Antonella Urciuolo – Cantante contemporanea in ascesa

Foto AntonellaCiao Antonella, come stai? Prima di iniziare a farti alcune domande sulla tua passione professionale, volevo chiederti, anche per far conoscere il tuo temperamento ai lettori, di parlarci di una pagina interessantissima, che gestisci da qualche tempo e che è presente sul portale del social Facebook : “Valdinievoleventi: la tua Agorà virtuale”. So che è seguita da tantissime persone, ce ne vorresti parlare? Com’è nata questa bellissima idea?

Antonella: ValdinievolEventi è un progetto nato dall’idea di utilizzare il mezzo semplice e diretto dei social per poter condividere con quante più persone possibile la mia intenzione di partecipazione, una partecipazione intesa come presenza in una piazza di condivisione, rispetto, racconto di storie che altrimenti non fanno notizia. È una piazza virtuale, ma molto molto reale che vuol elogiare la sensibilità, l’empatia, l’essere umani.

Passiamo dunque alle domande che vorrei porti. Per prima cosa vorrei sapere, quali sono le tue origini musicali e canore e qual è stato il tuo rapporto con la musica nel tuo percorso culturale e formativo?

Antonella: La musica per me risponde alla stessa necessità di cui parlavo prima per una cosa così diversa come è ValdinievolEventi: comunicare condivisione. Facendo al contempo un qualcosa di bello, di gradevole, di completamente mio. Per me cantare è prima di tutto interpretare, usando la voce come uno strumento con il quale mettere la mia personalità all’interno delle canzoni. Per questo canto sin da piccola, per questo cantavo studiando e cantavo mentre crescevo, e per questo tendo a cantare canzoni anche tra loro diversissime: dal classico napoletano, al lirico, sino al pop; canzoni con miliardi di visualizzazioni su Youtube ed anche pezzi che scopro con un’attenta ricerca del bello.

So che hai studiato diversi generi del canto moderno: sei rimasta legata a un genere in particolare, a quale genere ti dedichi attualmente? Come sono nati i tuoi progetti musicali?

Antonella: Sì, durante il mio percorso formativo ho incontrato moltissimi generi. Non posso dire di averne uno preferito, dipende dall’intensità, dal singolo pezzo, ed anche dal mio personale e momentaneo rapporto con quel pezzo. Mi è capitato di interpretare operette liriche, così come pezzi della tradizione, e poi canzoni pop e barre di rap. Non posso dire di avere un genere preferito, perché mi sembrerebbe di rinchiudere in questa scelta, in questa definizione la mia possibilità di interpretazione.

Vorresti parlarmi del tuo primo album musicale, “Le mie emozioni in musica”? Da cosa sei stata ispirata per la scelta dei testi e delle canzoni contenute all’interno?

 

Antonella: “Le mie emozioni in musica” è stato il primo album nel quale ho raccolto cover di brani famosi intervallando, e non è un caso, moltissimi generi diversi. Alcune di quelle interpretazioni sono diventate poi dei piccoli video ancora consultabili sul mio canale youtube, ed hanno raccolto decine di commenti e migliaia di visualizzazioni. Sono molto legata a quell’album, perché è stato il primo motivo per il quale sono andata in giro a presentare le mie intepretazioni, le mie capacità. Ho scelto i brani principalmente in base al loro valore per me, ed anche alle possibilità interpreative che mi fornivano.

 

 

Chi sono stati i tuoi insegnanti in musica e con chi ti sei trovata a lavorare, quale esperienza ne hai tratto dalle persone che hanno collaborato con te?

 

Antonella: La musica è stata per me l’occasione di incontrare persone straordinarie. L’insegnante alla quale sono rimasta sicuramente più legata è Sandra Lepore, del conservatorio di Napoli, la mia prima insegnante di canto nella mia città natale. L’incontro con lei è stato il momento nel quale ho scoperto la mia capacità comunicativa con il canto, la mia capacità di conoscere e far conoscere, condividere emozioni.

 

Hai mai pensato di inserirti in un gruppo tutto tuo o ti piace la figura solistica? Come vedi il solista nell’ambito della musica contemporanea oggi?

 

Antonella: Credo di esser sempre stata una solista più per necessità che per volontà. La necessità di essere libera, di seguire i miei principi creativi, la necessità di seguire i miei modi e i miei tempi. Questo non vuol dire che non pensi spesso alla prospettiva di un gruppo. Diciamo che, se ne capiterà l’occasione, trovo che l’idea sia affascinante, ma allo stesso tempo molto complessa. Vista più in generale, credo che nell’ambito della musica contemporanea intesa quella cosa molto grande che è la musica commerciale su larga scala la figura del solista vada per la maggiore per la sua più semplice vendibilità, e quindi per la maggior capacità di un one man show di entrare nel cuore, nelle abitudini e nelle menti di noi fruitori di musica. Anche se ci sono molte, bellissime eccezioni.

 

Hai una bellissima voce, ascoltando le tue canzoni ho notato limpidezza nel timbro e nella sonorità. A chi ti sentiresti vocalmente vicina e quali sono i cantanti o le cantanti che maggiormente ti coinvolgono di più o ti hanno coinvolto maggiormente?

 

Antonella: Oh beh grazie! Io ho sempre adorato voci capaci di trasportare emozioni, anche le più diverse tra loro. Ho sempre amato Giorgia, per esempio, che probabilmente è stata la cantante che mi ha fatto venir voglia di cantare. E poi il timbro rock e ribelle di Janis Joplin, l’eleganza e l’estensione lirica trasportata nel pop di Celine Dion, la composta bellezza della voce di Lara Fabian. Adoro il timbro stupendo e ineguagliabile di Andrea Bocelli, la britannica espressività di Adele e sono da sempre una fan dei Bon Jovi: fu un loro album il primo cd che ho comprato in un negozio di dischi vicino a piazza della Carità, a Napoli. Il faro della mia vita musicale, poi, è e rimarrà sempre Pino Daniele che con la sua arte varia, il suo timbro unico al mondo e la sua scrittura così estremamente poetica ha fatto della musica un vero e proprio miracolo espressivo. Poi ultimamente ascolto anche e soprattutto i testi, prima della voce, e per questo mi sono avvicinata al cantautorato italiano, a molto rap fatto bene che c’è in giro ora, e a molti crooner francesi e inglesi. Ascolto di tutto, e canto di tutto: la musica è una meraviglia comunicativa e umana tutta.

 

Dove ti sei esibita fino a questo momento, hai in mente di intraprendere un tour ancora più importante in futuro? Quali sono i tuoi progetti futuri? Intendi proseguire in questa strada bellissima che lega canto, musica e spettacolo?

 

Antonella: Ho avuto occasione di cantare in feste pubbliche e private, festival e – anche – presentazioni di arti varie nelle quali, con scrittrici e pittrici, mettevamo e mettiamo insieme le nostre capacità comunicative ed artistiche per coinvolgere il pubblico attraverso esperienze plurime ed empatiche. In futuro conto certamente di proseguire su questa strada, e magari di provarne molte altre.

 

 

Quali sono i tuoi ultimi lavori, in cosa si differenziano dall’album precedente? Pensi che presto uscirà un tuo nuovo e diverso lavoro?
Antonella: L’ultimo album che sto distribuendo è un minialbum che ho intitolato “Pensa” e che, per la prima volta, consiste in tre canzoni tutte e tre in italiano: “Pensa” di Fabrizio Moro; “Ti regalerò una rosa” di Simone Cristicchi ed “Esseri umani” di Marco Mengoni. Ho scelto queste canzoni e le ho combinate per dare un senso ad un lavoro che sto facendo sulla mia capacità interpretativa, cercando testi e idee che mi mettessero a disposizione materiale a tratti teatraleggiante, una materia viva che ho cercato il più possibile di far mia, riproducendola secondo le mie intenzioni interpretative di questo momento. Nel prossimo album tornerò probabilmente all’inglese, ma non c’è ancora niente di deciso del tutto.

 

 

So che conosci diverse lingue, ti piace cantare in lingua o preferisci la tua di origine?

 

Antonella: Per me le lingue straniere sono sempre state un superpotere, un simbolo di libertà, di contatto. Io parlo inglese e francese piuttosto bene, e riesco ad esprimermi anche in tedesco e – un po’ – pure in russo: le lingue sono sempre state la mia estensione, le ho sempre imparate con poco sforzo. E mi trovo quindi bene a cantare in lingua straniera. Ultimamente, come ti raccontavo prima, ho sperimentato molto italiano, ed ho anche cantato in dialetto napoletano.

 

Tra i brani che canti, qual è quello che preferisci cantare e in cui ti ritrovi e qual è quello che ti ha creato più problematiche a livello professionale? Pensi che sperimenterai altro?

 

Antonella: Difficile scegliere, difficile racchiudere in un “il mio brano preferito è…” il mio rapporto con le canzoni e con i pezzi che ho avuto il piacere di interpretare: ognuno è stato il frutto di una scelta, di un incontro, e di una intenzione emozionante e comunicativa. Ognuno è importante, quindi, nessuno escluso. Così come ognuno è difficile, perché interpretare un brano è sempre una responsabilità, è “prendere in prestito” la scrittura e l’interpretazione di qualcuno per rendere quel messaggio, quell’idea un qualcosa di mio, e quindi di diverso, di personalizzato. Trovo sempre complesso quindi fare questo lavoro, complesso in quanto carico di responsabilità verso chi ha scritto quei brani e verso chi mi ascolterà: ogni intepretazione è una possibilità: non voglio sprecarne neanche una…

 

Grazie ad Antonella Urciuolo, per essere stata qui oggi, le auguro di proseguire con i progetti artistici e un meritato successo, a presto.

 

‘Interviste per voi’ – Adua BiagiolI Spadi

 


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