande, che possono delinearci in qualche misura, la finezza del tuo scrivere e del tuo sentire la poesia:

Cos’è che ti commuove nel tempo che passa?

‘Rivelazione’: cosa significa per te questa parola e dove la trovi nella vita di tutti i giorni?

Cosa sono per te le ‘cicatrici’ e quale peso ha il ‘perdono’?

 

Emanuele: Devo ringraziarti per queste domande così complesse che rispecchiano sicuramente una stima immeritata nei miei confronti. Mi sento sempre impreparato a rispondere a domande che scavano così in profondità. Eppure lo scrivere poesie si pensa richieda introspezione e analisi. Però credo che nel mio caso la Poesia sia il frutto delle mie fragilità e della mia ingenuità, della mia voglia di aprire il mio essere imperfetto e farlo comunicare con gli altri. Quindi è più una debolezza fiera di sé che una forza. Detto questo proverò a rispondere, ammesso non l’abbia già fatto. Inevitabilmente tutto passa. Rispetto a questo fluire delle cose si può reagire con senso di commozione o rivelazione, anche se credo le due cose misteriosamente coincidano. Tutto è nuovo e tutto è allo stesso tempo sempre antico. Il passato, il presente e il futuro si toccano in una parola, che è la stessa che chiamiamo poesia. Da un lato si cerca sempre di trattenere in una mano il fiume dell’esistenza venendone spesso travolti, dall’altro ci si deve abbandonare a nuotare nelle sue imprevedibili acque. Cicatrice è ogni resistenza interiore al divenire, perdono l’accettazione di ciò che non è mai uguale a sé stesso come il rinnovarsi di un dono. Forse mi sono dilungato. Non so se ho saputo rispondere compiutamente, ogni risposta data ne sottende sempre un’altra più puntuale. Sicuramente mi sono emozionato nel farlo. Questo alla fine è ciò che conta.

 

Grazie Emanuele Martinuzzi per averci raccontato un po’ di te e per aver condiviso con noi quegli ‘spiragli’ che ciascuno porta dentro di sé. A presto, con le presentazioni a breve del tuo nuovo libro.

 

Seguite Emanuele Martinuzzi sul suo profilo Facebook e sul suo blog

http://andthepoetry.blogspot.it/.

 

Note biobibliografiche:

 

Emanuele Martinuzzi è nato nel 1981 a Prato in Toscana, dove vive tuttora. Da quando aveva dodici anni si dedica alla Poesia. Si laurea all’Università di Firenze in filosofia. Da qualche anno scrive recensioni teatrali per Teatrionline – il Portale del Teatro Italiano. È inserito in numerose antologie, tra le quali quella del Premio Mario Luzi, del premio internazionale San Domenichino, del concorso internazionale “Città di Pontremoli”. Nel 2010 pubblica la silloge “nella pienezza del Non”. Nel 2011 pubblica la silloge “Anonimi frammenti”. Nel 2012 ottiene all’unanimità il Premio della Giuria nella sezione Poesia al Concorso di Letteratura a carattere internazionale “Città di Pontremoli”. La poesia “Notte stellata”, si classifica al primo posto alla Mostra/Concorso “Amore per l’arte” edizione 2012, presso la Galleria Wikiarte di Bologna. È tra i primi firmatari del Metateismo, movimento artistico e culturale fondato dal Maestro Davide Foschi, costituito a Milano a fine Dicembre 2012. Nel 2013 pubblica la silloge “dopo il diradarsi, la nube”. Nell’ottobre 2013 è tra i dieci finalisti della sezione Poesia del Premio Letterario Internazionale “Città di Castello”, che può fregiarsi come prestigioso riconoscimento dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Sempre nel mese di ottobre 2013 partecipa ad un evento artistico e letterario di beneficenza e sensibilizzazione sulla violenza contro le donne, “l’Arte dice no!”, organizzato dall’associazione Doppia Difesa di Michelle Hunziker e Daniela Buongiorno presso il Centro Congressi della Provincia di Milano. Nel 2014 pubblica la silloge “polittico”. Nel 2014 ottiene il Diploma di merito al concorso letterario a livello nazionale “Nuovi occhi sul.. Mugello” per la poesia “Mugello”. Nel febbraio 2015 pubblica la silloge “l’oltre quotidiano – liriche d’amore”, edita dalla Carmignani editrice. A maggio 2015 è presente nel Catalogo d’arte, editoriale di Giorgio Mondadori, che codifica il Metateismo, a cura del Prof. Giammarco Puntelli. A giugno 2015 ottiene il secondo posto nella sezione libro di Poesia edito al Premio Letterario ed Artistico Internazionale Leonardo da Vinci “Scrittori e Artisti del Nuovo Rinascimento”, organizzato dal Centro Leonardo da Vinci di Milano. Sempre nel mese di giugno è nella rosa dei finalisti della XXVII edizione del Premio letterario Camaiore Proposta – Opera Prima “Vittorio Grotti”. Nel mese di novembre 2015 riceve l’onorificenza e il titolo di “Coordinatore Nazionale della Poesia Metateista” dal Maestro Davide Foschi, fondatore del Movimento internazionale del Metateismo per un Nuovo Rinascimento. Nel marzo 2016 pubblica la silloge “di grazia cronica – elegie sul tempo”, edita dalla Carmignani editrice. Nel maggio 2016 partecipa al Festival del Nuovo Rinascimento a Milano, una manifestazione ideata da Davide Foschi, organizzata dal Centro Leonardo da Vinci, con grandi testimonial come Pupi Avati, Adriano Pintaldi, Marco Eugenio di Giandomenico, Pasquale Addisi e tanti altri. Nel 2017 partecipa al progetto “Parole di pietra” organizzato dalla poetessa Sabina Perri che vede scolpita su pietra serena una poesia inserita nella raccolta “l’oltre quotidiano – liriche d’amore” e affissa in mostra permanente nel territorio della Sambuca Pistoiese assieme ad altri scrittori, poeti e uomini di cultura quali Francesco Guccini, Paolo Pasi, Sabina Perri, Daniele Locchi, Adua Biagioli Spadi, Marzia Carocci, Francesco Perri, Claudia Piccini, Leonardo Manetti e Marina Marini Danzi. Partecipa e organizza reading letterari ed eventi vari di promozione culturale. Cura il blog sulla poesia http://andthepoetry.blogspot.it/.

 

 

 

 

 


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