Dulcamara – Il dolce amaro di Mara Faggioli – Raccolta di poesie

Dulcamara – Il dolce amaro di Mara Faggioli – Raccolta di poesie – Ed Ibiskos Ulivieri

 

dulcamaraLa poesia tutto abbraccia e dona. Non è scontato sapere che in fondo ‘le stelle cadono’, ancor più raro è trovare chi abbia cuore aperto alla leggerezza della nuvola e pronto ad accogliere e a custodire, proprio ciò che è caduto, in un atto che è materno e pienezza di valori.  Il segreto è semplice, ci invita Mara Faggioli, artista impegnata e poetessa squisita,  ricordandoci alcune parole- vita de “Il Piccolo Principe” di Antoine De Saint Exupery, che ancora ci dicono che “non  si vede bene che col cuore”. Il mondo di Mara è ricco di sentimenti buoni e positivi che diventano affreschi di vita quotidiana , quelli del focolare acceso, in cui sedersi accanto per raccontarci storie, favole e un po’ di vita, un mondo fatto di preziosi e speciali vocabolari, quasi segreti intimistici e familiari, che a passo lieve si attraversano con il sentimento: sia quando l’autrice ci parla dei volti cari, sia quando si incentra sulla bizzarria del tempo, la sua capacità di nascondere ‘mezzo secolo nelle mani’ e insieme la proprietà unica di riuscire a sembrare sempre sovrapposto al presente: un tempo che è presenza accogliente, costante, velo di fata e carezza; quello stesso che ha mille volti, che smarrisce ma mai per sempre, non sfibra, non consuma nel suo crescendo consumare tutto.

Il trascorrere raccontato dalla poetessa è quello dell’amore, che se condiviso e unito, può salvare il mondo. Il sentimento è profuso nei luoghi dei ricordi, dei quali l’autrice sente colore e calore, tenerezza e segno di appartenenza, parte dell’essere e del solito respiro.

Il tempo si fa Pánta rheî, fiume, legame gemente che scorre, in cui ancora e ancora è possibile tornare per guardarci dentro, un dono che acquoso che riempie il mare, regalando vita e ricordo vivido, nella proprietà rispecchiante che gli elementi trasmettono in nome della conservazione del presente.

L’autrice-artista, ci apre lo sguardo a un ‘mondo verde’ intriso di quiete, che va oltre l’inganno, da cui l’ingenuità si lascia perdere e bleffare, ella osserva la vita sapendo stare in disparte, inosservata, constata i fatti, sapendo indossare oggettivamente l’abito del déjà-vu, perché la parola è la sola, a salvarci dall’oblio.

Mara Faggioli si serve sapientemente della parola (mi martella la mente/impaziente parola/la frase/il verso/che non vuol star dentro/esige carta e penna/ribolle/lievita/s’ingrossa/esplode!), ci scolpisce con i versi e con gli strumenti pungenti dell’arte ‘le Muse del Parnaso’, (ora Calliope, ora Erato), dissetanti, rigeneranti, salvifiche, in nome della verità profonda e umana delle proprie origini e forse, tenta di dare risposte, affinchè la speranza, possa trovare sempre e ancora,  un modo per restare malgrado le ingiustizie, gli odi, le indifferenze, attuali, che insanguinano il mondo. Giustizia, coraggio, onore riempiono il calice poetico della sua raccolta che si dedica, ed è dedita, a ciascuno ‘tra terra e cielo’, tentando di illuminare di luce un ‘oscuro millennio’ nel segno della dignità umana.

Mara ha un concetto poetico avvolgente che riguarda tutti: il suo pensiero è arsura di vita, giorno che poggia mano alla notte, che rischiara l’ombra in un ‘eterno danzare di Naiadi’, in cui la parola è capace di consolare ogni stanchezza, pronta a ritemprarsi nuova dopo ogni deposizione: come lei stessa scrive ‘restiamo nudo ramo’, analfabeti aperti a conoscere il mondo.

Le ultime poesie della raccolta, sembrano seguire il flusso tempo-fiume-pensiero, dedicate alle stagioni e ai mesi dell’anno solare, riportati uno a uno, quasi fossero persone od entità giganti, in una sorta di volontà di scandire ciò che sempre torna e vive: ora ‘è l’erba, sopra la balza, che trema’, ora ‘sorride il cielo nell’alba cristallina’; ora una ‘luce aggraziata cinge tutto con leggerezza di piuma’, ora quel ‘tutto si fa canto’ sfolgorante passo e cuore selvaggio.

A volte, ciò che appare finire, come la fine di un anno (Dicembre), ecco che invece, apre l’inizio a una nuova vita.
Adua BIagioli Spadi

(Diritti Riservati)

 

 

Mi martella la mente

Impaziente la parola,

                        la frase,

                                   il verso

che non vuol star dentro,

 

                        esige carta e penna,

ribolle,

            lievita,

                        s’ingrossa,

                                   esplode!

 

******

 

Gennaio

E’ Gennaio,

            l’aria gelida

trafigge l’ovattato silenzio

e punge il cuore,

non hanno ombre

i passi sul selciato

ed anche l’erba,

sopra la balza, trema.

 

*****

 

Ansanti, per le corse sfrenate sui prati,

mi corrono incontro i bambini

chiedendomi “pane”.

Di marmellata al profumo d’amore

                                               Lo spalmo.

 


2 Commenti

  1. Grazie, cara Adua! Una splendida sorpresa questa tua recensione. Ti ringrazio e te ne sono grata. È stato come ricevere una carezza sull’anima e in questo periodo ne avevo proprio bisogno! Ti abbraccio forte!

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