Dirupi e Molecole Nude – Poesie di Marina Atzori – Quando il domani diventa un’altra notte

Dirupi e Molecole Nude  – Poesie di Marina Atzori – Quando il domani diventa un’altra notte

 

molecole-nudeNon è un caso che Marina Atzori creda nella sensibilità delle persone e nella genialità che ciascuno si porta dentro, come non è un caso, che la sua raccolta di poesie si apra con la citazione del poeta Baudelaire per scandire “Il primo tempo” (Il nostro tempo) della prima sezione del libro. “E’ lì che sono stata/a un passo dal vuoto/ho sentito tutto/”:  si mette a nudo l’autrice affidandoci ciò che la sua anima racchiude. Lei ha sentito la positività e il suo rovescio, la nota in ombra incontrata nel percorso, la mancata promessa, il sangue farsi acqua e trapassare il valore aggiunto, i dirupi, vele lacerate e colpe che sono tutta una serie di “come”, e Marina ci ricorda, che “non servono ali per volare lontano e basta salire per vedere le stelle”.

L’autrice è consapevole che per salvarsi e ripartire occorre avere attraversato la paura, aver toccato un fondo che faccia da antidoto, e che alla fine quelle ombre ci saranno sempre, come gli spettri che vagano a pagare “oboli agli squali della terra”. E’ così che riesce a guardare in faccia quella realtà che non vorremmo vedere, né ascoltare, né sapere o conoscere, e che c’è anche quella realtà che fa “morire di stenti le operose api sui fiori muti”, eppure si può ancora pregare, riconoscere da quale parte stare, quella parte in cui regnano il bene e la pace: questi non si trovano nel frastuono, non hanno a che vedere con chi domina, né con chi fa risvegliare mostri. Occorre tornare al silenzio, sapere attendere “i limoni aspri e lisci” per pronunciare la parola che mancava, la parola mai detta, perché l’umanità è così, non si pronuncia, a volte per la fragilità e il timore che la goccia possa stravolgere il desiderio.

I versi di Marina Atzori pongono e offrono domande, ci fanno partecipi e ci fanno sentire in bilico tra la capacità di “essere stella” e di trovare ancora quel sapore di infinito che i poeti prima e come lei hanno cercato: ecco allora la sua capacità di rivolgersi alle grandi lontananze, ai  luminosi astri che ci rendono la misteriosità dell’esistere e la brillantezza dell’essere autentici. Quell’infinito non si raggiunge neppure con lo sguardo, per questo chi vuole scrivere, scrive parole per raggiungere le grandi lontananze che diventano piccole distanze, dandoci l’opportunità di sfiorarci come esseri umani.

Solo così si può varcare quel “Secondo temposempre nostro, che è quello delle molecole nude, in cui la caduta è piuma e la rinascita trova luoghi meravigliosi in cui prodigiosamente manifestarsi.

Grazie Marina Atzori, perché leggendo il tuo verso, tra ragni e tele, ci regali ancora ragioni per farci appassionare e dissolverci “tra quelle pagine di storie che sembrano di tutti ma non appartengono a nessuno”: siamo molecole nude, e un giorno tutti possiamo spogliarci, con coraggio, di quel passato fattosi pesante, per volare in alto.

Arriva per tutti l’ora di lasciare il nido.


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